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giovedì 1 dicembre 2016

Recensione: "Daphne" di Tatiana de Rosnay


Bentornate sull'Albero, mie care mele!
Eccomi qui con una nuova recensione, questa volta di un libro un po' insolito che mi ha appassionata non poco.

"Questo libro si legge come un romanzo. 
Ma niente è inventato. E' tutto vero. 
E' il romanzo di una vita."


Titolo: Daphne
Autore: Tatiana de Rosnay
Editore: Neri Pozza
Pagine: 427
Prezzo: 18,00 euro

Trama: Il 13 maggio 1907 a Mayfair, in una imponente dimora nasce Daphne du Maurier, figlia di Gerald e Muriel Beaumont. Sua madre, Muriel, è un’ex attrice di teatro, che ha esordito sulle scene nel 1898, anno in cui era quasi un’adolescente. Nel 1902 ha incontrato Gerald; recitavano nella stessa commedia, scritta da quello che sarà poi un amico di famiglia: James Matthew Barrie, detto zio Jim, l’autore di Peter Pan. Abile, creativo, affascinante sulle scene, Gerald du Maurier è da tempo oggetto di venerazione delle spettatrici che accorrono numerosissime alle sue rappresentazioni, e non tarda a esserlo anche di sua figlia Daphne, suscitando, tra le mura domestiche, una malcelata gelosia da parte di Muriel. Daphne attende con impazienza quei momenti privilegiati al primo piano di Cannon Hall, la casa in cui, con una sigaretta tra le dita, Gerald le racconta l’infanzia di suo padre, pittore e romanziere che si era dedicato alla scrittura grazie all’amico Henry James. La lettura dei romanzi del nonno, apre a Daphne il mondo incantato della letteratura. Leggere Dickens, Thackeray, Scott, Stevenson, Wilde le appare un sortilegio, una potente via di fuga, tanto affascinante quanto l’Isola Che Non C’è di Peter Pan, l’eroe che è entrato nel suo cuore una sera d’estate della sua infanzia. Vestita come un impertinente ragazzino, con calzoncini corti, calzettoni di lana, grosse scarpe sgraziate, anche Daphne ha la sua Isola Che Non C’è, il mondo racchiuso in un quaderno lungo e nero, su cui scrive nel silenzio della sua stanza al secondo piano. Un quaderno in cui si annuncia già il suo luminoso destino di scrittrice… Con una prosa impeccabile, Tatiana de Rosnay ci restituisce il romanzo della vita di una delle più complesse e tormentate figure di donna del Novecento, la scrittrice inglese Daphne du Maurier, autrice di romanzi come Rebecca, la prima moglie, Gli uccelli, Jamaica Inn.

Voto:


