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domenica 6 maggio 2012

Fiabe dal Mondo # 5: Italia



Buona domenica, carissimi lettori! Aumentate a vista d'occhio e io sono felicissima di accogliere i vostri occhietti curiosi in questo mio piccolo spazio incantato =)
Vi ricordate che oggi è la prima domenica del mese, vero? E ogni prima domenica del mese io ospito sul mio blog una persona speciale... di chi sto parlando? Ma di Menestrello, naturalmente, il nostro abile cantastorie!
Ma bando alle ciance, ormai lo conoscete e sapete che non ama che gli si rubi la scena, dato che ha già così poche occasioni per narrarvi le sue magiche fiabe ^^



Buongiorno, Dame e Cavalieri che vi trovate in queste contrade incantate.  La storia che vi narro quest'oggi parla dell'amore di un padre e di un magico anello che cambiò per sempre la vita di una semplice famiglia...
 
In tempi assai lontani, quando i luoghi che oggi calpestiamo erano ancora cperti di selve e abitati da lupi, gnomi e folletti, in una capanna al limitare della foresta viveva un pover'uomo. La capanna era fatta di grossi tronchi, con le fessure ricperte di tenero muschio; anzichè la porta c'era un cancello di rami d'abete. All'interno c'era una sola stanza, con un giaciglio fatto di muschio ricoperto da pochi cenci. La capanna appariva oscura e triste, eppure dentro vi splendeva il sole anche nei giorni più foschi, perchè vi dimorava la felicità. L'uomo aveva sposato una povera ragazza e la giovane coppia si era stabilita là, nel cuore del bosco, con qualche pecora e qualche capra. Vivevano felici e contenti, il gregge aumentava e fin dal primo anno l'uomo dovette lavorare a un nuovo mobile che gli diede molto da pensare: una culla. Ne costruì una molto robusta, e aveva fatto bene, perchè non appena il primogenito cominciò a muovere i primi passi arrivò un nuovo bambino, e così via finchè la casa una volta solitaria  e muta fu animata dalla gaiezza di sei bambini, tre maschi e tre femmine. L'uomo poneva nella famiglia tutta la sua felicità e per essa si affaccendava da mattina a sera.
La felicità abitava in quella dimora, ma ad un tratto scomparve e lasciò il posto alla sventura. Alcuni capi del gregge scomparvero in modo inspiegabile, seguiti da altri in numero sempre maggiore. L'uomo pensò che si fossero smarriti e ancò a cercarli per i boschi e nei precipizi, ma invano. Quando tornò, trovò in casa la sventura e l'angoscia. il maggiore dei suoi figli era scomparso. Il pover'uomo cercò prima intorno alla casa, poi più lontano: nelle macchie, nelle selve, nelle gole. il suo richiamo risuonava per tutta la valle, ma mai nessuno rispose. Tornò a casa e questa voltà scoprì con immenso dolore che anche la prima delle bambine era svanita nel nulla. Moglie e marito li cercarono invano, e il terzo giorno scomparve un altro maschietto. Ormai gli sventurati non cercavano più, perchè avevano capito che le loro disgrazie erano dovute a qualche maleficio. In fondo alla valle dimorava in quei tempi un vecchio eremita. La fama della sua santità e del potere che aveva contro le streghe, gli gnomi e i folletti era nota in tutta la regione. Lo sventurato padre, nella sua disperazione, ricorse all'eremita, il quale, udita la storia, gli disse: "I tuoi bambini sono stati rapiti da uno gnomo, il quale vuole che custodiscano il suo gregge." L'eremita prese un libro antichissimo con una testa di morto sul frontespizio, una striscia di pergamena e una penna di corvo. Versò in una boccetta del sugo di more e sfogliò a lungo il suo libro, cercando. Finalmente trovò ciò che stava cercando e intinse la penna nel sugo di more e trascrisse sulla pergamena una formula che avrebbe bandito lo gnomo, permettendo così al pover'uomo di riavere i suoi figli indietro. L'operazione gli costò tanta