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lunedì 29 dicembre 2014

Le letture di Mirial: bilancio 2014


Bentornati nella mia Foresta Incantata!
State passando bene le feste? L'anno volge al termine, ed è tempo di bilanci, come ogni anno in questo periodo. Questa volta ho pensato di creare un piccolo tag tutto mio, non mi andava di rifare quelli passati. Se volete potete rispondere anche voi alle mie domande, basta che mi citiate sui vostri blog ;)

Sezione libri:

1) Libri letti in totale
45, uno in più dell'anno scorso =P

2) Pagine lette in totale
12.166

3) Le letture più belle
E' stato un anno altalenante per quanto riguarda la lettura, e molti libri sono sullo stesso piano. Se accantono le riletture dei miei libri preferiti, quelle più belle di questo 2014 sono state:


- "Il barone rampante" di Italo Calvino
- "La Terra delle Storie - Il ritorno dell'Incantatrice" di Chris Colfer
- "Il passaggio dell'orso" di Giuseppe Festa
- "Nel tempo dei lupi" di Giacomo Revelli
- "Momo" di Michael Ende
- "Il cavaliere irlandese" di Juilene Osborne McKnight
- "La carezza leggera delle primule" di Patrizia Emiltri
- "La figlia del Nord" di Edith Pattou
- "Papà Gambalunga" di Jean Webster

4) Le letture più brutte
Fortunatamente ce n'è stata una sola, e cioè "Le due vite di Floria" di Laura Martinez Belli, mi ha davvero deluso, lasciandomi molta tristezza nel cuore.



5) Hai fatto delle riletture? Se sì, quali?
Ho riletto:
- "Jane Eyre" di Charlotte Bronte
- "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" di Luis Sepùlveda
- "Matilde" di Roald Dahl
- "Pippi Calzelunghe" di Astrid Lindgren

6) Quanti libri di autori italiani?
Ho letto ben dodici libri di autori italiani :)

7) Il libro più lungo?
"I principi d'Irlanda" di Edward Rutherfurd, con 776 pagine.

8) Il libro più corto?
"Storia d'Autunno - I racconti di Boscodirovo" di Jill Barklem, con 40 pagine, per lo più illustrate.

9) Il genere di cui hai letto di più.
Libri per ragazzi e saggi.

10) Il genere di cui hai letto di meno
Aimé, classici della letteratura =(

Sezione blog

Qualche parola sull'andamento del blog di quest'anno, sui cambiamenti, le novità e i traguardi raggiunti.

Che dire? Quello che sta per concludersi è stato un anno altalenante, sia per quanto riguarda la mia che la vostra presenza qui sul blog. Ho avuto un lungo periodo di pausa, durato quasi due mesi, in cui ho deciso di staccarmi dal blog per ritrovare le passioni che avevo lasciato un po' indietro in questi anni di presenza nella blogsfera. Mi ha fatto bene allontanarmi per un po' dal mio angolino virtuale, sebbene mi sia dispiaciuto. Mi ha dato modo di tornare carica, di capire quali siano le mie priorità, sia nella vita privata che nella blogsfera. E così i post hanno subito dei drastici tagli, pubblico meno, ma con più sostanza e con rinnovata passione, e a quanto pare i piccoli cambiamenti e i nuovi ritmi del blog non vi sono affatto dispiaciuti, anzi! Posso dunque dirmi soddisfatta da quest'anno che mi lascio alle spalle =) e poi, il prossimo anno il blog compirà ben quattro anni, non posso che esserne felicissima *O*

I buoni propositi

1) Quanti libri vorresti leggere?
Mi mantengo stazionaria agli anni passati, direi che non pretendo di superare i 45 libri letti, anche se, ovviamente, spero di fare di meglio =P

2) Quali letture hai in programma?
Ce ne sarebbero tante, ma tra quelle che spero di fare nei prossimi mesi ci sono queste:
"La canzone del Grande Fiume" di Tom Moorhouse
"Il castello errante di Howl" di Diana Wynne Jones
"Il cuore selvatico del ginepro" di Vanessa Roggeri
"Il dono della fata" di Gail Carson Levine
"Il vento è mia madre" di Bear Heart
"La vera storia di Pocahontas" di Susan Donnell
"La veggente e la spada" di Victoria Hanley
"Villette" di Charlotte Bronte
"Heidi" di Johanna Spyri
"Vento che parla sabbia che canta" di Anton Quintana

3) Quali riletture?
Vorrei rileggere, come sto cercando di fare ogni anno, "Jane Eyre". Poi, lo dico da tre anni ma ancora non sono riuscita nell'impresa, vorrei rileggere "I pilastri della terra" di Ken Follett e "L'ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafòn.
Mi piacerebbe anche rileggere l'Odissea, è troppo tempo che non la prendo in mano!

4) Hai delle idee nuove da proporre sul blog? Quali sono i tuoi buoni propositi per l'anno che verrà?
Le idee sono sempre tante, bisogna vedere se ci sarà l'occasione di metterle in pratica =P Mi piacerebbe continuare come ho fatto negli ultimi mesi, ovvero scrivere post sulla natura e su vari argomenti che mi interessano, evitando di sovraffollare il blog con i post riguardanti la lettura e i libri. Vorrei proporvi qualche nuova rubrica, ma per il momento sono piuttosto piena, devo valutare come muovermi al meglio. Dovrei riprenderne anche alcune lasciate da parte o abbandonate, e vorrei recensirvi anche più saggi. Vorrei continuare a collaborare con le Case Editrici, con poche, intendiamoci, ma fidate =) Per ora penso di non potermi sbilanciare di più.

