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mercoledì 19 marzo 2014

Recensione: "Il Meraviglioso Mago di Oz" di L. Frank Baum


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Passo di qua per recensirvi un libro che non ero mai riuscita a finire di leggere prima di qualche settimana fa. Sto parlando di un classico della letteratura per l'infanzia che tutti voi conosceranno, e cioè "Il Meraviglioso Mago di Oz".
Eccovi qui dunque la mia recensione.



Autore: L. Frank Baum
Editore: Mondadori
Collana: Oscar Junior Classici
Pagine: 190
Prezzo:  9,50 euro

Trama: Dorothy vive nelle praterie del Kansas insieme al suo cagnolino Toto. In seguito a un ciclone che la trascina lontano, si ritrova in un paese davvero strano, popolato da bizzarri personaggi: lo Spaventapasseri, il Boscaiolo di Latta, il Leone Vigliacco... In loro compagnia la bambina va alla ricerca del Grande Mago di Oz, cui ciascuno chiederà di esaudire il proprio desiderio più grande: un cervello per lo Spaventapasseri, un cuore per il Boscaiolo di Latta, il coraggio per il Leone Vigliacco; la piccola Dorothy desidera solo far ritorno nel Kansas.

Voto:
Recensione
"Il Meraviglioso Mago di Oz" è forse il libro che mi ha iniziata alla lettura. Da bambina me ne leggevano alcune parti le maestre alla scuola materna e io ne rimasi del tutto affascinata, tant'è che me lo feci comprare dai miei genitori, pur non sapendo ancora leggere, per poter rivivere a casa, tramite la voce della nonna, le avventure di Dorothy che tanto mi affascinavano a scuola. Non vedevo l'ora di imparare a leggere per poterlo divorare con i miei occhietti curiosi di bambina, stranamente però, per quanto lo amassi, non sono mai riuscita a concluderne la lettura, così poche settimane fa ho deciso di riprenderlo in mano e leggerlo con calma e lucidità. Sorpresa delle sorprese, il libro non era esattamente come lo ricordavo e per certi versi mi ha un po' delusa, ma andiamo con ordine.
Illustrazione di Charles Santore
Il linguaggio usato dall'autore è molto semplice, tanto che lo stile della narrazione risulta quasi impersonale. I dialoghi sono, ahimè, poveri di contenuti, spesso banali, inutili e talvolta persino ridicoli, come del resto accade anche in alcune scene narrate. Un esempio: all'interno della storia capita più volte che un membro della compagnia si perda o rimanga indietro, ma nessuno sembra preoccuparsi troppo della cosa. L'autore non si sofferma a spiegare il dispiacere per il compagno smarrito e questo rende tutto inverosimile. Qualunque bambino rimarrebbe spiazzato e dispiaciuto, ma Baum risparmia sulle emozioni dei personaggi. Io stessa sono rimasta quasi indignata per la superficialità di queste scene, e non è giustificabile il fatto che si tratti di un romanzo per bambini; questi ultimi infatti apprendono e partecipano a quello che li circonda solo se c'è un forte coinvolgimento emotivo. Spesso ho notato una scarsa attenzione all'uso di alcuni termini da parte dell'autore, che non sembra pesare le parole su una bilancia e dà l'impressione di sceglierle distrattamente. Volete un esempio? Capita più volte che all'interno della storia i protagonisti parlino del Leone; si ritrovano dunque a definirlo "vigliacco" in un modo che sembra dispregiativo. Lo stesso Leone dice di esserlo, è vero, ma l'autore avrebbe potuto trovare dei sinonimi più eleganti per far ribadire il concetto dai suoi personaggi.
Altro appunto non meno importante che mi sento di fare per quanto riguarda il linguaggio, è che ho trovato in questo romanzo un certo gusto per il macabro che mi ha un po' infastidita: streghe schiacciate da case volanti e poi polverizzate, o ancora sciolte, liquefatte. Teste mozzate che rotolano sul pavimento vicino ai piedi dei protagonisti, corpi amputati e menomati in modo alquanto improbabile... insomma, mi stupisce non poco la poca attenzione dell'autore, soprattutto perché il lettore, giovane o adulto che sia, non si aspetterebbe mai questo genere di scene in un romanzo che ha sempre usato toni pacati, felici e quasi idilliaci!
Per quanto riguarda invece le descrizioni, esse sono dettagliate e precise; Baum crea un mondo meraviglioso e dà vita a situazioni molto fantasiose, che non manca di descrivere con minuzia.