fatica, poi diede all'uomo il pezzo di pergamena e gli disse: "Prendi. Allo spuntare del giorno cerca una lucciola. Quando i primi raggi del sole baceranno il tetto della tua capanna, libera la lucciola e seguila. Il suo volo ti guiderà e tu troverai i tuoi bambini e il tuo gregge. Affronta senza timore il perfido gnomo, poichè egli sarà in tuo potere. Al dito mignolo della mano sinistra tiene un anello: prendiglielo. Finchè lo porterai, la fortuna sarà con te; se lo lascerai in eredità, lascerai un prezioso talismano e la sua virtù magica si trasmetterà a tutti gli anelli simili a quello che siano toccati tre volte con esso al lume della luna."
L'uomo si congedò dall'eremita, ma prima gli chiese cosa poteva dargli in cambio, visto che lo aveva aiutato. La risposta dell'eremita fu la seguente: "Stolto! Non mi potresti dar nulla, neppure se fossi più ricco dell'imperatore. A me non manca niente: ho per madre la contentezza, per padre l'orgoglio, per moglie la sobrietà, per sorella la gioia di vivere. La virtù è mia cognata, la saggezza è la mia amica, e la fortuna la mia nemica perchè è ingannatrice."
Comprendendo che l'eremita non poteva essere ricompensato, l'uomo lo salutò e ripartì. 
La mattina seguente, impugnò una pesante accetta e si munì di un lungo bastone, portò con sè la pergamena dell'eremita e poi andò in cerca di una lucciola. Seguì tutte le istruzioni che gli aveva dato il vecchio uomo e a metà della giornata giunse in una grande e meravigliosa valle, dove il suo gregge pascolava, sorvegliato dai tre figli scomparsi. La lucciola brillò sempre più forte e si ingrandì, prendendo l'aspetto di una graziosa fanciulla dai capelli dorati, dagli occhi color del cielo, dalle guance color di rosa e con le labbra simili al fiore di un melograno. 
Era una silfide e disse: "Laggiù, sotto quell'abete, dorme il nostro nemico. A te ha rapito i figli, a me una xarissima sorella: vendicaci entrambi, poichè tu solo hai potere su di lui.Taglia un tronco d'albero e chiudici dentro la barba dello gnomo, poi portagli via l'anello e lascialo in trappola. Dunque, salva i tuoi figli." Detto questo, la silfide svanì.
L'uomo prese l'accetta e spaccò il tronco di un albero e vi intrappolò lo gnomo come gli era stato suggerito. Ed ecco che quello iniziava a supplicare: " Se mi lasci andare ti darò un blocco d'oro grande come tutta la tua casa! Nel tuo ruscello scorrerà il vino più prezioso!" e cose simili a queste, ma l'uomo non si lasciò impietosire. Gli tolse via l'anello e prese in braccio i suoi amati figlioletti e insieme tornarono a casa, dove la mamma li attendeva a braccia aperte. Lungo la strada di ritorno l'uomo canticchiava insieme ai suoi bambini le strofe della canzone dell'anello che l'eremita gli aveva scritto sulla pergamena, dopo di che vissero per sempre felici e contenti.

Più di un prezioso e fulgido gioiello,
porta fortuna, il piccolo anello.
Chi l'anellino tiene in giusto onore, 
serberà fede al suo promesso amore.
L'anellino conserva la virtù,
nel puro cuore della gioventù.
Chi l'anellino con cura serberà
dalla sorte colpito non sarà.
Se vuoi dall'anellino aver fortuna,
portalo sempre, al sole ed alla luna!

4 commenti:

  1. Ciao Mirial ... quando hai tempo passa al Rifugio c'èun premio per il tuo blog http://ilrifugiodeglielfi.blogspot.it/2012/05/ancora-premi.html

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  2. Ciao Mirial passo di qui per dirti che ti ho lasciato anche io una sorpresina sul mio blog ^^
    http://senzanomesenzatitolo.blogspot.it/2012/05/quello-che-avrei-dovuto-fare-prima-3.html

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  3. Ciao Mirial Passavo da queste sentiero
    ^____^ un soffio di rugiada Lady Shadow

    RispondiElimina

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