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giovedì 26 febbraio 2015

Recensione: "La collezionista di lettere" di Jorge Dìaz


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Ringrazio infinitamente la Piemme per avermi permesso di leggere questo romanzo, mi ha sorpresa ed emozionata contro ogni aspettativa!


Autore: Jorge Dìaz
Editore: Piemme
Pagine: 560
Prezzo: 19,90 euro

Trama: 1914. Mentre la I guerra mondiale minaccia di fare in pezzi l’Europa, il re di Spagna Alfonso XIII riceve una lettera che cambierà per sempre il corso della sua guerra. La lettera di una bambina francese, Sylvie, che gli chiede aiuto per ritrovare suo fratello disperso al fronte; lo chiede proprio a lui, l’unico re che ha deciso di non fare la guerra. Alfonso, che ha appunto scelto la via della neutralità, di fronte a quelle parole piene di speranza, scritte con la grafia incerta dell’infanzia, capisce che quando una guerra minaccia il tuo mondo, non puoi restare a guardare. Decide così di aiutare, all’insaputa del governo francese, la piccola Sylvie. Da quel momento, moltissime altre lettere cominceranno ad arrivare a corte – lettere di madri, figli, mogli. E il re sceglierà una donna – Blanca, la figlia ribelle dei marchesi di Alerces, determinata, emancipata, decisa – per mettere insieme un ufficio clandestino che li aiuti. Sotto la guida di Blanca, e dei suoi collaboratori, molte lettere troveranno risposta, molte vite si ricongiungeranno, e molti destini si compiranno. E la stessa Blanca troverà un amore che forse non sapeva di stare aspettando. Un episodio vero della storia europea raccontato per la prima volta: la missione di pochi, coraggiosi eroi che, negli anni in cui il vecchio mondo spariva per lasciare il posto alla modernità, aiutarono tantissime persone, e che Jorge Díaz racconta in un intreccio avvincente di storie, amori, perdite e ricongiungimenti degno di Ken Follett.

