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giovedì 17 gennaio 2013

Speciale "Strega" di Remo Guerrini: dal libro alla realtà

Buon pomeriggio e bentornati nella mia Foresta Incantata!
Come vi avevo promesso ieri, oggi vi porto alla scoperta di un libro, "Strega" di Remo Guerrini, e della città in cui è ambientato, ovvero la mia amata Triora. In questa sede non ho intenzione di riportarvi la trama e tutti i dettagli del libro, per chi se li fosse persi e volesse saperne di più e se siete interessati alla mia recensione pubblicata qui sul blog proprio ieri lascio un link di riferimento: 

Come funzionerà questo piccolo speciale? E' molto semplice: ho scelto per voi alcuni passi del libro in cui emergesse la vera anima di Triora e siccome sono abbastanza vicina a questo affascinante paesino dell'entroterra ligure, mi sono avventurata sui monti armata della mia amica Pentax e ho scattato le foto ai luoghi di cui si narra nel libro per farveli vedere e renderli più vivi a chi, come me, ha letto o si appresta a leggere questo romanzo (l'unica foto di cui non sono autrice è la prima).
Vogliamo cominciare allora? Siete pronti? Perchè stiamo per fare un viaggio indietro nel tempo, e più precisamente nel 1587...

[...]"il viottolo svoltò e ci trovammo fuori dal bosco, e altissima sulla montagna dirimpetto, nera contro le nuvole di un temporale in arrivo, per la prima volta in vita mia vidi Triora." (p. 48)


[...] "alla fine eravamo arrivati in cima, anche se Triora era in realtà anche il punto di partenza per salire ancora più in alto [...]. Come descriverla? Da lontano sembrava solo una cresta dentata, un grumo di pietra e ardesia. Più da vicino era se mai un merletto grigio: le mura della cinta si alzavano e si abbassavano seguendo il terreno, in cima a una gradinata di terrazze  e di fasce che salivano dalla valle come lo scalone di un gigante. All'interno delle mura, poi, le case si accatastavano una nell'altra, e quando un viottolo le separava in basso, allora si univano fra loro più in alto, con arcate di mattoni e di sassi. Il paese aveva un aspetto solido, compatto, sembrava voltare le spalle al mondo - dal quale potevano venire solo rogne e vento gelido - e si avvolgeva intorno ai vicoli che s'infilavano dentro, entravano nelle case, si aprivano all'improvviso in loggiati e piazzette, e tornavano a immergersi nel buio dei sottopassi, in un continuo saliscendi che il sole riusciva a illuminare soltanto sul mezzogiorno." (p.69)
"Ero pieno di curiosità. La strada dove ci stavano conducendo era chiamata Sambughea, anzi, tutta la parte inferiore del borgo portava quel nome perchè [...] l'anno che era arrivata una peste più feroce delle altre, là in basso erano morti quasi tutti, e i malati che non si decidevano a farlo erano stati murati vivi nelle loro spelonche mentre ancora deliravano. Per quasto una via, lì dietro, era stata anche battezzata Ca' Murata. Più tardi, sui balconi rosi dal gelo e nelle case svuotate, erano cresciuti i sambuchi.
La Sambughea


La Sambughea

Via Ca' Murata
Ovunque architravi, sovrapporte e stipiti sembravano appena usciti dalla bottega di un maestro scultore.
 
Mi sarei reso conto più tardi che quell'ardesia e quei sassi rappresentavano più di ogni altra cosa il legame con il passato, come fossero state radici di pietra che affondavano dentro al monte. Al centro di più di un'architrave un'incisione in gotico, IHS, stava a ricordare il passaggio, più di cent'anni prima, di Bernardino da Siena e il suo grido: Iesus Hominorum Salvator. Ma c'erano anche Angeli dell'Annunciazione e teste di leone, stemmi crociati della Repubblica e serpenti di mare, spighe di grano e scene del Santissimo Sepolcro.

Come altrove si semina orzo o grano, mi pareva che a Triora si seminassero pietre, e i ruderi e i sassi dei monumenti diroccati servissero a far nascere e crescere altre mura, come se la roccia fosse una cosa viva e potesse far germinare altra roccia."
(pp.70-71)
Un rudere non distante dalla Cabotina
Il viaggio alla scoperta dei luoghi del libro continua, ma da qui in poi sarò io a raccontarveli, visto che nel libro non ho trovato altri passi da riportare.
Uno dei luoghi citati più di frequente, è il Forte di San Dalmazzo, in cui le donne venivano incarcerate e torturate e dove trascorrevano i peggiori momenti della loro vita. Oggi di quel forte restano solo i ruderi, ma le sue pietre gridano al cielo una storia oscura, una storia che forse persino gli abitanti di Triora hanno voluto cancellare, tanto che la struttura è oggi lasciata nel completo abbandono, infestata da piante rampicanti che pian piano stanno inglobando la costruzione e nutrendosi dei ricordi ormai sbiaditi. Il Forte di San Dalmazzo è spettrale e misterioso, basta guardarlo per sentire un brivido che scorre lungo la schiena.

