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domenica 5 agosto 2012

Fiabe dal Mondo # 6: Russia


Buona serata, cari lettori!
Con immenso piacere, dopo due lunghi mesi di assenza, riporto in vita questa rubrica. Oggi è la prima domenica del mese, il giorno dedicato alle fiabe qui nel mio bosco incantato.
Sia io che Menestrello, il nostro abile cantastorie, siamo stati particolarmente indaffarti in questi ultimi mesi e ci è dispiaciuto non potervi intrattenere con una fiaba ogni mese, ma speriamo entrambi di recuperare il tempo perduto molto presto. Detto questo, lascio la parola e lui, buona permanenza e... buona lettura =)


Dame e cavalieri che viaggiate per questi magici sentieri, la storia che oggi narrarvi vorrò parla di un'oscura figura, una strega astuta e misteriosa, che aiuterà una piccola eroina a prendere in mano il suo destino. Ella dovrà affrontare diverse prove, riuscirà a superarle evitando così l'ira della terribile Baba Jaga? Restate con me e ve lo racconterò...

C'era una volta una giovane madre, che giaceva sul letto di morte. La figlia e il marito sedevano in fondo al letto, pregando per la sua anima. La madre morente chiamò a sè Vassilissa e lei le si inginocchiò accanto. 
"Vassilissa, sto morendo, ma non ti lascio sola. Questa bambola è per te - così dicendo, le porse una bambola così piccola da stare comodamente in una tasca e del tutto simile a lei - Non dire a nessuno della sua esistenza e se avrai bisogno di aiuto, chiedilo a lei: saprà guidarti." Detto questo, la donna morì.
Il marito e la figlia piansero a lungo la sua morte, ma dopo molto tempo le ferite vennero sanate e il padre si risposò con una donna che aveva due figlie. Sebbene all'apparenza sembrassero persone per bene, le tre nuove arrivate erano tormentate dall'invidia e dalla cattiveria. Invidiavano la bellezza e la dolcezza di Vassilissa e, quando il padre non c'era, la ricoprivano di lavoro e le facevano dispetti. Un triste giorno, anche il padre di Vassilissa morì, lasciandola in balia della matrigna e delle sorellastre, che la facevano lavorare come una serva con lo scopo di imbruttire il suo aspetto. Ciò non avvenne, poichè a svolgere i lavori più faticosi non era Vassilissa, bensì la sua bambolina, e così lei diventava sempre più bella. Tormentate dall'invidia, le tre perfide donne decisero allora di mandare la ragazza nella foresta, dove dimorava la terribile strega Baba Jaga per farla scomparire per sempre dalle loro vite. Una sera, spensero tutti i fuochi della casa e quando Vassilissa tornò a casa dopo il lavoro dei campi trovò la casa buia e fredda. Le tre la obbligarono dunque ad andare a chidere il fuoco alla strega e, senza una lamentela, Vassilissa si avviò nella foresta. Non che non avesse paura, ma a guidarla c'era la sua bambola, che la tranquillizzava e le indicava la strada. 

