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venerdì 1 aprile 2016

Anteprima: "La Tela del Maligno" di Gianpiero Pisso


Buon pomeriggio, mie care mele!
Scusate la latitanza sull'Albero, ma gli impegni sono davvero tanti ultimamente, spero di riuscire a pubblicare vari post che ho in arretrato molto presto. Comincio da questo, un'anteprima di un autore emergente giunta nella mia casella di posta elettronica qualche giorno fa.
Quando mi è arrivata la mail dell'autore, non ho potuto fare a meno di notare l'attenzione e la cura con cui egli ha spulciato il mio blog, cogliendone gli aspetti principali e persino la mia personalità tra le righe. Insomma, non è cosa da tutti i giorni! E poi, il testo che mi andava presentando mi ha rimandato molto agli anni dei miei studi in Accademia, quando vivevo di pane e Storia dell'Arte, praticamente.
Eccomi qui, dunque, a presentarvi questo romanzo dallo studio attento e dalla documentazione precisa. E' un po' estraneo alle solite letture che faccio, ma lo trovo interessante, anche perché si lega bene con il mio passato e il mio animo artistico.


Titolo: La Tela del Maligno
Autore. Gianpiero Pisso
Editore: Eretica Edizioni
Pagine: 254
Prezzo: 15 euro
Pubblicazione: aprile 2015

Trama: Antonio Vassilacchi, insigne pittore di scuola veneziana e greco di origine, è vissuto sulla laguna ai tempi dei grandi Tiziano, Tintoretto e Veronese. Affronta un lungo viaggio da Venezia a Perugia, unicamente per osservare come si comportano i fedeli durante la santa messa domenicale nella chiesa di San Pietro, adiacente al convento benedettino della città. Lì, alcuni anni prima, aveva dato una valida dimostrazione della sua arte, dipingendo ben undici tele della vita del Cristo, commissionate dal priore benedettino del convento. Lo scopo della sua visita a Perugia è di costatare personalmente come i perugini avessero accolto il suo undicesimo dipinto, il più grande, quello che raffigura San Benedetto da Norcia, attorniato da santi, papi, porporati, che aveva denominato "Trionfo dell'Ordine dei Benedettini" e che faceva bella mostra sulla parete di ingresso alla chiesa. In quella tela aveva portato a termine la sua vendetta, mimetizzando il volto di un demone che si poteva però scorgere solo facendo molta attenzione alla visione d'assieme e non avvicinandosi troppo al dipinto. Altrimenti si sarebbero scorti solo i particolari, una schiera di prelati. Perugia non aveva reagito come si sarebbe atteso. Il suo piano di scandalizzare la città era fallito. Nessuno si era accorto delle sue intenzioni. Durante il viaggio di ritorno in diligenza alla laguna ripercorre le tappe più significative e anche più dolorose della sua vita che lo avevano portato, giovanissimo, a Venezia: l'apprendistato alla bottega del Veronese, gli amori, la peste, le amicizie e i tormenti per l'apparizione di una figura misteriosa che lo aveva in varie occasioni spaventato. Il demonio sembra accanirsi in modo particolarmente violento contro di lui. A Perugia, con il suo allievo prediletto, termina i lavori della commessa e consegna al priore benedettino le sue tele, compresa l'undicesima, quella con la quale condanna il Maligno a respirare ogni giorno il fumo delle candele, prigioniero in un luogo consacrato. Ci può essere punizione più grande per un angelo decaduto, causa di tanti mali? Poco importa se sinora i perugini non si siano ancora accorti di nulla.

L’autore 
Nato in provincia di Varese, sul Lago Maggiore, dove attualmente risiede con la sua famiglia, Gianpiero Pisso è laureato in ingegneria aeronautica e ha, per molti anni, lavorato come dirigente industriale in grosse società italiane e multinazionali straniere. Ama viaggiare e dedicarsi alle sue tre principali passioni: scrivere, leggere e dipingere ad acquarello. La sua narrativa, sempre attuale e talvolta ironica, rifugge dagli eccessi e vuole proporsi come una lettura spensierata, disinvolta e scacciapensieri. Vincitore del premio nazionale “Le Porte del Tempo” 2012, categoria Saggistica, con l’opera La profezia del Cristo Pagano, edita da Eremon Edizioni. Ha pubblicato anche con Kindle l’e-book Rudiobus, il cavallo d’oro.

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