Voto:
Recensione:
Non sapevo proprio cosa aspettarmi da questo romanzo, quando mi è stato proposto di leggerlo. Non avevo mai letto un libro ambientato negli anni della guerra visto che non sono amante del genere, e questo libro ha saputo incuriosirmi a tal punto che credo continuerò a leggere storie ambientate nel primo periodo del Novecento.
Una volta tanto devo ammettere che la quarta di copertina non ha mentito proclamando Jorge Dìaz il Ken Follett spagnolo, spesso durante la lettura mi sono ritrovata a pensare allo scrittore britannico, di cui anni fa avevo apprezzato molto I pilastri della Terra.
Esattamente come fa Ken Follett, Jorge Dìaz riesce a plasmare la storia a partire dai personaggi, unendo le vicende che ognuno di essi si ritrova ad affrontare nel corso della vita e dando forma così a una trama che avvolge ogni individuo scaturito dalla sua penna. Come si deduce dunque, i personaggi di questa storia sono molti, tutti con vite profondamente diverse, ma legati dal destino che la Grande Guerra disegnerà per loro. Sebbene il romanzo decolli lentamente, la storia e i personaggi in essa contenuti sanno entrare nel cuore del lettore e colpirlo con prepotenza, raggiungendo un livello piuttosto alto di coinvolgimento emotivo.
Tra le protagoniste indiscusse dell'intero romanzo troviamo Blanca Alerces, figlia di marchesi e promessa sposa di un farabutto della peggior specie, al quale ha rischiato di andare veramente in moglie. Mossa da un grande spirito di indipendenza e da una certa dose di femminismo, Blanca è forte e sicura di sé, niente e nessuno la scoraggia davanti ai suoi sogni di donna e alle sue ambizioni, arrivando ad andare contro quello che la società si aspetterebbe da lei e persino contro l'immagine che i suoi genitori si sono creati della loro unica figlia. Blanca è una giovane donna, ma la sua gioventù non è sinonimo di irresponsabilità, tutto il contrario semmai. Non ama le convenzioni sociali e non le importa quello che la gente possa pensare di lei, continua per la sua strada senza mai arrendersi, con caparbietà. Eppure, nonostante questo, Blanca dovrà imparare a riconoscere il vero amore, facendosi travolgere dai suoi stessi sentimenti.
Un altro personaggio femminile che ho amato, seppur meno di Blanca, è Carmen, gitana e ballerina di flamenco sposata con un pittore francese. Carmen incarna la donna dal fisico prosperoso, bella e sensuale ma non per questo priva di buon senso. Anche lei, come Blanca, desidera la sua libertà e indipendenza. La guerra la allontanerà dal marito, sgretolando così le sue certezze e infrangendo i suoi sogni. Eppure chi è forte sopravvive, e Carmen non è certo una donna debole.
Tra i personaggi maschili, i miei preferiti sono senza ombra di dubbio Gonzalo Fuentes, giovane uomo di buona famiglia e dagli alti ideali, che saprà riscattarsi dal pregiudizio, dimostrando di essere forte, determinato e libero nonostante la sua sensibilità; Jean-Marie Huguet, pittore francese dallo sfortunato destino ma la cui fortuna sfacciata gli riserverà non poche sorprese; Manuel Campos, anarchico e sempre combattuto tra i suoi ideali e quelli del paese, gentile e altruista eppure sempre insoddisfatto; infine Alvaro Giner, migliore amico del re di Spagna nonché direttore dell'ufficio prigionieri di guerra, ex medico e brillante gentiluomo.
Che dire poi degli antagonisti della storia? A parte la guerra, i personaggi dovranno fronteggiarsi con Carlos de la Era; non ci sono parole per descrivere il ribrezzo che ha suscitato in me questo personaggio, lascio che lo scopriate da soli.
Non si può non essere partecipi delle gioie e dei dolori di ogni personaggio di questa storia, non è possibile non gioire delle loro vittorie e addolorarsi per le loro sconfitte. Ho trascorso le notti al freddo, nelle trincee, insieme ai soldati; ho vissuto l'ansia di coloro che desideravano avere notizie dei propri cari; ho fatto il tifo per i miei personaggi preferiti fino all'ultima pagina, ho sofferto, amato, esultato, provato compassione, disprezzo, paura e felicità, per questo credo che questo romanzo mi rimarrà sempre nel cuore.
La collezionista di lettere si basa su un fatto storico realmente accaduto, e cioè sulla volontà del re di Spagna, Alfonso XIII di Borbone, di creare un ufficio per i prigionieri di guerra. Tale ufficio era nato in seguito all'arrivo a palazzo di molte lettere, le quali contenevano richieste di aiuto da parte dei cittadini europei che non ricevevano più notizie dei propri cari partiti per il fronte.
Il romanzo dunque non parla in modo diretto della guerra e dei combattimenti, l'autore ne parla quasi da dietro le quinte, raccontando le vicende strettamente legate a quelle dell'ufficio voluto dal re. La storia risulta ben riuscita e ben congegnata, abbracciando un periodo di tempo che va dal 1914 al 1920 circa. Le vicende sono raccontate tutte al presente, permettendo al lettore di entrare con più facilità nelle pagine del libro. Più di una volta mi è sembrato di vedere un film in bianco e nero durante la lettura, il che è un buon segno, visto che La collezionista di lettere si prepara per diventare una serie televisiva.
Lo stile di Jorge Dìaz è quasi essenziale, privo di fronzoli. Il linguaggio mi è parso a tratti quasi giornalistico, distaccato, eppure nonostante ciò riesce a emozionare lo stesso. Con il suo stile l'autore sembra voler coinvolgere il lettore, sì, ma non troppo, impedendogli quasi di soffrire oltre il necessario per le vicende narrate. E' forse questo che mi ha colpito tanto di questo libro, il modo di raccontare una grande tragedia come la prima guerra mondiale facendo emozionare, anche se non in modo convenzionale. Le emozioni che scaturiscono dalla penna di Dìaz sono delicate eppure prorompenti, toccano l'anima del lettore; gli scempi della guerra e gli abusi che i personaggi sono costretti a sopportare non vengono raccontati con un'aggiunta spropositata di miele, le grandi emozioni sono suscitate talvolta con delicatezza altre volte con una sorta di freddo distacco.
Come avrete avuto modo di capire, i temi affrontati sono molti: l'emancipazione femminile ha un ruolo quasi fondamentale in questo romanzo, seguito a ruota dalla libertà di pensiero e di espressione, e dalla lotta contro il pregiudizio. Più di una volta mi sono soffermata a riflettere invece sulla parte più a carattere documentario di questo romanzo, agli anni della Grande Guerra e delle rivoluzioni. Tra le pagine de La collezionista di lettere ho ritrovato alcuni episodi che certamente sono stati inventati dall'autore, o meglio romanzati, ma che combaciano alla perfezione con i racconti dei miei nonni sugli anni del conflitto mondiale. Questo mi ha permesso di sentirmi ancora più vicina ai personaggi, più partecipe della storia. Un encomio va dunque all'autore per il grande lavoro di documentazione da lui svolto prima di stendere il romanzo; la preparazione storica è perfettamente palpabile e, a differenza di quanto si possa pensare, non è mai da dare per scontata.
Tra gli altri temi affrontati troviamo l'amore: quello convenzionale, ma anche quello tra persone dello stesso sesso, quello coniugale e quello che spinge un genitore a fare tutto il possibile per il bene dei propri figli, l'amore che esula dalle parentele e che sfonda le barriere sociali, ma anche quello malsano e patologico che sfocia nella tragedia. Poi c'è la guerra, protagonista di sfondo alle vicende, che porta via le vite di molti per il volere di pochi, quella che uccide senza pietà, ma che crea legami inaspettati, che finisce per unire i nemici sotto un'unica bandiera, quella dell'umanità.
Insomma, è un romanzo che non potete perdervi! Consiglio La collezionista di lettere a chi ama le storie vere o con un fondamento di verità, a chi non disdegna le storie di guerra e a chi si sente mosso dagli stessi sentimenti dei protagonisti: amore, libertà, indipendenza. Non ve ne pentirete!

