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mercoledì 16 ottobre 2013

Recensione: "La straniera" di Diana Gabaldon


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Finalmente è giunta l'ora di recensirvi questo romanzo, che mi ha tenuta occupata per moltissimo tempo e che ho rischiato più volte di abbandonare. Non vedevo l'ora di recensirvelo, ma vi avviso: questa volta non riesco proprio ad essere buona, mi dispiace u_u


Autore: Diana Gabaldon
Editore: Tea
Pagine: 838
Prezzo: 11,00 euro

Trama: Nel 1945 Claire Randall, un'infermiera militare, si riunisce al marito alla fine della guerra in una sorta di seconda luna di miele nelle Highland scozzesi. Durante una passeggiata la giovane donna attraversa uno dei cerchi di pietre antiche che si trovano in quelle zone. All'improvviso si trova proiettata indietro nel tempo, di colpo straniera in una Scozia dilaniata dalla guerra e dai conflitti tra i clan nell'anno del Signore 1743. Catapultata nel passato da forze che non capisce, Claire si trova coinvolta in intrighi e pericoli che mettono a rischio la sua stessa vita e il suo cuore.

Voto:
Recensione:
Come si evince dalla trama, "La straniera" narra la storia di Claire Randall, una giovane infermiera di guerra che si riunisce in Scozia con il marito Frank al termine del secondo conflitto mondiale per concedersi una seconda luna di miele.  Trascorrono le loro giornate nelle Highlands scozzesi, felicemente innamorati, e tra visite ai laghi, ai castelli e immersioni nella storia e negli alberi genealogici della famiglia di Frank, finiscono per imbattersi nell'antico cerchio di pietre druidico di Craigh na Dun. Claire, appassionata di botanica e fitoterapia, tornerà da sola in quel luogo intriso di mistero e di magia per raccogliere un'erba che vi aveva visto durante la sua visita insieme al marito. Ma non farà mai ritorno a casa, perchè al suo arrivo nel cerchio di pietre si aprirà un varco spazio-temporale, che la catapulterà direttamente nella Scozia del 1743. Tra intrighi politici, banditi senza scrupoli e pericoli vari, Claire si troverà costretta a dover sopravvivere in un luogo privo delle comodità legate all'età moderna, lontana secoli da suo marito e dalla vita che conduceva in precedenza. La sua vita è divisa a metà, così come lo sono il suo destino e il suo cuore, che inizierà presto a battere per un altro uomo.
Il lessico utilizzato dalla Gabaldon è semplice, arricchito talvolta da termini ricercati e da espressioni tipiche dello scozzese. Nei dialoghi l'autrice non si riserva di utilizzare un linguaggio più scurrile, lasciandosi sfuggire qualche parola volgare, cosa che solitamente detesto nei libri, ma che qui sono riuscita a tollerare.
Ho trovato il ritmo della narrazione molto lento, a causa della totale mancanza di azione per gran parte della durata del romanzo.
Le descrizioni che l'autrice fa di personaggi, paesaggi e situazioni sono molto dettagliate. Nonostante ciò, ho trovato poca Scozia in questo romanzo; non ho respirato le atmosfere che caratterizzano i paesaggi scozzesi, malgrado l'accurata descrizione che l'autrice fa degli abitanti di questa incantevole regione. A differenza di quanto si possa pensare vista la mole del libro, i personaggi non sono molti e purtroppo non risultano ben caratterizzati. Nelle prime pagine del romanzo il lettore si ritrova dinnanzi ad una protagonista tutta d'un pezzo, tant'è che ho subito pensato: "Finalmente una grande protagonista femminile, carismatica, simpatica, forte e solare al punto giusto!" Niente di più sbagliato purtroppo. Claire Randall, infermiera dalla personalità energica e affascinante, si trasforma ben presto in un personaggio piatto e deludente, che finisce per tradire miseramente le aspettative del lettore. Da persona indomita e caparbia si trasforma ben presto in una donna sottomessa, che si lascia trascinare dalle persone e dalle situazioni che la circondano. Pur di raggiungere i suoi scopi, diventa fredda e calcolatrice, arrivando a compiere gesti che il lettore non di darebbe mai aspettato da lei. Questo perchè la Gabaldon ha finito per snaturare il carattere della protagonista, dimenticandosi quasi completamente del suo background e andando così a cozzare inesorabilmente contro l'etica del personaggio da lei creato. Claire dunque sembra quasi subire un'evoluzione all'interno del romanzo, ma in senso contrario.
Il secondo protagonista della storia è Jamie Fraser, aitante giovanotto scozzese testardo e coraggioso, bello oltre ogni dire, ma purtroppo non privo di contraddizioni anche lui. Sono rimasta del tutto disgustata da alcune scene che lo hanno riguardato in prima persona, tanto che l'autrice ha finito per stravolgere il suo personaggio con gli ultimi avvenimenti sul finire del libro. Senza contare la scarsa originalità della Gabaldon nell'aver creato un coprotagonista maschile scontato e costruito: bello, alto, muscoloso, forte, dolce e simpatico quanto basta per far crollare ogni donna ai suoi piedi. In altre parole Jamie è semplicemente perfetto, l'uomo che (quasi) ogni donna vorrebbe avere per sé. Niente a che vedere con personaggi maschili del calibro dell'affascinante Capitano Rhett Butler di "Via col vento", o il misterioso Mister Rochester, coprotagonista di "Jane Eyre"...
Purtroppo non sono riuscita ad affezionarmi a nessuno dei personaggi, nonostante il grande coinvolgimento emotivo che mi abbiano suscitato alcune scene narrate. I personaggi, tutti, restano inermi, incapaci di evolvere veramente e mostrarsi cambiati, migliorati al termine del romanzo.