Che ne pensate? E quali sono i vostri bilanci di quest'anno?



lunedì 22 dicembre 2014

Recensione: "Syntechè - Il volo della falena" di Carla Saltelli


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco! 
Oggi vi parlo di un libro che forse molti di voi conosceranno, ringrazio Carla Saltelli e la Casa Editrice Eifis per avermelo inviato =)


Autore: Carla Saltelli
Editore: Eifis
Pagine: 501
Prezzo:  23,00 euro

Trama: Il futuro: secoli di tecnologia e di inquinamento sono stati risolti con una catastrofe naturale che ha spinto la razza umana alla semi estinzione. I sopravvissuti, arroccatisi nei pochi lembi di terra rimasti, hanno scoperto di non essere soli e di non avere a che fare con una natura inerme. Hanno scoperto forze, presenti e consapevoli, in grado di offrire loro una tregua da ulteriori disastri climatici: è l’alba del Trattato, la fine della tecnologia, la fine della violenza sulla natura. Per alcuni, tuttavia, è anche la fine della civiltà. Anni dopo, questo patto tra umani e natura ha ancora bisogno di persone che lo difendano. Yan è uno di loro, nato sotto l’impronta delle regole del Trattato, cresciuto in mezzo alla natura, respinto dagli umani. Come lui ce ne sono tanti, Tramiti li chiamano, e il loro compito è mediare tra le due fazioni ancora in lotta.

