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lunedì 13 luglio 2015

A tu per tu con... Vanessa Roggeri, autrice di "Fiore di fulmine" e "Il cuore selvatico del ginepro"


Bentornati nella mia Foresta Incantata! E' con immenso piacere che oggi ospito sotto le fronde degli alberi qui intorno una scrittrice che amo particolarmente e che si è conquistata un posto tra i miei preferiti. Sto parlando di Vanessa Roggeri, autrice di "Il cuore selvatico del ginepro" (recensione qui) e "Fiore di fulmine" (recensione qui). Sedetevi comodi, siete pronti? Bene, possiamo cominciare =D

1) Ciao Vanessa! Presentati ai lettori del blog.
Ciao a tutti, mi chiamo Vanessa Roggeri, ho &*% anni, sono nata e cresciuta a Cagliari, sono laureata in Relazioni Internazionali, ho sei gatti e con grande determinazione e costanza sono riuscita a realizzare il sogno di diventare una scrittrice. I miei romanzi sono “Il cuore selvatico del ginepro” e “Fiore di fulmine”, entrambi edizioni Garzanti.

2) Sia “Il cuore selvatico del ginepro” che “Fiore di fulmine” hanno personaggi femminili dalla forte personalità. C'è una ragione precisa dietro alla scelta di raccontare storie di donne, mettendo in secondo piano i personaggi maschili?
Storie di donne perché vengo da una famiglia in cui ho sentito maggiormente presenti le figure femminili. Sono state il mio punto riferimento, più di quelle maschili. È così che le storie risultano più autentiche e vere, quando parli di ciò che sai.

3) Sono rimasta estasiata, folgorata, dalla caratterizzazione dei tuoi personaggi. Come dice il retro della copertina di “Fiore di fulmine”, la tua penna indaga le pieghe più intime dell'animo umano. Non vogliamo certo sapere tutti gli ingredienti segreti del tuo talento, ma quanto studio c'è dietro la costruzione di un personaggio? Servono tanto spirito di osservazione e un certo acume, ma c'è anche dell'altro?
Il segreto è proprio questo: un grande spirito di osservazione, amore per i dettagli, oltre a una inclinazione naturale nel saper desumere i caratteri dai comportamenti. Non mi stanco mai di osservare le persone, di coglierne i tratti salienti con poche occhiate. Ovunque mi trovi c’è sempre qualcosa di interessante da studiare, un tic nervoso, un intercalare nel parlare… L’umanità offre un vasto e variopinto campionario di personaggi, bisogna soltanto guardarsi intorno.

4) Come scegli i nomi dei tuoi personaggi?
La scelta dei nomi è una fase molto importante. Per me i nomi devono avere un significato e accordarsi sempre con la personalità dei protagonisti. Per fare un esempio, il nome della protagonista di Fiore di fulmine, Nora, rappresenta un omaggio sia alla omonima città fenicia che sorge sulla costa a pochi chilometri da Cagliari, sia alla mia eroina prediletta della storia sarda, Eleonora d’Arborea.

5) Dai tuoi romanzi traspare l'amore per la tua terra, la Sardegna. Ma cos'altro ti ispira per dar vita alle tue storie?
L’ispirazione può arrivare da qualsiasi fonte; immagini, frasi carpite dove meno ti aspetti, fatti di cronaca, vita reale così come un ricordo della giovinezza che ritorna all’improvviso. Qualcosa ti colpisce e la tua mente incomincia a creare degli scenari, a formulare ipotesi e congetture, a formulare il primo abbozzo dell’idea per la tua nuova storia. Lo considero il momento più puro ed entusiasmante di tutta la fase creativa.

6) Quanto di reale c'è nelle tue storie? Ti sei basata su episodi della tua vita, o di conoscenti, realmente accaduti?
Di reale c’è sempre tantissimo. Al di là della trama principale che è frutto della mia fantasia, cerco sempre di ancorare la storia a una solida base reale. In Fiore di fulmine, il villaggio minerario di Monte Narba, o i numerosi luoghi che descrivo della Cagliari di inizio ‘900, sono tutti luoghi esistenti o esistiti, e ciò richiede un accurato lavoro di ricerca.