Voi che ne pensate? Lo avete letto?



martedì 24 febbraio 2015

Giorno Pagano Europeo della Memoria

Nel 2006 fu istituito il Giorno Pagano Europeo della Memoria, un giorno che potesse far riflettere i pagani di oggi e che potesse portare a momenti di raccoglimento e condivisione. E' stato scelto proprio il 24 febbraio come data commemorativa perché in questo giorno nel 391 d.C., Teodosio emanò un editto di condanna delle pratiche pagane. In seguito a tale scelta, il sacro fuoco di Vesta che doveva bruciare eternamente a Roma fu spento. Come molti sapranno, il fuoco aveva una grande sacralità presso i popoli antichi ed ecco perché è stato scelto proprio il 24 febbraio, dato che è considerato il simbolo dell’inizio dei tentativi di eliminazione delle religioni pagane. 
Come accade però per ogni ricorrenza, non si deve pensare che le riflessioni siano circoscritte al Giorno Pagano Europeo della Memoria; questa data, infatti, vuole essere un semplice simbolo per ricordare che la spiritualità pagana odierna si basa su quella del passato, ma va costruita giorno per giorno, vissuta quotidianamente e in un clima di crescita personale e spirituale.
Non amo le ricorrenze, come forse saprete, ma credo siano comunque importanti per offrire spunti sempre nuovi su cui riflettere e confrontarsi. 
E' vero, non ho bisogno del 24 febbraio per ricordarmi di tutte le streghe, vere o presunte, arse sul rogo grazie all'inquisizione, né per tutte le altre persecuzioni avvenute nei secoli passati a discapito di persone che desideravano solo continuare a credere e a praticare la propria spiritualità in modo libero e personale. Tuttavia qualche volta abbiamo bisogno di un promemoria, di qualcuno che ci ricordi chi siamo stati e chi siamo diventati, di qualcuno che ci ricordi che il passato non deve mai essere dimenticato. 
Per questo motivo, oggi voglio accendere una piccola candela, con la speranza che il mio pensiero arrivi a chi non c'è più, a chi è morto per un ideale o semplicemente per essere se stesso, per ricordare la bellezza e la potenza di quel fuoco sacro che fu spento e che diede inizio alla fine di un'era e all'inizio di un'altra.


giovedì 19 febbraio 2015

L'Alloro, una pianta dalle proprietà divine


Bentornati nella mia Foresta Incantata!
Finalmente la lunga influenza che mi ha tenuta nella sua morsa per settimane è scomparsa, permettendomi di lavorare come si deve al blog. Era da tanto che non vi presentavo un post "al naturale" come piace a me, quindi eccomi qui a parlarvi di una delle piante che uso di più e dalle moltissime proprietà. Sto parlando dell'Alloro.