Voto:
Recensione
Quando l'autrice mi ha proposto di leggere il suo libro, sono rimasta molto incuriosita dalla trama. Lo ammetto, è raro che io accetti le proposte di recensione da parte degli autori, ma questa volta ho deciso di fare uno strappo alla regola, vuoi perché i temi che trapelavano dalla trama erano molto vicini al mio sentire più profondo, vuoi perché non avevo mai letto nessun libro ambientato in un futuro post apocalittico, vuoi perché ero curiosa di sapere come l'autrice avesse svolto la storia che dalle premesse sembrava promettente... insomma, mi sono ritrovata ben presto con un libro fresco di stampa tra le mani. Le mie aspettative sono state in parte deluse e in parte no ed è difficile per me spiegare quello che sento riguardo questo romanzo d'esordio.
Syntechè è un paese greco, un luogo pressoché pacifico in cui raramente accade qualcosa di eccezionale. L'unica cosa strana per questa cittadina è Yannis, il protagonista della storia, un Tramite. Dopo una disastrosa apocalisse, la Terra come noi la conosciamo ha subito drastici cambiamenti; non esistono più i continenti, ma solo piccoli e sparsi frammenti di essi a formare degli arcipelaghi. La tecnologia è stata bandita e l'uomo ha trovato un accordo con la Natura e i suoi Rappresentanti, accordo che ha preso la forma di un vero e proprio Trattato che non gli è concesso in alcun modo violare, pena la distruzione del genere umano. E' questo il compromesso che ha fatto sì che all'uomo, dopo la catastrofe ambientale da lui stesso creata, fosse permesso di sopravvivere. Gli esseri umani temono ormai la Natura in modo reverenziale e, forse proprio per questo, hanno bisogno di mediatori, di diplomatici che possano interagire con il mondo naturale: i Tramiti. Yannis sarebbe un ragazzino come tanti altri, se non fosse per la sua cecità e per il suo essere un orfano e un Tramite. Ha una chioma di capelli rossi e un'incredibile ilarità, è autoironico, talvolta sarcastico, ma nella sua voce il lettore imparerà a riconoscere la nota di malinconia tipica del "diverso". Uno degli obblighi di Yannis è quello di trascorrere una notte a settimana all'interno della foresta che circonda Syntechè, temuta ed evitata dai suoi concittadini, ma questo per lui non è affatto un problema, tutt'altro. E' nella Natura che si sente più a suo agio, circondato da amici e da una famiglia che va ben al di là dell'essere consanguinei.
Yannis frequenta la scuola come tutti i suoi coetanei e conduce una vita pressoché normale, finché alle sue orecchie non giunge la notizia che il genere umano si sta preparando a violare il Trattato.
Inizia così per Yannis una serie di (dis)avventure, di incontri e di viaggi, che lo porteranno dove mai si sarebbe aspettato.
L'avventura in cui Carla Saltelli ha deciso di imbarcarsi era davvero difficile, ardua e pericolosa se vogliamo. Da un lato si presentava l'idea di una storia originale, fortemente attuale per le tematiche affrontate, stimolante da scrivere e da vivere insieme ai personaggi, proprio per questa sua grande attualità. Dall'altra, però, la storia rischiava di fare acqua in più punti, vista la difficoltà di parlare di un mondo distrutto e devastato da un'apocalisse, in cui la tecnologia non è più concessa, se non in minima parte. 
L'essere umano può davvero tornare a vivere in semplicità, senza servirsi delle comodità di cui si è circondato per secoli? Come può l'uomo riscoprire l'arte di arrangiarsi, di vivere in una sorta di comunione con la natura, per quanto possibile?
Sono domande che mi ero posta prima di iniziare a leggere Syntechè, e Carla Saltelli ha saputo rispondere ai miei quesiti, se non proprio in modo completo, diciamo esaustivo. L'autrice ha inserito un elemento importante per lo sviluppo della sua storia, e cioè la magia, senza la quale sarebbe stato forse impossibile giungere a un risultato soddisfacente. Il tipo di magia utilizzata da Carla Saltelli però non è quella a cui siamo abituati nei romanzi di genere Fantasy: niente incantesimi né formule magiche, qui si tratta di un tipo di magia più "naturale", legata all'istintualità e, se vogliamo, anche alla bestialità.
Come dicevo poco sopra, il Trattato regola i rapporti tra l'uomo e la Natura; all'uomo è fatto divieto di cacciare gli animali protetti, di abusare della tecnologia e di inquinare in alcun modo l'atmosfera, per contro la Natura assicura agli abitanti della Terra protezione e stabilità. La Natura è dunque descritta come un essere vivente e perfettamente cosciente, fisico, reale. Non che non lo sia anche nella nostra realtà, ma qui la Natura appare personificata in tutto e per tutto. Ho apprezzato molto questo aspetto, un escamotage utile ai fini della narrazione, utile e piuttosto convincente. 
Tuttavia c'è anche il rovescio della medaglia... se da una parte questo genere di magia e di rapporto tra l'uomo e la Natura mi ha affascinato, dall'altro ha suscitato altre domande in me, che non hanno trovato risposta. La mia curiosità non è stata del tutto soddisfatta da questo libro, che so essere il primo di una serie, ma credo fosse opportuno soffermarsi di più su alcune cose in questo primo romanzo.
A volte ho avuto come l'impressione che la magia fosse usata solo per risolvere alcuni problemi quasi insormontabili, come la cecità del protagonista, per esempio. E, a proposito di questo, credo di non aver capito molto bene le modalità della magia dei Rappresentanti nei confronti dei Tramiti. Parlando ancora della cecità di Yannis, era davvero difficile raccontare la storia in prima persona da parte di un protagonista cieco. La scelta dell'autrice è interessante, tuttavia trovo (secondo il mio modestissimo parere) che la storia avrebbe reso meglio raccontata da un punto di vista esterno al protagonista, per permettere al lettore di sentirsi meno confuso durante la lettura. E' anche vero, però, che Carla Saltelli sia riuscita bene a far immedesimare il lettore nella condizione di Yannis, ci si sente un po' ciechi durante la lettura e tutto appare con contorni un po' sfuocati. Anche questa è un'arma a doppio taglio, però.
Parlando dei personaggi, se devo essere sincera, non sono riuscita ad affezionarmi veramente a qualcuno, se non a Yannis e a Kuka, verso il finale. Mi sono ritrovata a condividere la rabbia, la frustrazione, l'impotenza e lo spirito di sopravvivenza del protagonista, ma non sono riuscita ad apprezzare altrettanto Psiche, il compagno di Yannis, né gli altri Rappresentanti. 
Ho apprezzato la volontà dell'autrice di inserire una coppia omosessuale all'interno del romanzo, e mi è piaciuto il fatto che abbia scelto un modo pacato di raccontare questo tipo di amore, tuttavia anche qui non sono riuscita a capire fino in fondo come sia nato questo sentimento, che mi è parso quasi fin troppo superficiale. 
Inoltre, non sono riuscita a comprendere la scelta e il motivo per cui il personaggio di Kuka sia rimasto nell'ombra per gran parte del romanzo, emergendo veramente solo nel finale e in modo quasi brusco. 
Per quanto riguarda la parte più tecnica del romanzo, posso dire che la scrittura di Carla Saltelli risulta un po' ingenua, con uno stile da limare ma che promette bene per il futuro. Si nota una certa evoluzione nello stile e nel linguaggio dell'autrice nel corso del romanzo, che giunge a una certa maturità verso la fine. Purtroppo ho trovato diversi errori all'interno del testo, alcuni di distrazione, altri di battitura, altri ancora invece no; è un peccato, perché il testo andava curato un po' meglio per essere perfettamente godibile.
Una nota negativa va alla grafica editoriale purtroppo, che non aiuta la scorrevolezza del testo; non ci sono pause, il font è troppo piccolo e non ci sono rientri agli inizi dei paragrafi, cosa che dà al lettore l'impressione di leggere un mattone, quando in realtà lo stile di Carla Saltelli sa appassionare, coinvolgere. Il romanzo si legge velocemente, ma anche l'occhio vuole la sua parte. 
Sono molto curiosa di leggere il seguito di questo primo volume, sperando che mi fornisca le risposte che non ho ancora ricevuto. Il secondo capitolo di questa saga forse mi schiarirà le idee su molte cose che non mi hanno pienamente soddisfatto, e spero anche di respirare più aria di natura, che qui ho visto poco.
"Syntechè - Il volo della falena" è un libro che affronta diverse tematiche, dall'inquinamento al rapporto travagliato uomo-natura, dall'amicizia all'odio, dalla fiducia al sospetto, dalla giustizia alla vendetta e al rancore immotivato. Sicuramente è una storia che sa emozionare e suscitare sentimenti contrastanti nel lettore, leggetelo se avete voglia di riflettere sul nostro ruolo di uomini su questa terra sempre più abbandonata e calpestata senza pietà. Leggetelo se volete una storia di fantasia, ma ancorata in qualche modo alla nostra realtà. A me non resta che fare tutti i miei auguri all'autrice nell'attesa del secondo volume, con la speranza che sappia convincermi più di quanto abbia fatto questo.

Che ne pensate? Lo leggerete?



venerdì 19 dicembre 2014

Christmas Carol Book Tag!


Salve a tutte voi, creature del bosco!
Le feste si avvicinano sempre di più e io vi propongo un tag libro-festoso trovato sul blog The Bookshelf. Forse lo conoscerete già, ma ve lo spiego in poche parole. Per ogni canzone natalizia bisogna associare un libro secondo le domande prestabilite. Vogliamo cominciare? ;)

1) Deck the halls - Le tue cover preferite.

Lo ammetto, sono un po' tante, ma... =P



2) Let it snow - Un libro ambientato in inverno o in una terra invernale.

Non ce la faccio a dirvene uno solo, ve ne propongo tre, tutti belli. Il primo in particolare l'ho amato alla follia!
"La figlia del Nord" di Edith Pattou, "La figlia dei ghiacci" di Matthew Kirby e "La bambina di neve" di Eowyn Ivey.