Immagine tratta da Deviantart
I personaggi sono forse la vera nota dolente di questo piccolo romanzo. Purtroppo, nonostante ci fossero tutti i presupposti per creare dei personaggi indimenticabili, Baum non sa far scoccare la scintilla dell'affetto. Tutti i personaggi, dal primo all'ultimo, sono insipidi e privi di carattere; per tutta la durata della storia ho avuto come l'impressione che fossero sagome di carta che si muovevano meccanicamente, senza un vero perché. Non c'è sentimento in questo romanzo, Baum non sa emozionare, non sa rendere partecipe il lettore delle (dis)avventure dei personaggi da lui creati.
La trama è invece l'unica nota positiva del romanzo. L'autore, questo bisogna ammetterlo, non è certo privo di fantasia, e crea un mondo spettacolare, ricco di sorprese e pronto a cambiare appena svoltato un angolo. Animali parlanti, castelli di smeraldo, oggetti magici, paesi di porcellana, creature fantastiche, campi di papaveri soporiferi... insomma, ce n'è per tutti i gusti! La storia tiene incollati alle pagine, incuriosisce e si divora velocemente; in essa sono presenti tutti gli elementi tipici della fiaba tradizionale, peccato solo per i difetti, che rovinano le potenzialità di quella che poteva essere un'opera davvero ammirevole. Mi ha dato l'idea di essere un libro scritto alle prime armi da una persona inesperta e poco incline alla scrittura infantile. E' vero però che "Il Meraviglioso Mago di Oz" è da considerarsi un po' figlio del suo tempo: l'autore lo scrisse con l'intenzione di dare una scossa, un nuovo impulso alla letteratura per l'infanzia degli inizi del Novecento. In quegli anni infatti i bambini leggevano Carroll, Oscar Wilde e altri autori inglesi. A Baum va sicuramente il merito di aver offerto ai giovani lettori del suo tempo un valido intrattenimento, tuttavia non credo sia altrettanto valido per i bambini odierni, fin troppo svegli e irriverenti.
Tra i messaggi proposti dall'autore c'è sicuramente quello di imparare a saper affrontare le proprie paure; come dice il grande e potente Oz "Non esiste creatura vivente che non abbia paura quando si trova davanti al pericolo. Il vero coraggio consiste nell'affrontare il pericolo quando si ha paura."
Il povero Leone fifone crede di non essere coraggioso, solo perché è intimorito dalla paura stessa, e questo mette in pericolo non solo la sua vita, ma anche quella dei suoi amici. Il Mago di Oz insegna a lui e agli altri suoi compagni, nonché al lettore, che spesso le risposte ai nostri problemi si trovano proprio dove non avremmo mai osato guardare, e cioè dentro di noi, un insegnamento semplice, importante ed efficacie per i lettori di ogni tempo e di ogni età.
Per concludere, consiglio questo libro a chi ama le favole un po' stereotipate, ai genitori che vogliono leggere un libro ai propri figli (purché siano disposti a spiegare loro le scene più insipide con fantasia) e ai bambini vecchio stampo, quelli ingenui (ma non troppo) che sanno accontentarsi di poco.

Voi che ne pensate? Lo avete letto?




3 commenti:

  1. Scusa se ti scrivo qui senza essere pertinente. Volevo dirti che sul mio blog c'è un post in cui sei menzionata. Ho ripreso un tuo tag per farne una rubrica. Se ti va fai un passaggio :)
    http://emozionepensierofisso.blogspot.com/2014/03/rubrica-ad-ogni-lettera-il-suo.html

    RispondiElimina
  2. Premetto dicendo che non ho mai letto il mago di Oz, però sono sempre stata affascinata dal suo mondo e dai personaggi fantastici che lo abitano... è un vero peccato che l'autore non sia riuscito a sviluppare bene la sua idea, e che i personaggi siano banali e insipidi, come hai detto tu. Credo che dopo la tua recensione non acquisterò questo libro, magari solo se lo trovo in super offerta in ebook! ;)

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    Risposte
    1. Io fossi in te lo comprerei lo stesso,prendilo scontato magari =) nella recensione ho scritto la mia modestissima opinione, ma in molti hanno amato questo classico, potrebbe piacere anche a te ;) a me non ha detto granché, ma resta una mia impressione.

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