Chiamato anche Lauro, l'Alloro è, come ben saprete, una pianta aromatica largamente utilizzata in cucina ed è diffusa nell'area mediterranea, il cui clima è perfetto per il suo sviluppo. Se potato regolarmente, l'Alloro resta un arbusto, ma in realtà si tratta di un vero e proprio albero sempreverde che può raggiungere i 10 metri di altezza. Tornando ai discorsi culinari, questa pianta, visto il suo frequente uso, è stata inserita nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T.) come prodotto tipico siciliano.
Il Lauro ha una storia gloriosa e antica, che risale ai tempi di Greci e Romani, per i quali era sacro e simboleggiava la sapienza, la gloria, la vittoria, la fama e l'onore. Non a caso è una corona d'Alloro a cingere le teste dei laureati. Un tempo, tale corona era destinata ai vincitori dei giochi precursori delle Olimpiadi, e per i poeti era il massimo onore riceverla. Il simbolo della vittoria connesso all'Alloro venne in seguito assunto dai cristiani per alludere sulle tombe dei martiri, nelle catacombe, alla loro vittoria spirituale e alla vita eterna.
Consacrata al dio Apollo, rappresentava il lato spirituale della psiche umana, era associato all'intuizione e ai misteri e ed era considerato un albero divino e profetico.
Non per niente nell'antichità rami di Alloro si facevano bruciare per entrare in una sorta di trance concentrandosi sul crepitio e intravedere il futuro: quanto più esso era fitto, tanto più se ne traevano auspici favorevoli. Questa usanza è arrivata fino alle soglie del nostro secolo; nella campagna emiliana  in primavera si traevano auspici sul futuro raccolto bruciando foglie di Alloro. Se il crepitio era vivace, il raccolto sarebbe stato abbondante.
Per le sue proprietà di purificazione, simboleggiava la supremazia della luce sulle tenebre, dell'ordine sul disordine, ed era anche simbolo dell'immortalità, visto che è una pianta sempreverde. Veniva regalato agli sposi come augurio di felicità.
L'Alloro ha virtù energetiche. Le sue foglie, essiccate e adoperate in infuso o in decotto, aiutano la digestione e i problemi legati all'apparato digerente, come l'aerofagia. L'olio ricavato dai suoi frutti è un vero prodigio per i dolori articolari e serve anche a difendere gli animali dalle mosche.
Possiede proprietà antisettiche ed è un ottimo sudorifero, aiuta quindi a combattere il raffreddore e l'influenza, inoltre aiuta contro i dolori di tipo reumatico ed è un ottimo antidoto per chi soffre di eccessiva sudorazione.
In cucina, l'Alloro è una pianta molto versatile, poiché si accosta sia al dolce che al salato. Si usa per insaporire zuppe, stufati, involtini, arrosti, intingoli, piatti a base di pesce, legumi, castagne, conserve e per preparare liquori. 
I miei nonni le usano per rendere più digeribili alcuni piatti, come appunto i legumi, ma anche per far sì che i cibi si conservino meglio. A questo proposito va detto che l'Alloro tiene lontani gli insetti dalle dispense e dagli armadi: basta mettere alcune foglie essiccate dentro barattoli di vetro senza coperchio e porli nella dispensa in mezzo a pacchi di pasta, cereali e farina. Si possono tenere lontani gli insetti dagli armadi e dai cassetti riponendovi le foglie, sempre secche, chiuse in sacchettini di cotone.

Vi lascio infine due ricette di tisane che uso personalmente da anni, tramandatemi dai nonni. Vi assicuro che funzionano!

Per problemi di digestione, nausea e dolori addominali:

- 1 foglia secca di alloro
- mezzo limone non trattato
- 1 tazza d'acqua
- zucchero o miele a piacere

Lavare la foglia di alloro e porla in un pentolino. Lavare anche il limone e tagliarne la scorza, facendo attenzione a non tagliare anche la parte bianca, che è molto amara. Mettere la scorza di limone nel pentolino insieme all'alloro e alla tazza d'acqua e accendere il fuoco. Una volta che l'acqua avrà preso a bollire, attendere 10 minuti, poi spegnere il fuoco, filtrare e servire. Dolcificare a piacere.