3) Rudolph the red nosed reindeer - Un libro in cui il protagonista è qualcosa di diverso.

"L'acchiapparatti di Tilos", di Francesco Barbi. Il protagonista, Zaccaria, è il matto del villaggio, fa spesso discorsi sconclusionati e strappa dei grandi sorrisi al lettore. E' un personaggio che ho amato e il romanzo è anche molto particolare, per cui se volete qualcosa di diverso ve lo consiglio vivamente!


4) Holly Jolly Christmas - Un libro che ti rende felice.

"Il mondo di Boscodirovo" di Jill Barklem. Ce ne sarebbero altri probabilmente, ma il primo che mi sia venuto in mente è stato questo. Da bambina lo adoravo e ancora oggi sfogliarlo mi fa spuntare un sorriso spontaneo.



5) The Christmas song - La tua storia natalizia preferita.

Indubbiamente "Lo schiaccianoci" di E.T.A. Hoffmann.


6) Frosty the snowman - Un libro con un personaggio freddo e burbero, ma che in realtà nasconde un animo buono e generoso.

Mi dispiace ripetermi ancora, ma dico "La figlia del Nord" di Edith Pattou, perché non mi è venuto in mente un altro libro con un personaggio simile. In questo libro il capitano Thor sembra subito burbero, distaccato, a tratti quasi violento, eppure nasconde una personalità tenera e profonda.



7) Up on the housetop - Un libro di cui grideresti il titolo a squarciagola dal tetto.

Ce ne sono un po', è difficile scegliere e non vorrei neppure ripetermi, visto che altrimenti rischierei di usare i soliti due titoli per ogni risposta xD
Se devo scegliere tra i libri che mi sono rimasti senza cadere nella ripetizione, forse direi "L'arte di ascoltare i battiti del cuore" di Jan-Philipp Sendker. Non sarà il libro migliore del mondo, ma mi ha colpito e mi ha regalato delle bellissime emozioni, non smetterò di consigliarlo!



8) Santa Claus is coming to town - Un personaggio che si prende cura di un altro personaggio.

Dopo averci riflettuto un po', dico "Matilde" di Roald Dahl. Qui la maestra Dolcemiele e Matilde si prendono l'una cura dell'altra, quindi quale scelta migliore? ;)



9) The Holly and the Ivy - Un libro la cui cover è verde e rossa.

"La bambina che fece il giro di Fairyland per salvare la Fantasia" di Catherynne M. Valente.



10) Silent night - Il tuo classico preferito.

Ormai lo sapranno anche i muri delle vostre stanze, e si avvicina per me anche il momento di rileggerlo per la terza volta. Sto parlando di "Jane Eyre" di Charlotte Bronte, ovviamente! Ma voglio inserire anche "Via col vento" di Margaret Mitchell, che dopo il classico di Chralotte Bronte si aggiudica un posto importante nel mio cuore.


11) Baby it's cold outside - La tua coppia preferita.

Ne ho due, e sono esattamente le due coppie che corrispondono ai libri della precedente domanda xD
Jane Eyre e Edward Rochester di "Jane Eyre" e Rossella O'Hara e Rhett Butler di "Via col vento".


12) The most wonderful time of year - Tradizione natalizia preferita.
Non ho una vera tradizione natalizia preferita, ma se devo scegliere una tradizione che mi piacerebbe fare mia sarebbe quella del ceppo natalizio, che in casa mia non abbiamo mai né decorato né bruciato, ma un giorno magari, chissà... ;)




E con questo ho concluso! Se vi va di rispondere a questo tag, potete farlo in un commento qui sotto, oppure, se volete, potreste lasciarmi il link delle vostre risposte sui vostri blog, verrò a leggerle volentieri! ^_^
A presto e Buone Feste a tutti =)




mercoledì 17 dicembre 2014

L'edera, il lupo degli alberi


Bentornati nella mia Foresta Incantata!
Oggi voglio parlarvi si una pianta che mi piace molto, ricca di simboli e spesso detestata, fraintesa. Sto parlando dell'edera che, tra le altre cose, è anche un antico simbolo del Natale.

