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mercoledì 26 ottobre 2016

Recensione: "The Quick" di Lauren Owen


Bentornate sull'Albero, mie care mele!
Eccomi qui con una nuova recensione, questa volta di un romanzo uscito da poco e che mi ha incuriosito fin da subito. Le aspettative erano alte, ma, ahimé, sono state deluse. Più sotto vi spiego il perché.


Titolo: The Quick. Misteri, vampiri e sale da tè.
Autore: Lauren Owen
Editore: Fazi editore
Pagine: 528
Prezzo: 17,50 euro

Trama: Inghilterra, fine Ottocento. James e Charlotte sono due fratelli orfani che vivono in una dimora signorile sperduta nella campagna inglese. Una volta cresciuti le loro strade si dividono: James, timido aspirante scrittore, terminati gli studi a Oxford divide l’appartamento in affitto a Londra con un affascinante giovane aristocratico. Grazie alle conoscenze del ragazzo, viene introdotto nei salotti dell’alta società e trova l’amore dove non se lo sarebbe mai aspettato. Poi, improvvisamente, scompare senza lasciare traccia. Preoccupata e determinata a trovarlo, la sorella Charlotte parte per Londra e s’immerge nelle tetre atmosfere della città industriale, dove scopre l’esistenza di un mondo segreto, popolato da personaggi incredibili e loschi che vivono ai margini della città. Un mondo in cui i confini della realtà hanno assunto forme tutte nuove. Per lei si apriranno le imponenti porte di una delle istituzioni più autorevoli e impenetrabili del paese: l’Ægolius club, luogo di ritrovo degli uomini più ambiziosi e pericolosi d’Inghilterra, cupo circolo d’élite che cela mille segreti, uno più terrificante dell’altro: una serie di sorprese che lasceranno il lettore senza fiato fino all’ultima pagina. Nel suo coinvolgente romanzo d’esordio, Lauren Owen ha creato un universo fantastico che risulta allo stesso tempo accattivante e spaventoso, dove la seduzione del gotico si fonde con l’incanto dell’ambientazione vittoriana.

Voto:




