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martedì 30 settembre 2014

Recensione: "Nel tempo dei lupi. Una storia al confine" di Giacomo Revelli



Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Eccomi di nuovo qua con una nuova recensione, questa volta di un libro ambientato nella mia zona scritto da un autore italiano. Mi era stato consigliato qualche mese fa, eccovi dunque il mio commento.



Autore: Giacomo Revelli
Editore: pentàgora
Pagine: 230
Prezzo:  12,00 euro

Trama: Guido, tecnico torinese, si reca sui monti alle spalle d'Imperia, in terra brigasca, dove incontra Giusè, detto "Burasca", e la femmina di un lupo. La storia è costruita sul confine tra la modernità delle tecnologie più avanzate e l'apparente immobilità del mondo pastorale, tra un giovane del nostro tempo e un vecchio che sembra provenire dal passato, tra Italia e Francia, tra l'umano e il selvatico, tra la deriva della ragione e la sapienza dell'istinto. Un romanzo di formazione, sul ritorno a origini che abbiamo dimenticato.

Voto:
Recensione
Ho scoperto "Nel tempo dei lupi" per puro caso, girovagando fra le bancarelle di un mercato delle pulci. Parlando con uno dei venditori, mi è stato consigliato questo libro, ambientato in luoghi che conosco e che frequento, ovvero nei dintorni di Triora. Chi mi conosce, sa quanto io ami le zone selvagge della Valle Argentina e del paese delle streghe, se poi tra gli ingredienti del libro aggiungiamo un lupo e il rapporto uomo-natura, il tutto assume per me un fascino irresistibile. Senza pensarci troppo su, dunque, ho ordinato il libro e ho iniziato a leggerlo subito, una volta preso in mano.
Vista su Realdo
"Nel tempo dei lupi" è un libro che sa conquistare il lettore, ma lo fa lentamente, facendosi pian piano strada nel suo cuore. Ci si accorge di essersi affezionati ai personaggi e ai luoghi della storia quando è ormai troppo tardi e le pagine che separano dal finale sono sempre di meno e la nostalgia nel nostro animo sempre più grande.
Revelli, autore emergente ligure, scrive con uno stile semplice e accattivante al tempo stesso, utilizzando un linguaggio ricco e a tratti quasi poetico. Sono numerose le frasi in dialetto, talvolta tradotte dall'autore, altre volte no, ma il significato è facilmente deducibile dal contesto o con un po' di arguzia. Pur abitando da sempre in Liguria, non ho mai imparato il dialetto della mia zona né ho avuto modo di sentirlo molto spesso, eppure sono riuscita a comprendere quasi ogni frase, quindi posso assicurare che la scelta linguistica non rappresenta uno scoglio per il lettore.
Il ritmo della narrazione è lento nell'incipit, ma diviene sempre più incalzante, tant'è che al lettore sembrerà quasi di leggere un giallo, rapito dagli eventi scaturiti dalla penna dell'autore.
Le vicende narrate si svolgono intorno a Realdo, paesino delle Alpi Liguri che affaccia sulla Valle Argentina. Come si evince dalla trama, la storia è semplice, pur celando al suo interno tematiche profonde e importanti. Protagonisti di questa storia, che mescola antichità e modernità, sono Guido Valperga, tecnico torinese che si occupa di installare antenne, e Giusé, soprannominato dai aompaesani Burasca, che vive isolato dal mondo insieme alle sue capre e alle galline ad Abenìn, nei pressi di Realdo. E' impossibile non affezionarsi a entrambi a storia conclusa.
Guido, figlio della modernità, ama il proprio lavoro e lo svolge con la convinzione che le antenne che egli stesso è incaricato di installare siano di aiuto all'umanità, un tassello fondamentale del progresso. Quando il titolare dell'azienda per cui lavora gli chiede di porre un'antenna in un paesino sperduto delle Alpi Liguri, Guido accetta senza farsi troppe domande, ignaro del fatto che quello che quello che sta per intraprendere non sarà solo un viaggio fisico, ma un itinerario alla scoperta di un'autentica saggezza e di un profondo cambiamento interiore. Sulle montagne, Guido incrocerà i suoi passi con quelli di Giusé Burasca, uomo anziano, contadino e allevatore dai modi burberi e schietti, che gli insegnerà un modo di comunicare del tutto nuovo per lui, un linguaggio antico, semplice e molto più diretto rispetto a quello portato dalla modernità e dalle antenne, nell'era di telefonini e di internet.
Muta spettatrice delle vicende narrate da Revelli, è una lupa: silenziosa, selvaggia e misteriosa, con la sua presenza sconvolgerà ogni certezza di Guido e Giusé.
Come dicevo, sono molti i temi e i significati che l'autore ha disseminato lungo il suo romanzo. Il sottotitolo di questo libro è "Una storia al confine". Revelli parla molto di confini nella sua opera: il confine tra l'Italia e la Francia, dove le vicende sono ambientate; il confine tra antichità e modernità, tra umanità e bestialità, tra civiltà e zone selvagge e incontaminate. Durante tutta la lettura, il lettore sentirà prepotentemente il confronto tra i confini, quelli reali e immaginari che l'uomo stesso ha creato, quelli ai quali la natura non obbedisce perché le leggi dell'uomo non hanno validità assoluta su tutto e sfuggono al suo controllo, a differenza di quanto egli stesso tenda a pensare. L'autore, tramite la voce dei suoi personaggi, induce il lettore a pensare sull'inutilità degli oggetti di cui l'uomo moderno si circonda, dando a essi un'importanza eccessiva e del tutto priva di senso. Le comunicazioni degli sms, del web, dei social network, non sono che fittizie. Grazie alle nuove e sofisticate tecnologie odierne, esse arrivano ovunque, ma l'unico ripetitore che non riescono a toccare è il più importante: quello del nostro cuore. L'uomo moderno è costantemente distratto dalla tecnologia, bombardato com'è da informazioni, messaggi e quant'altro. E' troppo occupato a "comunicare" per accorgersi della vita che gli scorre attorno, del tempo che scivola via e delle cose che davvero hanno importanza. Questo, Guido lo imparerà sulla propria pelle, confrontandosi non solo con il vecchio Giusé, che non sa neppure cosa siano internet e gli sms, ma anche dalla natura selvaggia che circonda Realdo, quella che mette a nudo l'uomo davanti all'essenzialità della vita più vera, costringendolo a rivalutare ogni certezza.