La scrittura dell'autrice si dimostra immatura, come confermano alcune scene inverosimili e le diverse incongruenze seminate lungo tutta la narrazione. Nei primi capitoli assistiamo a scene d'amore e di tenerezza fra Claire e suo marito Frank. In seguito, Claire viene catapultata nella Scozia del Settecento, e non solo si adatta con molta facilità alle scomodità del passato, ma ripensa pochissime volte al marito, dimenticandolo del tutto. A rigor di logica, credo che una donna della metà del Novecento che ha vissuto le atrocità della seconda guerra mondiale e che ha da poco riabbracciato il marito possa solo rimanere sconvolta dalla nuova separazione, causata oltretutto da un avvenimento sovrannaturale quale lo è un viaggio nel tempo.
Altro esempio di scena inverosimile è quella in cui Claire decide di confessare la sua storia e i suoi peccati (credetemi, sono molti) a un prete del Settecento. Quest'ultimo, anzichè scandalizzarsi delle rivelazioni della protagonista, la asseconda col sorriso sulle labbra, affermando che le azioni di Claire sono state volute dal Signorre... Tutto questo perchè l'autrice sembra voler giustificare le azioni (e le contraddizioni) di Claire agli occhi del lettore. Di fatto però è del tutto inverosimile che un uomo di Chiesa del Settecento accetti con così tanta facilità ed emancipazione argomenti quali la magia, l'adulterio, l'omicidio, argomenti che la Chiesa fatica ad accettare nel ventunesimo secolo, figurarsi nel sedicesimo!
L'immaturità della scrittrice trapela anche da alcuni grossolani errori che sarebbero stati facilmente evitabili con la giusta documentazione e con un po' più di attenzione.
Inizialmente Claire ci viene presentata come un'infermiera; appassionata al suo lavoro e delle arti curative, la protagonista decide di studiare anche un po' di fitoterapia. A questo scopo le viene fornito un libro, che lei riesce appena a sfogliare prima di viaggiare indietro nel tempo. Eppure, nonostante sia digiuna di botanica ed erboristeria, Claire se la cava benissimo fin da subito nel passato come guaritrice, raccogliendo piante officinali e creando intrugli volti alla guarigione dei suoi pazienti. Ma non finisce qui: i rimedi che spesso usa, sono a base di piante che non esistevano in Scozia all'epoca, poichè originarie di altri luoghi. Ne è un esempio l'Aloe, che la Gabaldon fa utilizzare a Claire; la suddetta pianta predilige climi caldi e secchi, ce la vedete sotto le incessanti piogge scozzesi del Settecento?
Il romanzo si presenta infinitamente lungo, non tanto per il numero di pagine, ma per la povertà della trama in esse contenuta. Ai due protagonisti succede tutto e niente, l'autrice li coinvolge in varie peripezie, ma nessuna ha un valore strutturale all'interno della trama. Sembra proprio che la Gabaldon abbia voluto allungare il brodo, ma il suo libro pecca di sostanza. Per non parlare delle scene di sesso che costellano tutto il romanzo, fini a se stesse, inutili e descritte fino allo sfinimento. La sessualità è molto presente all'interno del romanzo, l'autrice ne fa continui e fastidiosi riferimenti, del tutto inopportuni. Senza contare le scene in cui la sessualità sfocia nella violenza, quella sadica e masochista del tutto ingiustificata che mi ha portato a disgustare il romanzo e tutti i suoi personaggi. Ho letto altri libri con descrizioni di violenze, di scene crude e di sesso (come per esempio "I Pilastri della Terra" di Ken Follett), ma nessuno ha suscitato il mio ribrezzo come questo. Sul retro della copertina il libro viene definito come un "Romanzo storico sentimentale", ma io vi ho trovato poca storia e troppo romance, non so come mai "La straniera" non sia finito nel catalogo "Harmony" perchè ne avrebbe tutte le caratteristiche.
Nel libro della Gabaldon si parla spesso di "amore"... ma l'amore per me è ben altra cosa. Si può chiamare amore l'attaccamento sessuale ad una persona? Amore significa chiamare tua moglie "prostituta" o tuo marito "lurido bastardo"? Non mi risulta proprio. Mi dispiace, ma malgrado i miei immensi e titanici sforzi non riesco a trovare un solo lato positivo a questo libro. Perchè ho dato 2 stelline e non una sola allora? Perchè purtroppo esiste di peggio sul mercato editoriale, ma non è una lettura che consiglierei, neppure (anzi, soprattutto) alle ragazzine adolescenti.

Voi che ne pensate? Lo avete letto?

4 commenti:

  1. Che peccato, a me era piaciuto molto, tant'è che poi ho letto l'intera (e lunghissima) saga... però, si sa, i gusti sono gusti!
    Bellissima, comunque, questa grafica di Halloween!

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    1. Oltre alla storia, che proprio mi è sembrata del tutto piatta, ho trovato delle imprecisioni (come ho già avuto modo di dire nella recensione). Non amo molto questo genere di romanzo, proprio per l'essere troppo simile agli Harmony, che non ho mai potuto soffrire. I gusti sono gusti, è vero, mi fa piacere che tu abbia vissuto questo libro diversamente da me, visto che io l'ho letto con l'angoscia e l'ansia di finirlo al più presto per togliermelo di torno! =P

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  2. Mi spiace che ti abbia, uhm.. "schifata" così tanto :( (non mi viene un termine migliore, chiedo venia)

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    1. Eh, dispiace anche a me, speravo proprio che fosse una lettura diversa =(

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