L'edera è una pianta sempreverde, è robusta e resiste ai climi più freddi. Ama l'ombra e il freddo, ma cerca la luce. E' il simbolo per eccellenza dell'adattabilità e della creatività; la sua forza sta proprio nella capacità di assecondare, superare e trasformare qualunque ostacolo incontri sul suo cammino.
E' una delle poche piante rampicanti dei boschi dell'emisfero settentrionale, dove fa da tappeto al terreno o si arrampica su alberi o pareti anche molto alte. Cresce dunque in un primo tempo sulla terra, la Terra Madre, della quale sembra l'emanazione e che copre anche d'inverno con le sue foglie coriacee, fino a quando incontra il tronco di un albero. L'edera può vivere con poca luce e in vari tipi di terreno. E' estremamente longeva, cresce lentamente e può vivere centinaia di anni. E' ricca di una forte e fresca forza vitale. 
Per gli antichi era il simbolo dell'immortalità. Si cingevano il capo con rami di edera, quasi a voler dare energia e forza alle loro idee.
E' l'undicesima pianta dell'alfabeto celtico.
Il dio Dioniso, signore della fertilità, era il protettore di questa pianta. Questa divinità veniva chiamata anche Kissòs, nome greco dell'edera. Siccome Dioniso era considerato il dio del trasporto mistico e di quello amoroso, la pianta divenne nel vocabolario popolare dell'amore un simbolo della passione che spinge a unirsi strettamente, in un abbraccio che si vorrebbe eterno, con l'amato o l'amata, un abbraccio simile appunto a quello dell'edera intorno al tronco di un albero.
I suoi frutti sono tossici per l'uomo e i cavalli, ma commestibili per gli uccelli.
Veniva usata fin dalla notte dei tempi per curare le affezioni dei bronchi e dei polmoni, i mal di testa e di ventre, ma anche le ferite e le emorragie interne. Ancora oggi è un rimedio estremamente efficacie nelle forme asmatiche.
L'edera è usata in Europa centrale e settentrionale insieme all'agrifoglio come decorazione natalizia. L'usanza nacque in una superstizione secondo la quale i folletti delle case amavano architettare molti scherzi durante le feste di Natale. Per difendersene, si cominciarono ad appendere rametti di edera e di agrifoglio sulle porte, alle travi delle case e sui camini. I presunti poteri magici di queste piante cambiavano a seconda delle località. In Scozia, per esempio, l'edera aveva il compito di proteggere dal malocchio le vacche e il loro latte.
Le streghe del Medioevo si servivano di questa pianta per comporre filtri d'amore, ma soprattutto essa era uno degli ingredienti usati per fabbricare l'unguento con cui si frizionavano il corpo prima di recarsi al sabba. Sempre nel Medioevo, le foglie di edera lasciate a macerare nell'aceto erano usate, con l'aggiunta di un goccio di acqua di rose, per alleviare i postumi di una sbornia.
I Lituani, popolazione molto arcaica che occupava anticamente un territorio molto più esteso di quello attuale e presso la quale sopravvisse a lungo il culto degli alberi, chiamavano l'edera Perkunas, dal nome del dio del fulmine, signore sovrano della natura che le antiche cronache paragonano a Zeus. Anche i Germani consideravano l'edera consacrata a Donar, dio del tuono e figlio della Jord, la Terra.
Nell'antico Egitto l'edera era consacrata al signore della vegetazione, Osiride.
I romani credevano che le coppe costruite con legno di edera rivelassero il vino di cattiva qualità e controbilanciassero gli effetti collaterali dell'alcool.
I Celti la ritenevano una pianta in grado di contrastare i veleni; questo la rendeva magica e in grado di proteggere dagli spiriti maligni. I druidi conoscevano gli effetti curativi delle sue foglie giovani, con cui preparavano decotti e impacchi, ma anche quelli tossici delle bacche, che provocano alterazioni del sistema nervoso.
La funzione dell'edera in natura è piuttosto oscura per l'uomo moderno. Comunemente considerata una pianta parassita, non suscita molta simpatia. Tuttavia l'edera protegge il legno dagli effetti dannosi di alcune radiazioni con cui certe nostre apparecchiature bombardano continuamente la biosfera. In molti luoghi l'aumento di edera degli ultimi decenni va di pari passo con l'aumento dell'inquinamento da microonde.
Sfatiamo dunque il mito che l'edera sia una pianta parassita e soffocante. Si pensa erroneamente che l'edera possa prendere la linfa dalle piante a cui si attacca, in realtà non è così: l'edera sviluppa delle piccole radici che le permettono di aggrapparsi alla pianta ospite, senza danneggiarla, se non togliendole parte della luce solare che, senza la sua presenza, la pianta avrebbe potuto prendere. Le radici dell'edera hanno solo una funzione di sostegno, esattamente come quella di molte altre piante rampicanti. Inoltre, l'edera svolge un ruolo ecologico non indifferente nell'ambiente boschivo. Così come per le case a cui si arrampica, l'edera protegge gli alberi dalle temperature troppo rigide. Se un albero che viene coperto dall'edera cade, è perché era troppo vecchio o troppo malato per poter sopravvivere altrimenti; in questo modo l'edera svolge un importante compito di selezione naturale, restituendo alla terra le piante ormai stanche e anziane, per offrire un ottimo nutrimento al terreno. Le piante cadute al suolo sono inoltre un ottimo alimento per insetti, funghi e microrganismi. L'edera offre un ottimo polline alle api, che producono così il miele anche a tarda stagione, poichè questa pianta fiorisce quando tutte le altre cominciano il loro lento letargo. Infatti, fiorisce in autunno e produce frutti in primavera. Come già detto, le bacche dell'edera offrono un importante nutrimento per gli uccelli, che in alcuni periodi dell'anno faticano a trovare altro cibo. Delle sue foglie si cibano inoltre le farfalle, i daini i cervi e i caprioli. Per tutti questi motivi è importante preservare questa pianta, che regola gli equilibri boschivi in modo silenzioso, ma fondamentale.
Se vogliamo aggiungere un'altra proprietà da tenere a mente soprattutto per le donne, l'edera è un rimedio naturale contro gli inestetismi della cellulite!
Alla luce di tutto questo, dunque, come si può non amarla? ;)



Fonti:
- "Il canto degli alberi. Manuale di fitoterapia energetica", Maria Cornelia Giordani
- "Florario. Miti, leggende e simboli di fiori e piante", Alfredo Cattabiani
- "Mitologia degli alberi. Dal giardino dell'Eden al legno della croce", Jacques Brosse
- "Lo spirito degli alberi. Una chiave per la vostra espansione", Fred Hageneder
- "Iniziazione ai culti celtici", D. Bortoluzzi e A.P. Russo


lunedì 15 dicembre 2014

Recensione: "La storia di Mina" di David Almond


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Eccomi di nuovo qua con una nuova recensione, questa volta di un romanzo per ragazzi che mi è piaciuto molto e che non conoscevo. Spero con questa recensione di farlo conoscere anche a voi, è davvero un piccolo gioiello!



