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lunedì 28 gennaio 2013

2 ^ tappa Blog Tour: "In Nomine Patris" di Davide Truzzi


Buonasera a tutti voi!
Come annunciato ieri, oggi il mio blog è ospite della seconda tappa del Blog Tour dedicato al libro di Davide Truzzi, "In Nomine Patris". Per leggere la trama del libro e tutte le informazioni ad esso correlate, vi rimando al mio post di presntazione, potete accedervi cliccando qui.

Se avete perso la prima tappa del Blog Tour, non preoccupatevi, c'è sempre tempo per rimediare! La trovate sul blog My Secret Diary gestito da Arwen, potete accedere al post cliccando qui.
Per quanto riguarda le tappe che seguiranno la mia, vi riporto qui di seguito il calendario degli appuntamenti:

3^ tappa: Club Urban Fantasy 4 febbraio
4^ tappa: Over the hills and far away 11 febbraio
5^ tappa: Il Pozzo dei Sussurri 18 febbraio
6^ tappa: La libreria incantata di Selene 25 febbraio
7^ tappa: I mille e un libro 4 marzo
8^ tappa: Storie dentro storie 11 marzo

Nel caso siate interessati, potete anche dare un'occhiata alla pagina Facebook del libro di cui vi lascio il link: https://www.facebook.com/InNominePatrisBook
Ebbene, dopo tutti questi convenevoli, do finalmente il via al racconto, scritto da Davide Truzzi,  intitolato...
L'ultima ora di Ullr

Eccola, è lei. La riconoscerei tra mille.
Per quanti anni non ho potuto vederla. E sanno gli spiriti dove l'han tenuta per tutto questo tempo, quegli animali senza rispetto. Guarda che scempio: la punta ha perso il filo, la lama sta fiorendo di ruggine, e quant'è screpolato il cuoio dell'elsa, rosicchiato da qualche bestiola. L'avranno gettata in un angolo umido come un rottame, senza nemmeno cospargerla di grasso.
Avrebbe bisogno d'un buon fabbro e della sua fucina, solo il fuoco potrebbe aiutarla a tornare ai vecchi fasti. Purtroppo, però, dovrà accontentarsi delle mie mani. Avanti dunque, senza perdersi d'animo: pietra, acqua e argilla, uno straccio asciutto. È ora di toglierle di dosso il lerciume, deve tornare a risplendere prima che sia l'ora. Se non lucida, almeno lucente.
Buttata e dimenticata, come han fatto con me. E ora anch'io come lei sono avvolto dalla ruggine e dalla muffa, proprio com'era nei piani del tiranno.
Ma benché io sappia d'essere ancora quello di allora, non posso scrollarmi di dosso questi anni con qualche vigorosa strofinata, come posso fare con la sua lama.
Fende ancora l'aria come ai bei tempi andati, eppure non la ricordavo così pesante. Un tempo le mie braccia erano tutt'uno con questo ferro, ma hanno quasi dimenticato la loro destrezza. La loro fibra è affievolita, e quanto sarà rimasto della mia forza? Non certo di quella con cui ho scaricato le merci dalle navi per guadagnarmi il cibo in questi anni bui, ma quella che c'era prima, quando sapevo rivoltare un campo di battaglia brandendo questa lama, che mi rimetteva in piedi dopo qualsiasi ferita, che mi spingeva oltre il dovere, oltre l'onore, fino alla gloria.
La gloria. Sarà anche sepolto l'onore, avrò forse perso le braccia da cavaliere, ma non v'è regnante né umiliazione capace di cancellare la gloria. Essa dorme, pazienta, e alla fine torna alla luce.
Non ho tempo di fare meglio. La pietra le ha tolto la ruggine, ma ha lasciato i graffi. Poco tempo per sabbia e argilla, resterà segnata in questo mondo. Ma ora riflette la luce dell'immobile meriggio, e sarà abbastanza perché possa testimoniare la mia potenza di fronte al despota e ai suoi servi senza dignità.
Lo Spirito incarnato di Ktà mi accompagna, mi ha ridato i miei diritti: potrò sollevarla ancora, urlare la mia potenza in faccia agli ignobili vigliacchi che quasi mi cancellarono dalla storia. Solleverò la mia grande spada al cielo, di fronte a tutti, per l'ultima volta. Questa spada non ha bisogno di rispendere come fosse nuova, per scaldare gli animi del popolo che mai ci ha dimenticato, e che solo per paura ci ignora di fronte alle insegne nemiche.
La guerra sapevamo ch'era persa già dalla battaglia sull'altura di Hum, e io l'ho persa due volte: quando per ferite caddi sul campo e quando il mio orgoglio dovette cedere alle minacce. Ma ciò che ho fatto allora, la difesa di quei confini, delle città e delle genti dalle razzie e dalle violenze, è un innegabile merito mio e dei miei camerati, vivi o morti che siano. Io non abbasso gli occhi di fronte a nessuno, tanto meno lo farò di fronte a questo infame usurpatore.


4 commenti:

  1. grazie mirial per aver ospitato una tappa di questo speciale :D

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  2. Grazie mille per le tue parole cara! Va già un po' meglio! Oggi ho provato a fare un breve tragitto in macchina e nonostante la tensione ce l'ho fatta!

    Non ho capito, questo racconto l'hai scritto tu? E' davvero intrigante!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Figurati, sono contenta che ti senta meglio =)
      No, lo ha scritto l'autore del libro ^^ Mi sa che devo essermi dimenticata di scriverlo, o meglio l'ho dato per scontato. Rimedio subito ;)

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