Recensione:
Le premesse per una buona storia vecchio stile sui vampiri c'erano tutte e gli ingredienti del romanzo che emergevano dalla trama erano assai promettenti: l'Ottocento, Londra, le atmosfere thriller/horror, un'antica dimora nella campagna, vampiri, una buona dose di mistero e un protagonista letterato. L'autrice, tuttavia, sembra non essere stata in grado di mescolare questi ingredienti in modo tale da creare una ricetta vincente, ma andiamo con ordine.
Nei primi capitoli il lettore si trova catapultato nella campagna inglese, in una casa signorile in cui abitano i due protagonisti della storia, James e Charlotte, fratelli e orfani di madre. Le atmosfere sono perfette per l'incipit di una storia di vampiri, tanto che sembra quasi di leggere un classico della letteratura, anche grazie allo stile dell'autrice. Tra passaggi segreti, biblioteche polverose e stanze vuote, il lettore resta affascinato, catturato, ed è avido di saperne di più, di conoscere cosa riserverà il futuro ai due bambini.
D'improvviso, l'equilibrio creato nelle prime pagine si spezza e ritroviamo i nostri protagonisti adulti; la complicità che li legava nell'infanzia è divenuta quasi un ricordo e James si è trasferito a Londra, dove intende diventare uno scrittore. Si ritrova, così, a frequentare i salotti dell'alta società in compagnia di Christopher Paige, suo coinquilino. Ma la Londra ottocentesca è piena di insidie e pericoli, non si sa mai cosa si potrebbe trovare dietro l'angolo di una strada o in fondo a un vicolo e, come si prevede, James finisce inevitabilmente nei guai.
A questo punto viene introdotta la figura del vampiro anche grazie a tecniche narrative volte a incuriosire il lettore. Leggiamo quindi stralci di pagine di diario, studi scientifici e conosciamo nuovi e tenebrosi personaggi che creano attesa, alzando ancor di più le aspettative di chi legge.
I vampiri di The Quick, almeno in un primo momento, ricordano quelli creati dalla penna di Anne Rice, e ne sono rimasta affascinata. Non ho ancora avuto modo di leggere Dracula di Stoker, per cui non so fare un paragone concreto al riguardo, ma gli Spenti - come vengono chiamati in The Quick - sono figure assai simili alla tradizione, sebbene al contempo se ne discostino.
Da qui in poi, la trama cambia rotta e, ahimé, si perde fino a divenire quasi sconclusionata. Se le prime cento pagine avevano suscitato tutto il mio interesse tenendomi incollata al libro, con il procedere della lettura e piano piano il lettore si troverà confuso, spaesato. Si ha quasi l'impressione che le due parti del romanzo siano state scritte in due momenti diversi o da mani differenti, non per la differenza di stile, quanto piuttosto per la piega che prende la storia. Lauren Owen infila dentro il suo romanzo un'accozzaglia di indizi, situazioni e avvenimenti che poi non spiega, non sviluppa, lasciando il lettore a bocca asciutta. Tutta la curiosità suscitata nei primi capitoli di The Quick, quindi, va scemando nella seconda metà del romanzo, quando il lettore comprende che in realtà non si sta andando a parare da nessuna parte.
Le promesse di orrore e divertimento che compaiono nella quarta di copertina vengono tradite in fretta, quando ci si accorge che non esiste niente di così sconvolgente né di altrettanto spaventoso negli avvenimenti di The Quick. Ho atteso per tutta la durata del romanzo che accadesse quel "qualcosa di ancora più orribile" che mi impedisse di tirare il "respiro di sollievo", citando la copertina, ma ciò non accade e tutta la mia curiosità si è dissolta.
I personaggi perdono velocemente spessore, dimostrandosi vuoti, insulsi. Non sono caratterizzati, non emozionano e non rendono partecipe il lettore fino in fondo. Il loro mondo interiore non viene sviluppato, dei personaggi scorgiamo solo la superficie, non entriamo mai nella profondità della loro psicologia. Alcuni, poi, finiscono addirittura per contraddirsi senza alcun motivo, come il fratello di Christopher, che detesta James ma poi, inspiegabilmente, finisce per aiutarlo.
L'autrice non spiega la motivazione per cui il misterioso club londinese abbia scelto proprio il gufo a rappresentarlo, o meglio, lo dice, ma lancia ulteriori indizi che non vengono spiegati lasciando il lettore senza risposte. La stessa cosa avviene per la figura del Macellaio, ammantata di mistero: esisteva realmente? apparteneva a una "favola" per vampiri? Non è dato saperlo con certezza. Non sono neppure riuscita a comprendere fino in fondo la scelta del titolo, se devo essere sincera, non lo trovo adatto alla storia.
Per continuare, alcuni personaggi muoiono o scompaiono dalla scena senza una vera motivazione, come se l'autrice volesse semplicemente impressionare il lettore e far vedere che anche la sua penna sa essere spietata, uccidendo (a casaccio) personaggi.
In altre parole, la Owen avrebbe potuto benissimo tagliare tutta la parte centrale del romanzo, riducendo la sua storia a poco più di 200 pagine, e il lettore non avrebbe perso il filo del discorso né sarebbe affogato nella mole di inutili dettagli propinati dall'autrice senza alcun criterio.
Il finale, neanche a dirlo, resta aperto e non soddisfa, facendo presagire un possibile seguito.
Per quanto riguarda la parte più "tecnica", devo dire che il libro si legge davvero velocemente, il ritmo resta incalzante per quasi tutta la durata del romanzo, anche se non è mai veramente serrato. E' sicuramente un punto a favore di The Quick, viste le lacune della trama. E' una storia che si lascia leggere, ma non basta questo a far scoccare la scintilla nel lettore purtroppo, almeno per me è stato così.
Una piccola nota negativa, che dipende solo dalla traduzione e non dall'autrice, è quella che riguarda gli errori grammaticali disseminati per tutto il romanzo, piuttosto fastidiosi.
Non so se lo consiglierei, leggetelo se non avete tante pretese e se le vostre aspettative non sono particolarmente alte. A me non ha trasmesso molto, ma può anche darsi che qualcuno di voi veda qualcosa che io non ho trovato tra queste pagine.