Autore: David Almond
Editore: Salani
Pagine: 300
Prezzo:  14,00 euro

Trama: Mina la stramba, Mina indisciplinata, Mina la pazza. Mina coraggiosa, meravigliosa Mina, Mina ribelle. Di certo Mina non si può etichettare. Se ne sta sul suo albero a osservare gli uccelli, il mondo e la straordinaria vita che scorre sotto le sue gambe a penzoloni. Sa che non potrà stare per sempre lassù, che prima o poi dovrà scendere, tornare a scuola, farsi qualche amico, accettare che il suo papà sia in un luogo da cui non si può fare ritorno. Ma intanto, dall'alto del suo rifugio, Mina riflette: sui misteri del Tempo, sulla vita, sul dolore della perdita, su Dio e... sugli strudelini ai fichi! Tutto finisce nel suo diario, che è proprio questo qui, che avete fra le mani. Ma attenzione, bisogna essere pronti a incontrare Mina, bisogna essere disposti a guardare dritto nel Sole, o nella Luna, pronti a sentirsi indifesi e insieme coraggiosi, e soprattutto pronti ad accettare "la bellissima bellezza del mondo", anche quando tutto intorno a noi sembra volerla oscurare. 

Voto:
Recensione
Un giorno mi sono imbattuta per puro caso in questo libro in libreria. Non lo conoscevo e non lo avevo mai sentito nominare, ma la copertina mi ha incuriosita e così ho preso a leggerne la trama. Ho capito subito che tra le pagine di quel volumetto si nascondeva una storia speciale, così ho deciso di dargli una possibilità e di portarlo con me a casa, sperando che le mie aspettative non venissero deluse. Così non è stato, e sono felice di aver seguito l'istinto e di averlo nella mia libreria adesso.
Il linguaggio usato dall'autore per questo simpatico romanzo per ragazzi è semplice e immediato, anche se Almond non si vieta di inserire termini più "complicati" all'interno del libro, come "trasmigrazione" e "metempsicosi", cosa che ho apprezzato molto, vista la povertà di linguaggio dei giovani d'oggi, sempre meno abituati ad arricchire il proprio vocabolario personale.
Lo stile della narrazione è particolare; la storia di Mina altro non è che la raccolta dei pensieri di una ragazzina sul suo diario, ma non parliamo di una ragazzina qualunque... Mina, infatti, è esuberante, i suoi scritti sono colmi di emozioni, pregni di un'ilarità e un sarcasmo puri e incondizionati. Dalla penna di David Almond scaturisce dunque una storia esilarante, dallo stile fresco e irriverente.
Nonostante la storia di Mina non segua una linea cronologica precisa o schemi prestabiliti, visto che la bambina riversa nel suo diario la cascata di pensieri che ha in testa, il ritmo della narrazione è quasi incalzante. I pensieri e le avventure di Mina sono avvincenti, sono un groviglio di sensazioni, di riflessioni che intrappolano il lettore rendendolo avido. La storia si legge con un tale piacere da scivolare via in poche ore o in pochissimi giorni, godibilissima nella sua semplicità, nonostante gli innumerevoli e importanti spunti di riflessione.
Mina non è una bambina come tutte le altre; a lei non piacciono le regole, le trova prive di senso. Ama la natura e gioisce quando i merli depongono le uova sul suo albero, proprio quello davanti a casa sua. Mina è una grande osservatrice e i suoi occhi attenti riescono a toccare l'anima delle cose e delle persone. Mina ama la vita, gli strudelini ai fichi e adora impastare la creta insieme alla sua mamma. Ma Mina non è solo questo... Tramite i pensieri che ella riversa nel suo diario, il lettore impara a conoscerla, e quasi gli sembrerà di conoscere da sempre la stramba Mina, perché la verità è che Mina è da qualche parte in ognuno di noi. E non ha importanza l'età che avrete quando leggerete questo libro, perché in Mina non troverete solo un'amica, ma una parte stessa di voi.
In questo romanzo, Almond ha inserito tematiche importanti, riflessioni che assillano l'essere umano nell'infanzia come nell'età adulta: chi siamo? cos'è la morte? cosa c'è oltre la vita? esiste la reincarnazione? qual è il mistero, la magia di una nuova nascita?
Mina, come il lettore, si interroga continuamente su queste tematiche, arrivando a conclusioni sorprendenti, quasi spiazzanti.
Poi c'è la questione della scuola: perché i bambini sono costretti a compilare insulse schede per imparare i verbi e le tabelline? Perché la fantasia dei bambini deve essere messa da parte per le costrizioni scolastiche?
Con la sua irriverenza, Mina ci rende consapevoli di quanto, talvolta, la scuola possa essere distruttiva. Chi non ha avuto un insegnante tanto odiato nella sua carriera scolastica? Chi di voi non si è sentito almeno una volta in gabbia durante le ore passate sui banchi di scuola?
Mina è uno spirito libero, una bambina fantasiosa e oltremodo intelligente, coraggiosa e innamorata della vita, e lo dimostra in ogni pagina di questo romanzo. Le riflessioni di Mina diventano le nostre e, a lettura conclusa, non si può non sentire nostalgia per questa ragazzina così simile a noi. Ci sembrerà di aver salutato un'amica e, con essa, la parte più vera e "infantile" di noi.
"La storia di Mina" è un inno alla fanciullezza, alla libertà di pensiero e alla spensieratezza, capace di incantare o lettori di tutte le età!

Che ne pensate? Lo leggerete?




giovedì 11 dicembre 2014

Il Riflesso dell'Anima # 17


Bentornati nella mia Foresta Incantata!
Il Riflesso dell'Anima, rubrica creata da me e Reina del blog Il Portale Segreto, consiste nel postare una citazione o un brano tratto da un libro, film, canzone o altro che che ha fatto vibrare le corde della nostra anima associandola a un'immagine. Sarà una rubrica che rispecchia il nostro io più profondo. Non avrà cadenza fissa, sarà dunque occasionale, ed entrambe la gestiremo in modo indipendente l'una dall'altra.