Recensione:
Mi sono imbattuta in questo libro per puro caso, girovagando sul web. Prima di incontrare questa magnifica biografia, non conoscevo Daphne du Maurier, per cui si è rivelata una grande scoperta sotto molti punti di vista. Come accade per tutti quei libri destinati a lasciare il segno, Daphne è venuto da me nel momento giusto, quando il mio cuore ne aveva bisogno, e questa magia mi ha affascinata di nuovo, come se non ne fossi già stata testimone altre mille volte.
Daphne du Maurier
Quella narrata nelle pagine di questo libro targato Neri Pozza - che, lasciatemelo dire, è sempre una garanzia - è una storia vera, la vita di una grande scrittrice e di una donna fuori dagli schemi.
E' encomiabile il lavoro svolto da Tatiana de Rosnay, la cui penna ci racconta le esperienze, le grandi passioni e i pensieri della celebre Daphne du Maurier. Non è semplice scrivere una biografia, ma lo è ancora meno costruirla in modo da interessare il lettore, appassionandolo come se stesse leggendo davvero un romanzo. La de Rosnay riesce in entrambe le cose, e per questo a lei va tutta la mia stima.
Daphne non risulta mai noioso, ci si affeziona alla protagonista di questa biografia, con il suo carattere indomito, la sua passionalità e la sua fierezza. Si partecipa con trasporto a tutto ciò che segna la vita di Daphne: le amicizie, gli amori, il matrimonio, i viaggi, le guerre, la stesura dei suoi romanzi e le passioni per i manieri immersi nella natura selvaggia.
Devo ringraziare Tatiana de Rosnay e Neri Pozza per avermi permesso di conoscere la famosa scrittrice, mi sarei persa molto altrimenti.
Tra le cose che ho trovato di maggiore interesse c'è sicuramente il cambiamento del mondo dell'editoria. Scrivendo libri a mia volta, conosco un po' l'ambito, e mi sono - ahimé - rattristata leggendo di come siano cambiate effettivamente le cose, purtroppo non in bene. Un tempo l'autore veniva scelto per le proprie qualità, per il suo modo unico di scrivere e per la bellezza dei propri scritti... cosa che non accade più oggigiorno, o per lo meno succede solo raramente. Una volta non si puntava sull'autore in quanto personaggio egli stesso, costruito a tavolino. Oggi, invece, più l'autore sa vendersi con la sua immagine, più facile sarà per l'editore notarlo e puntare sulle sue opere. Daphne du Maurier non apparteneva a questo genere di mondo, basato sulla commercialità. I suoi libri erano tutto fuorché convenzionali, lei stessa sosteneva che il suo intento fosse quello di suscitare scandalo, scalpore, di sorprendere il lettore e sconvolgerlo per i temi trattati, così fuori dal comune.
"Certamente esagero un po'" scriveva, "ma l'ho fatto di proposito. Le trovate romantiche sono certo più piacevoli da scrivere e da leggere ma, a causa forse del mio fottuto sangue francese, cerco sempre di grattare la superficie per scoprire il verminaio che vi si cela, e di eliminare ogni sentimentalismo."
Daphne era una donna che rifuggiva le convenzioni sociali: non amava gonne e salotti, detestava i ricevimenti, le cene di cortesia e non amava mostrarsi in pubblico né rilasciare interviste.
Nata agli inizi del Novecento, amava la sua libertà e lottò per costruire la sua indipendenza. Tatiana de Rosnay ci mostra il ritratto di una Daphne forte, caparbia, decisa nelle sue convinzioni, in un certo senso anche ribelle, che si è battuta strenuamente per ciò in cui credeva sacrificando, talvolta, ciò che aveva di più caro.
La biografia è divisa in cinque parti, rappresentanti cinque periodi della vita di Daphne, segnati irrimediabilmente dalle dimore in cui visse. Tatiana de Rosnay introduce ogni parte raccontando al lettore le emozioni da lei stessa provate visitando i luoghi in cui Daphne abitò. Questo permette al lettore di entrare maggiormente nelle atmosfere del libro, come se fosse egli stesso sulle tracce della famosa scrittrice.
Scompaiono le persone e le cose, non i luoghi.
Daphne du Maurier 

Daphne e i suoi figli davanti a Menabilly
A mio parere, la de Rosnay non avrebbe potuto scegliere modo migliore di procedere, vista l'importanza che Daphne dette alle case che occupò. Nel suo cuore un posto importante lo ebbe il maniero di Menabilly (Cornovaglia) che fu d'ispirazione per i suoi scritti. La scrittrice lo trasformo in Manderley, dimora su cui si incentrano le vicende di Rebecca, la prima moglie, il libro che rese celebre Daphne in tutto il mondo.
Non posso certo raccontarvi l'intera vita di questa scrittrice, lascio a voi il piacere di scoprirla. Sappiate solo che mi ha emozionata, coinvolta, sorpresa e appassionata, pur non essendoci dialoghi e pur rimanendo una biografia. Leggetelo se amate scrivere, perché tra le sue pagine troverete facilmente qualcosa che vi appartiene. Leggetelo se amate i libri di Daphne du Maurier e siete curiosi di sapere chi si celi dietro la cortina delle pagine. Infine, leggetelo se amate le storie di donne che costruiscono il proprio destino senza aspettare principi azzurri o di essere salvate dagli uomini. Come cita la quarta di copertina, niente è inventato, è tutto vero. Un motivo in più per leggerlo, non vi pare?

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