martedì 11 ottobre 2016

Don't worry, be... Apple! #4: Colori d'autunno e improbabili disegni


Bentornate sull'Albero, care mele!
So che sono sempre latitante, ma non posso farci niente: ormai il tempo per stare sul blog è davvero molto poco, ma io cerco di non demordere e di continuare a scrivere in questo angolino ogni volta che ne ho l'occasione, perché ci sono affezionata. Tempo a parte, in questi ultimi due mesi ho avuto  (e ho ancora) seri problemi con la linea internet, per cui, anche nei momenti in cui avrei voluto scrivere un post, non avrei potuto farlo.
Sono felice, oggi, di riuscire ad aggiornarvi un po' con qualche piccola chiacchiera.
Come avevo avuto modo di dirvi quest'estate, mi sto dedicando molto alla casa e alle sue cure. Anche se ormai ci abito da un anno, la sto rivoluzionando pian piano, aggiungendo e spostando cose, cambiando la disposizione delle stanze e facendo da me decori e quadretti per abbellirla e sentirla sempre più mia. Mi piace l'idea di portare le stagioni anche dentro le mura domestiche e, se quest'estate avevo riempito la cucina di erbe aromatiche e profumate da far seccare, i colori dell'autunno sono entrati in casa mia sotto forma di zucche, pannocchie ormai secche e mele succulente.


Ho iniziato anche a fare letture animate e laboratori per bambini in libreria, realizzando un piccolo sogno che avevo da piccola. Se vi interessa la mia esperienza al riguardo, vi invito a leggere il post che ho scritto sul blog di Sogni di Carta, cliccando qui.
Il tempo che rimane lo sto dedicando alla stesura del nuovo romanzo, che ormai volge al termine. La scorsa settimana mi sono accorta di aver superato di gran lunga la metà e mi sono sentita inevitabilmente persa, quasi spezzata, perché presto ci saranno nuovi saluti e nuove lacrime di gioia mista a tristezza per un'altra avventura che sta per concludersi. Non è possibile fare l'abitudine alla meraviglia e alla soddisfazione che si prova, così come alla nostalgia che assale al solo pensiero di dover scrivere, presto o tardi, l'agognata e al tempo stesso temuta parola "fine". Tutte le parole scritte e le emozioni provate durante la stesura presto voleranno via e non saranno più soltanto mie. La mia creatura di carta e inchiostro è un po' come la Gabbianella di Sepúlveda, ansiosa di spiccare il suo primo volo. E io sono la Zorba della situazione, emozionata e timorosa al tempo stesso per tutto quello che mi aspetta. 
Sto continuando anche ad acquistare più libri di quanti potrei mai leggerne, soprattutto con tutti gli impegni che ho. Tra questi c'è "Notre-Dame de Paris" di Victor Hugo, e qui devo fermarmi a raccontarvi un piccolo aneddoto. Sulla prefazione al romanzo si legge: 
"Su Notre-Dame de Paris esiste una leggenda. Si dice che il 25 luglio dell'anno 1830 Hugo fece ritorno a casa con una grossa bottiglia di inchiostro e un ampio vestaglione di foggia vagamente monacale che lo avrebbe coperto dalla testa ai piedi. Si spogliò, chiuse a chiave tutti i suoi vestiti ordinari e fece solenne giuramento di non uscire più finché non avesse portato a termine il libro." 
Ebbene, mi sono detta che dovrei proprio prendere esempio dal caro, vecchio Hugo: dovrei farmi [foca] monaca fino alla fine della stesura del nuovo romanzo, come si vede da questa vignetta che ho disegnato personalmente (sì, lo so, è un disegno elementare, ma quando si tratta di caricature do il peggio di me xD):


Non posso spiegarvi il perché della foca monaca, ma con questo disegnino ho pensato che potrei dare il via (tempo e fantasia permettendo) a una nuova futura rubrica, in cui potrei raccontarvi piccole curiosità di dubbio interesse su di me e sulla mia quotidianità per sorridere un po' della mia incapacità nel disegno e condividere con voi la passione che ho sempre avuto nel fare caricature e vignette su situazioni vissute. Ho usato il condizionale, badate: ogni volta che prometto qualcosa, inevitabilmente non riesco a mantenerla, per cui preferisco mettere le mani avanti xD 
E con questo penso sia tutto. Fatemi sapere se questo post vi è piaciuto e... a presto!
Un abbraccio dalla vostra MelaMirial ;)

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