Ecco qui dunque la mia immagine a la mia citazione di oggi:



Quando la luna fu proprio sopra di noi, la carne di foca era pronta. Prima di mangiare, Malmo cantò. Lo faceva sempre, prima di mangiare qualcosa che aveva cacciato e quella notte, sul mare di ghiaccio, le chiesi perché lo faceva.
"E' il modo che abbiamo noi per vivere in pace con gli animali nel nostro mondo. Non siamo diversi dagli animali, o dal mare o dal ghiaccio, ma siamo parte del tutto. E così dobbiamo trattare animali, mare e ghiaccio con rispetto."
"Ma uccidere non è una mancanza di rispetto?" chiesi io incerta, sperando di non offendere Malmo.
Lei sorrise come a una bambina. "No. Fa parte del ciclo. Per sopravvivere dobbiamo andare a caccia. Sarebbe una mancanza di rispetto andare a caccia senza avere fame. Le parole della canzone che canto chiedono perdono per aver tolto la vita alla foca e servono a mandare la sua anima al sicuro in un mondo di spirito."
"La figlia del Nord", Edith Pattou


martedì 9 dicembre 2014

Disegnami una Storia # 1: Beatrix Potter


Salve a tutte voi, creature del bosco!
E' con grande piacere che oggi inauguro e vi presento una nuova rubrica qui sul blog. Era da un po' che pensavo di proporvela, e mi sono finalmente decisa. 
Disegnami una Storia sarà una rubrica senza cadenza fissa, in cui darò voce agli illustratori, che spesso incantano i lettori e ne catturano gli occhi, ma di cui poco si sa e si conosce. 
Come alcuni di voi sapranno, a scuola amavo la storia dell'arte e disegnavo molto spesso, cosa che col tempo ho perso un po', e questa mia passione per il disegno è stata una delle motivazioni che mi hanno spinto a creare questa rubrica. L'illustrazione è una sorta di ponte tra il mondo dell'arte e quello della lettura/scrittura, concilia dunque due delle mie passioni più grandi.

Oggi inizio col parlarvi di un'illustratrice che ha realizzato i bellissimi disegni di molti libri d'infanzia, Beatrix Potter.


Helen Beatrix Potter è vissuta tra la metà dell'Ottocento e la metà del Novecento. E' stata una scrittrice e una naturalista inglese, oltre che illustratrice.
Amava molto gli animali, la natura e la pittura, affetto che trapela nelle sue illustrazioni, che celebrano la vita campestre servendosi dei racconti di alcuni animali antropomorfi, come per esempio Peter Coniglio.



Le sue opere erano colorate soprattutto ad acquerello ed ebbero un grande successo, tanto che riuscì a guadagnare abbastanza da potersi comprare diversi terreni. Beatrix Potter si attivò per la salvaguardia dell'ambiente dei terreni di cui era la proprietaria e, alla sua morte, lasciò i suoi possedimenti al National Trust. Oggigiorno essi sono compresi all'interno di un'area naturale protetta.
Sin da quando era bambina, in casa sua erano presenti diversi animali domestici, che lei si divertiva a osservare e disegnare. Ricevette un'educazione privata, ma questo non le impedì di sviluppare un suo personale stile artistico, basato sulla pittura ad acquerello. Come dicevo poco sopra, disegnava animali, realistici o immaginari, ma anche fossili, insetti e reperti archeologici. I suoi disegni sui funghi furono ritenuti importanti dalla comunità scientifica.


Fu influenzata dalle storie del folklore inglese che parlavano di fate e dai racconti di fantasia più in generale. Durante l'infanzia conobbe le favole di Esopo, i racconti dei fratelli Grimm e di Hans Christian Andersen. Lesse anche le fiabe scozzesi, Shakespeare e Walter Scott. I suoi primi disegni avevano come personaggi Cenerentola, il Gatto con gli Stivali, la Bella Addormentata e anche piccoli animali domestici.






Dopo che un poeta volle acquistare dei suoi disegni come illustrazioni delle sue opere, Beatrix Potter si decise a entrare nel mondo del commercio e a pubblicare i suoi disegni e le sue storie.

Tra i libri da lei pubblicati e acquistabili ancora oggi nelle librerie ricordo i più celebri:

- Il mondo di Beatrix Potter
- le numerose serie di Peter Coniglio
- Il topolino Johnny Town

Dalla vita di questa amatissima illustratrice inglese è stato tratto un film, uscito nel 2006 e intitolato Miss Potter.


Che ne pensate? Vi piacciono le sue illustrazioni? 
A me piacciono molto, sono semplici, ma hanno un tocco di dolcezza e magia. I tratti leggeri e le linee curve, sinuose e tondeggianti mi danno l'idea di un'anima sensibile, dolce e materna, come penso che Beatrix fu. Amo molto sia i soggetti rappresentati (topolini e conigli sono i miei protagonisti preferiti nelle illustrazioni!) che la scelta dei colori. Non ho avuto la fortuna di possedere un libro illustrato da Beatrix Potter nell'infanzia, ma magari chissà, se un domani avrò dei figli miei potrò rimediare leggendoli e gustandomeli insieme a loro!