Durante il viaggio, le passarono dinnanzi tre cavalieri: uno vestito di bianco, uno vestito di rosso ed uno di nero. Camminò per un giorno intero, e al tramonto del giorno seguente la sua partenza, vide una casetta fatta di ossa umane. Non appena fece buio arrivò Baba Jaga: la strega volava non su una scopa, ma su un mortaio, che comandava attraverso un remo a forma di pestello. La terribile donna si accorse subito di Vassilissa e in tono scontroso le chiese cosa ci faceva là.
"Nonna, sono venuta per chiederti il fuoco."
"Vuoi il fuoco? Te lo darò, ma prima dovrai sbrigare del lavoro per me... se lo svolgerai bene meglio per te, altrimenti, mia cara bambina, morirai."
Vassilissa, tremante di paura, si lasciò guidare all'interno dell'angusta dimora della strega e una volta terminata la cena, questa le disse: "Domani dovrai spazzare, pulire, lavare e cucinare. E alla fine dovrai dividere i semi che stanno in quel sacco: da una parte metterai il frumento, dall'altra l'orzo."
La mattina seguente, Baba Jaga uscì lasciando sola e disperata Vassilissa, ma la bambola la rassicurò dicendole che aveva svolto il lavoro al posto suo durante la notte e che i semi erano stati separati. Quando tornò a casa, la strega parve stupita dal lavoro svolto da Vassilissa. Non trovando niente da ridire, ordinò ai suoi servitori, delle mani invisibili, di portare via i semi, poi si rivolse alla giovane: "Anche domani dovrai pulire, lavare, spazzare e cucinare e dovrai separare il miglio dall'avena!"
Il giorno seguente la cosa si ripetè: la bambola aveva svolto egregiamente il suo lavoro e la strega, al suo ritorno, non trovò nulla da ridire.
"Posso farti qualche domanda, nonna?" chiese Vassilissa, vedendola silenziosa.
"Domanda pure, ma ricorda: se troppo saprai, presto invecchierai."
"Voglio solo sapere chi sono quei tre cavalieri che ho visto nella foresta mentre venivo da te e che ho continuato a vedere in questi giorni..."
"Quello bianco è il giorno che si leva, quello rosso è il sole che si scalda e quello nero è la notte tenebrosa. Hai altro da chiedere?"
Vassilissa avrebbe voluto sapere a chi appartenessero le mani che portavano via i semi e che servivano Baba Jaga, ma la bambola le suggerì che era meglio non chiederlo, così scosse la testa.
"Va bene, allora adesso è il mio turno di fare domande: come fai a svolgere tutto il lavoro che ti do?"
E Vassilissa rispose: "Grazie alla benedizione di mia madre."
"Cosa? Non voglio gente benedetta in casa mia, va' via, subito!" Prima che Vassilissa si allontanasse dalla casa però, la strega le diede un bastone con un teschio in cima che aveva gli occhi rossi come braci ardenti e le disse: "Ecco il tuo fuoco, bambina. Portalo a casa e non aggiungere una sola parola."
Vassilissa corse nel bosco, contenta di tornare finalmente a casa. Le sue sorellastre e la matrigna non si aspettavano certo di vederla tornare, e in sua assenza avevano tentato di riaccendere il fuoco ma senza successo. Ormai la credevano morta e quando se la videro di nuovo davanti, rimasero stupite. La accolsero in casa con la speranza che il fuoco magico della strega potesse riscaldarle dal freddo e riportare la luce nella dimora divenuta buia, ma il teschio che Baba Jaga aveva dato a Vassilissa incenerì tutte e tre le donne, lasciando di nuovo sola la giovane. Ella però non si diede per vinta: cercò fortuna in città e lì trovò una vecchietta tutta sola, che la prese con sè e le comprò del lino da filare e da tessere. Vassilissa passò dunque l'inverno tessendo e filando e in primavera la sua tela fu venduta al mercato. La comprò nientepopodimeno che lo Zar in persona, il quale volle conoscere subito l'artefice di quella stoffa meravigliosa. Non appena conobbe Vassilissa, si innamorò perdutamente di lei, della sua bellezza e della sua bontà. I due si sposarono e vissero felici a corte, ma Vassilissa non abbandonò mai la sua bambola fatata: la portò sempre con sè e per tutta la vita essa la guidò e la consigliò con saggezza ed amore.





Fonti immagini:
- http://www.icbozzolo.it/blog/?p=4518
- http://www.flickriver.com/photos/31089402@N07/2913560570/
- http://www.pinu.it/vassilissa.htm

3 commenti:

  1. Fantastica *-* Adesso so chi è Baba Jaga xD

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  2. Ciao splendore! Alla Locanda c'è un premio per te ^^

    http://locandalibri.blogspot.it/2012/08/due-nuovi-premi.html

    RispondiElimina

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