Forte di San Dalmazzo

Forte di San Dalmazzo

Targa posta sulla Chiesa di San Dalmazzo
Allontanandosi dal quartiere di San Dalmazzo, poco sotto il borgo vi è una chiesetta molto piccola che viene citata alcune volte nel libro, soprattutto per quanto riguarda la cerimonia della trebbiatura. Sto parlando della chiesa di San Bernardino, che vanta un affresco attribuito a Canavesio rappresentante un Giudizio Universale molto particolare e quasi... cruento: streghe squartate da demoni, bambini rinchiusi in un limbo circondato da esseri demoniaci, arti spezzati e chi più ne ha più ne metta. Voleva con ogni probabilità essere un monito agli abitanti del paese delle streghe, dove chi infraneva la legge divina veniva punito.


Torniamo ancora una volta in paese e, proprio al centro, possiamo ammirare il fulcro della cittadina: Piazza della Collegiata, sulla quale sorgono la Collegiata dell'Assunta, più volte nominata all'interno del libro, e nel quale l'Inquisitore Dal Pozzo tenne il suo discorso contro le streghe che infestavano il paese come un morbo. A fianco alla chiesa, sorta su un antico tempio pagano, c'è Palazzo Stella, presso il quale la protagonista Battistina lavorava. Palazzo Stella era di proprietà di una delle famiglie più influenti di Triora e vi abitava Isotta Stella, anziana e presunta strega, vittima dei processi del 1587. Oggi il palazzo è in via di ristrutturazione perchè al suo interno ospiterà il Museo della Stregoneria, motivo per cui non sono riuscita a fotografarlo.

Collegiata dell'Assunta e Piazza
Stemma di Triora sul pavimento della Piazza
Allontanandoci nuovamente dal centro del paese, troviamo altri tre luoghi importanti per la storia di Triora e per il romanzo. Sto parlando ovviamente della Cabotina, luogo che si credeva infestato dalle streghe e dal diavolo, motivo per cui era evitato dalla maggior parte dei trioresi, e posso assicurarvi che le cose non siano tante diverse oggi da allora. Imboccando una via tutta in salita, si giunge ad altri due punti di interesse: il Castello e il Cimitero. Del primo oggi non ci restano che poche pietre accatastate l'una sull'altra, ma un tempo era un edificio di potere e di rappresentanza, uno dei cinque forti della città. Anche il cimitero un tempo era un forte e vi si eseguivano le pene capitali.

La Cabotina
 
Le vestigia dell'antico castello


Il cimitero



Siamo giunti al termine di questo viaggio, spero tanto che questo speciale vi sia piaciuto e che i miei scatti, seppur non particolarmente belli, possano rendere giustizia alla magia di Triora, un paese che amerò sempre, e che possano esservi utili durante la lettura del libro.
Un magico saluto a tutti e a presto!


8 commenti:

  1. Abbiamo letto e amato Strega. L'itinerario da te delineato è davvero emozionante. Fa un certo effetto vedere queste immagini dopo aver letto il libro! :)

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    1. Grazie! Sono contenta che questo post sia servito a qualcuno, il mio intento era proprio quello di far conoscere Triora ai lettori del libro per rendere le vicende narrate ancor più vive e reali =) sono contenta di avercela fatta, temevo di non riuscire nell'impresa xD

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  2. Che lavoro stupendo che hai fatto Milly!
    Davvero complimenti per le foto, l'articolo e le citazioni!

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    1. E' bello sapere che faticare così tanto per scrivere questo post è servito a qualcosa =) grazie per i tuoi complimenti Enrico! =D

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  3. Ma che meraviglia queste immagini! Attraverso la tua macchina, Triora sembra ancora più bella di quello che già è! Brava Mirial, brava davvero, ottimo post! Abbracci!

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    1. Grazie Pigmy! Sono davvero contentissima che ti siano piaciute le foto e il post =) grazie per essere passata, un bacione =)

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  4. Ho sempre immaginato nella mia mente i luoghi del libro, e da tanti anni ho il desiderio di andare a visitare Triora, ma ancora non sono riuscita. Il tuo meraviglioso post ha ovviato a questa lacuna ed è bellissimo visitare (anche se solo virtualmente) i luoghi del libro!
    Hai avuto un'idea eccezionale, complimenti!

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    1. Grazie mille! *_* era proprio questo il mio intento, e sono contenta di esserci riuscita =D Non c'è niente di più bello per un lettore che riuscire a vedere con gli occhi quello che si è visto con la fantasia =)
      Grazie per essere passata e... benvenuta sul blog! =)

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