Per problemi di digestione e dolori mestruali:

- 1 foglia secca di alloro
- 2 o  3 cucchiaini di fiori secchi di camomilla
- 1 tazza d'acqua
- zucchero o miele a piacere.

Mettere a bollire l'acqua in un pentolino. Raggiunta l'ebollizione, mettervi dentro senza spegnere il fuoco la foglia di alloro ben lavata e lasciar bollire per 5 minuti. A questo punto spegnere il fuoco e aggiungere la camomilla. Coprire con un coperchio e lasciare in infusione per 5 minuti, poi filtrare e servire. Dolcificare a piacere. 
Questa tisana può essere assunta anche due o tre volte al giorno. Se si usa per i dolori mestruali  sarebbe bene assumerla due volte al giorno a partire da una settimana prima del ciclo.

Fonti:
- Wikipedia
- Florario, Alfredo Cattabiani
- Il canto degli alberi, Maria Cornelia Giordani
- La grande enciclopedia delle erbe, edizioni Dix
- Il grande libro delle piante magiche, Laurra Rangoni
- La bottega della natura. Le piante aromatiche, edizioni DeAgostini


lunedì 16 febbraio 2015

Recensione: "Astrologia esoterica" di Douglas Baker


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco! 
Torno oggi con la recensione di un saggio, gentilmente inviatomi dalla Crisalide, che ringrazio infinitamente per la gentilezza e la possibilità datami =)



Autore: Douglas Baker
Editore: Crisalide
Pagine: 400
Prezzo:  23,50 euro

Argomento: E' stato detto che gradualmente, in un futuro non troppo lontano, l'Astrologia e la Psicologia si fonderanno in un'unica, grande scienza, che porrà le basi per una vera comprensione dell'uomo, inteso come essere olistico, costituito non solo da un corpo ed una personalità, ma anche da un nucleo eterno ed imperituro, che alcuni chiamano Anima.
In questa sua opera, il Dott. Baker restituisce l'Astrologia al suo antico splendore di regina tra le Scienze Esoteriche, presentandola come un completo metodo di sviluppo psico-spirituale, grazie al quale è possibile stabilire un contatto stabile e significativo con il nucleo del proprio essere. "L'anima non può pensare se non per immagini", sosteneva Aristotele. La Nuova Astrologia fornisce il vocabolario di simboli ed immagini senza i quali è impossibile dialogare in modo significativo con la propria anima.
L'oroscopo viene descritto in modo approfondito e dettagliato, enfatizzando l'importanza dei governatori esoterici, che svolgono un ruolo centrale nel tema natale degli individui spiritualmente orientati.