Detto questo, non mi resta che salutarvi, con la speranza che questa prima puntata di Disegnami una Storia vi sia piaciuta!


giovedì 4 dicembre 2014

La Quercia tra leggende e realtà


Bentornati nella mia Foresta Incantata!
Siamo ormai a dicembre, le festività più attese dell'anno si avvicinano sempre di più e la quercia è uno dei tanti simboli dell'inverno che incombe e delle feste di questo periodo dell'anno. Tra pochi giorni inoltre ci sarà il plenilunio della Quercia, per cui ho pensato di parlarvi un po' di questo splendido albero, attorno al quale aleggiano miti e leggende senza tempo.


La quercia è un albero sempreverde che comprende nella sua famiglia più di quattrocento specie. In Europa è un albero del sud ovest. La quercia crea un bosco incredibilmente duraturo e stabile, da sempre venerato dall'uomo.
Il più antico oracolo greco, la quercia sacra a Zeus, si trovava a Dodona, nell'Epiro. L'associazione della quercia a Zeus si impose in tutto il Mediterraneo, grazie ai popoli che adoravano sotto diversi nomi il dio del tuono e della folgore. Fu così che la quercia divenne l'albero degli alberi, nonché il sostegno del cielo e l'Asse del mondo per i Celti e i Greci. Si dice che le sue radici siano tanto profonde quanto sono alti i suoi rami, le prime toccano gli inferi, mentre i secondi sfiorano il cielo.
Si suppone che le querce fossero presenti anche nei boschi dei druidi, semplicemente per l'importanza che esse hanno sempre avuto nell'ecosistema dell'Europa Occidentale.
Il nome celtico della quercia è legato ai concetti di "albero" e "porta"; l'albero infatti è la porta che mette in comunicazione i mondi terrestre e celeste.
Anche fra i cristiani questo albero conservò molto del suo prestigio, soprattutto grazie al suo valore materiale. In molti paesi il suo legno veniva bruciato per il falò di Natale, che rappresentava la porta di accesso all'anno nuovo.
La quercia fu associata anche alle leggende più famose della storia, come quelle di Robin Hood o di Re Artù; si dice infatti che la Tavola Rotonda fosse costruita con il legno di quest'albero.
La quercia è anche il settimo albero dell'alfabeto ogham; era considerata in assoluto il simbolo della saggezza, del potere e dell'anima, che nella concezione celtica era l'occhio della divinità. L'energia della conoscenza irradiata dalle querce era assorbita dai druidi nei boschi sacri dove abitavano e dove c'erano i nemeton, templi all'aperto di cui solo loro conoscevano l'ubicazione. I druidi raccoglievano il vischio cresciuto sotto le querce usando un falcetto d'oro. Questo albero si identifica con le prove iniziatiche da superare per trasformarsi alchemicamente in ciò che siamo davvero e per cui siamo venuti al mondo.

Con i suoi rami nodosi e massicci, sembra un gigante selvaggio e incute rispetto e reverenza. Questo splendore dell'architettura silvana, può raggiungere i duemila anni di vita, con un diametro di dieci metri. Un tempo il suo legno veniva utilizzato per l'edilizia, soprattutto quella navale, ma anche per le botti del vino. La quercia fornisce anche le ghiande, che si crede siano state il primo alimento degli uomini; si diceva inoltre che esse avessero proprietà fecondatrici e afrodisiache. Dalle ghiande si ricavava un pane molto nutriente e un caffé dal gusto deciso. In passato si pensava che la ghianda avesse il potere di proteggere dal fulmine e che tenerla in casa avrebbe allontanato tale pericolo. Ecco perché ancora oggi troviamo nelle case alpine diverse decorazioni a forma di ghianda di quercia sulle finestre e sulle loro ante, oltre che sulle colonnette principali di balconi e scale.
Sono pochi i boschi ricchi di vita come un querceto ad alto fusto. L'aperta cupola delle querce consente che molta luce raggiunga il suolo della foresta: le sue foglie marciscono velocemente dopo essere cadute dai rami, dando così un ottimo concime al terreno e consentendo la crescita di altri albero o arbusti, specialmente frassini e noccioli. Offre cibo e rifugio a molti animali e insetti. La quercia è l'albero più materno, o più paterno, delle zone temperate, se si considerano la grande quantità di specie che vivono intorno alle sue fronde: più di 500 specie di ragni e insetti, una quantità incredibile di uccelli e animali.
La sua imponenza e longevità, insieme ai tanti doni che offre agli uomini e agli animali, hanno ispirato il simbolo del padre, celeste e terreno, e conseguentemente anche quello della sovranità.
La quercia comune ha radici possenti e una tendenza a sviluppare un grosso tronco che sostiene il suo intenso metabolismo. La corteccia spessa la protegge dal calore, consentendole anche di sopravvivere in caso di incendio. Tuttavia, questo splendido albero non viene risparmiato dai fulmini; cresce vicino a corsi d'acqua sotterranei e produce forti correnti elettriche, forse proprio per questo la folgore è impietosa con lei.
I rami cambiano spesso direzione e la chioma si presenta così irregolare, così come le foglie.
La quercia ha proprietà astringenti, viene usata per la concia delle pelli. E' antisettica e sterilizzante e l'infuso della sua corteccia o delle foglie veniva utilizzato per i problemi intestinali, le infezioni dell'apparato digerente, i disturbi del fegato e urinari, oltre che per le emorragie. Veniva anche utilizzato per le abrasioni, le scottature, le ferite, le emorroidi, le gengive sanguinanti e le infiammazioni alle tonsille. La quercia è associata alla forza e alla costanza, insegna a dare valore al gioco, all'abbandono e alla fiducia.


Fonti:
- "Il vischio e la quercia", Riccardo Taraglio
- "Iniziazione ai culti celtici", Daniela Bortoluzzi, Ada Pavan Russo
- "Lo spirito degli alberi", Fred Hageneder
- "Florario", Alfredo Cattabiani



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