7) L'elemento soprannaturale è presente, in modi diversi, in entrambi i tuoi libri. Come mai hai scelto proprio di raccontare storie di streghe, spiriti, fantasmi?
Il perché è molto semplice: perché i misteri e gli archetipi soprannaturali mi affascinano tantissimo. Ho bisogno di un pizzico di irrealtà, di magia, di sogno per stuzzicare la mia fantasia di scrittrice. I piedi devono essere ben poggiati alla terra, ma per poter prendere la rincorsa e spiccare il volo.

8) Quanto sono importanti le tradizioni e le credenze popolari per te? Sono ancora così radicate nella Sardegna di oggi? Ti definisci un po' superstiziosa anche tu?
Non sono superstiziosa, forse però qualche condizionamento nell’infanzia l’ho subito anch’io. Ad esempio, dopo una severa sgridata da parte di mia nonna, a distanza di trent’anni, tutt’ora sto bene attenta a non mettermi a croce negli usci di casa perché si dice che porti grande sfortuna. Certi retaggi della tradizione sono talmente radicati da non poter essere cancellati così facilmente. La Sardegna vive di tradizioni, fanno parte della nostra cultura sarda. Rinunciarvi significherebbe perdere la nostra identità.

9) E ora una domanda un po' “romantica”: ti piace scrivere a mano le tue storie o le batti subito al pc?
A mano prendo solo gli appunti. Scrivo le storie sempre e solo al pc. È come se, con le dita sulla tastiera, entrassi automaticamente in modalità “scrittrice”.

10) I tuoi lettori sono molti: qual è il tuo rapporto con loro e in generale cosa ti dicono dopo aver letto i tuoi libri?
I lettori riescono a trovare il modo di stupirmi ogni giorno con i loro messaggi. Confezionano piccole recensioni talmente ben articolate nell’esprimermi i sentimenti che la lettura dei miei libri è riuscita a suscitare in loro, da toccarmi il cuore. Al di là dei commenti più frequenti, ciò che non fanno mai mancare è un “grazie” per le emozioni che ho donato loro attraverso le mie storie. E io ringrazio loro perché ricevere questo affetto e sostegno è la gratificazione più grande. Il rapporto scrittore-autore è in questo senso vicendevole.

11) I tuoi libri/autori preferiti e quelli che hanno ispirato il tuo stile.
Ho affermato molte volte che Emily, e soprattutto Charlotte Bronte, sono le mie muse ispiratrici, non soltanto perché hanno scritto dei capolavori immortali, ma anche per ciò che queste donne morte giovanissime nell’Inghilterra puritana dell’800 hanno rappresentato: un vento di passioni e speranza che rompeva col passato e le convenzioni, un desiderio di riscatto e felicità che purtroppo non hanno avuto modo di realizzare nella vita reale, ma che hanno vissuto attraverso le loro storie.

12) Quali sono gli ingredienti principali per la buona riuscita di un romanzo secondo te?
Per me un buon romanzo può essere definito tale quando presenta determinate caratteristiche:
Un protagonista sfaccettato in cui tutti possono riconoscersi;
Una trama che trascini i personaggi come una forza inarrestabile;
Una storia che stimoli l’intelligenza e colpisca le emozioni più profonde del lettore;
Una bella forma estetica, ovvero, una bella scrittura.

13) Cos'è per te la scrittura?
La mia vocazione. Il mio baricentro.

14) Durante la stesura dei tuoi due libri hai ascoltato della musica? Se sì, quali sono le loro colonne sonore?
Se mi viene voglia la ascolto prima d’iniziare per ritrovare una certa carica emotiva, ma in genere mai durante la stesura. Mi disturba, così come il chiasso e il vociare.

15) Quale dei tuoi personaggi ti rispecchia di più?
Nessuno in particolare. Forse c’è una maggiore empatia con Nora perché in lei ho messo molto dello spirito sardo indipendente, forte e orgoglioso.

16) Hai altri romanzi in cantiere?
Naturalmente sì. Questa volta però non faccio anticipazioni perché voglio che sia una sorpresa.

Noi siamo curiosissimi! Non ci resta dunque che salutarti e farti tantissimi auguri per la tua carriera e i progetti futuri. Grazie per essere stata con noi! =D


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