Un'altra tematica affrontata da Revelli, a me molto cara, è quella dell'importanza del lupo in natura e del suo rapporto travagliato e doloroso con l'uomo. "Nel tempo dei lupi" non parla di ecosistemi naturali né della rottura degli equilibri avvenuta per mano dell'uomo, eppure tutte queste cose sono presenti tra le pagine del romanzo. Il lupo, animale che più di ogni altro incarna l'idea del selvaggio, è stato vittima di crudeli persecuzioni da parte dell'uomo, a tal punto da aver rischiato l'estinzione. Grazie alla sua memoria genetica, questo splendido animale ha sviluppato una grande diffidenza nei confronti dei suoi persecutori, motivo per cui per molto tempo non si è più avvicinato al nemico a due zampe. Grazie all'opera di studiosi e ambientalisti, il lupo sta ritornando a popolare le nostre montagne, persino qui, sulle Alpi Liguri, è ormai accertata la sua presenza. Ma il pregiudizio e l'ignoranza sono rimasti i principali nemici del lupo anche ai tempi odierni, nell'era delle sofisticate tecnologie in campo agricolo e di allevamento del bestiame. Ci sarebbero fiumi d'inchiostro da versare sull'argomento, ma non voglio perdere il filo del discorso. Revelli, con delicatezza e semplicità, riporta in vita gli antichi conflitti tra uomini e lupi, riapre vecchie ferite non ancora rimarginate, e lo fa per indurre il lettore a riflettere. C'è tra le pagine del suo romanzo un'evidente critica nei confronti dell'irrazionalità umana, che continua con decisione a vedere nella natura più autentica una grande e incontrollabile minaccia. Eppure è proprio dalla Natura che tutti noi veniamo e a essa dovremmo ricongiungerci se vogliamo cambiare davvero le cose. Guido impara anche questo nel suo periodo di permanenza ad Abenìn, e sarà proprio lui a dimostrare che un cambiamento è ancora possibile, che la natura è pronta a perdonare gli errori umani come solo una madre paziente sa fare. Ho trovato profondamente emozionanti gli incontri di Guido con la lupa, volti a simboleggiare il ricongiungimento dell'uomo con il selvaggio che ognuno ha dentro di sè. Spesso si tende a pensare che sensibilità sia sinonimo di debolezza, attribuiamo spesso le emozioni forti e profonde alla natura femminile... in questo romanzo l'autore rovescia queste "credenze", donando la sensibilità a personaggi maschili, apparentemente forti e sicuri di sè, ma profondamente vivi e veri. La sensibilità di Guido lo indurrà a non abbandonare l'anziano Giusé Burasca alla solitudine, a prendere a cuore il suo bestiame e a inseguire una lupa sui monti. Sarà la sua sensibilità a infondergli il coraggio necessario per il cambiamento.
Al termine della storia, il lettore non potrà che sentirsi nostalgico e malinconico per aver abbandonato le pagine di "Nel tempo dei lupi", intrise di antichi profumi e natura selvaggia.
Valle Argentina, particolare
Il romanzo di Revelli mi ha ricordato per i personaggi e i temi trattati "L'uomo che piantava gli alberi" di Jean Giono, "Il passaggio dell'orso" di Giuseppe Festa e "La via del lupo" di Marco Albino Ferrari. Se avete letto e amato uno di questi libri, non potrete che innamorarvi anche di questo. 
C'è in queste pagine una ricerca importante, una conoscenza e una documentazione profonde non solo dei luoghi, ma anche delle tematiche affrontate. Non c'è superficialità in questo libro, cosa singolare in un'epoca editoriale in cui ogni cosa diventa un romanzo, in cui l'importanza dei contenuti passa sempre più in secondo piano per lasciare posto alle tendenze del momento.
Unica pecca del libro, non imputabile all'autore, è la scelta editoriale di non usare alcuna punteggiatura per i dialoghi, cosa che mi ha reso un po' difficoltosa la lettura.
"Nel tempo dei lupi" si rivolge a tutti, adulti e ragazzi, giovani e anziani. Consiglio questo libro a chi desidera una lettura che faccia evadere dal cemento cittadino, a chi ama le storie ambientate nella natura e a chi vuole dedicarsi a una lettura semplice e leggera, ma profonda per le riflessioni che suscita. Il libro saprà incantarvi come la prima nevicata dell'inverno, conquistandovi con il suo profumo di selvatico. 

L'autore gestisce un blog, "Baroni Rampanti". Il suo "Nel tempo dei lupi" è arrivato tra i finalisti al concorso letterario RAI "La Giara".

Che ne pensate? Lo leggerete?




1 commento:

  1. Sembra davvero coinvolgente questo libro! Trattandosi anche di una cosa che adoro e che mi manca spesso ovvero.. la natura e di uno dei miei animali preferiti!
    Grazie per questa condivisione! A presto.. PollySilvia ^^

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