Voto:
Recensione:
Sebbene questo di Douglas Baker sia un saggio piuttosto corposo, devo ammettere che la lettura mi è scivolata via quasi senza accorgermene.
Il libro si divide in quattro parti. Nella prima vengono spiegati i fondamenti di base dell'Astrologia Esoterica e dell'Oroscopo; è la sezione che ho trovato più interessante in assoluto, in quanto viene offerta al lettore un'introduzione valida riguardo le influenze degli astri e delle forze magnetiche sulla vita umana. Vengono inoltre spiegati il tema natale, le case e lo zodiaco. Devo ammettermi che il mio interesse per l'Astrologia si è sviluppato da poco e in modo davvero blando, quindi questo saggio mi è servito per schiarirmi un po' le idee su molti aspetti di cui prima ignoravo l'esistenza, dandomi non pochi spunti di riflessione. Ho trovato molto interessante la teoria secondo cui è vero sì che ogni individuo nasce in un periodo astrologico ben preciso che lo segnerà e lo influenzerà nella sua vita futura, ma è vero altresì che "ognuno è artefice del proprio destino" e che questo si costruisce giorno per giorno, con la maturazione spirituale. Molto interessante è anche l'idea che la data di nascita abbia un significato preciso e che sia in grado di spiegare le vite precedenti e il karma di ogni individuo. Non avevo mai visto l'Astrologia sotto questa luce e devo dire di esserne rimasta stupita in modo positivo.
Nelle tre parti seguenti del saggio, l'autore illustra in modo dettagliato ogni segno zodiacale, i governatori planetari dei segni (sia quelli tradizionali che quelli cosiddetti esoterici) e le case. E' stata una grande sorpresa riconoscermi perfettamente nella descrizione del mio segno zodiacale, tant'è che più di una volta mi sono sentita quasi osservata, talmente era particolareggiata la descrizione della personalità del mio segno!  Douglas Baker passa in rassegna i comportamenti più comuni delle personalità dello zodiaco, descrivendole in modo dettagliato, preciso e particolareggiato. Da questa guida, che fonde la Psicologia con l'Astrologia, gli appartenenti ai diversi segni potranno trarre piccoli insegnamenti di vita e spunti di riflessione, tenendo a mente i punti di forza e quelli invece più deboli del proprio carattere, influenzato dal segno zodiacale.
Lo stesso schema si ripresenta per quanto riguarda i governatori planetari e le case.
Ho trovato questo saggio davvero interessante, ricco di specchietti, tabelle e illustrazioni a colori, tuttavia mi aspettavo forse qualcosa di più. Come tutti gli altri volumi che ho avuto modo di leggere della stessa Casa Editrice, anche questo si dimostra professionale e ben strutturato, tuttavia avrei preferito che la prima parte fosse spiegata in modo più ampio. Non considererei "Astrologia Esoterica" un libro di base, non completamente per lo meno. Pensavo di trovare in questo saggio una guida schematica e pratica su come costruire il proprio oroscopo, ma tutto questo va ricercato in altri volumi e non in questo, che in effetti dà un'infarinatura di base sull'Astrologia Esoterica, ma si dimostra una guida più efficace per quanto riguarda la conoscenza dei segni zodiacali, che qui sono ampiamente esaminati dall'autore. Detto questo, ve lo consiglio se siete interessati alla crescita spirituale e ad argomenti come le vite passate, la reincarnazione, il karma e se volete conoscere qualcosa in più sull'Astrologia, riletta in chiave moderna ed esoterica al fine di offrire una guida di guarigione al lettore. Non ve lo consiglio invece se, come me, non avete un'infarinatura generale di Astrologia o se desiderate una guida per scoprire il vostro tema natale e il vostro oroscopo, perché questo testo non ve ne fornirà gli strumenti.

Che ne pensate? Lo leggerete?



venerdì 13 febbraio 2015

Top Ten: le mie dieci protagoniste preferite

Bentornati nella mia Foresta Incantata!
Oggi, per intrattenervi, ho pensato di presentarvi questa Top Ten, trovata sul blog Le Belle e il Cavaliere. Si tratta semplicemente di elencare le 10 protagoniste di libri che mi sono rimaste nel cuore. Premetto che non le ho messe in ordine di importanza...

1) Jane Eyre
Ormai me lo avete sentito dire in tutti i modi e in tutte le salse: Jane è la protagonista femminile che preferisco in assoluto. Ha uno spirito profondamente libero, è forte, idealista, determinata e diretta, il suo spessore psicologico non può passare indifferente al lettore. La adoro!


2) Ellen (I Pilastri della Terra, Ken Follett)
Uno dei miei personaggi preferiti dell'intero libro di Follett; la sua irriverenza e il suo essere così misteriosa e sprezzante del pericolo me l'hanno resa simpatica fin dalle prime pagine, e poi è un personaggio davvero forte e ricco di sorprese, grazie a lei mi sono fatta delle gustose risate durante la lettura, non posso non portarla nel cuore.


3) Hermione Granger (saga di Harry Potter, J.K. Rowling)
Sarò banale e scontata, ma è uno dei miei personaggi preferiti della saga. Hermione cresce moltissimo nell'arco dei sette libri, mostrando tutta la sua bravura e la sua arguzia e sensibilità nei volumi finali della saga. Io l'ho adorata dal primo all'ultimo libro, e poi, senza di lei, Harry e Ron come se la sarebbero cavata? =P


4) Rossella O'Hara (Via col vento, Margaret Mitchell)
Rossella è capricciosa, rancorosa, egoista e ambiziosa, ma nonostante tutti i suoi enormi difetti è impossibile non innamorarsi di lei! Le sue passioni e i suoi umori sono talmente umani che la fanno sembrare viva, vera, e non un personaggio di carta e inchiostro.


5) Rose (La figlia del Nord, Edith Pattou)
E' una protagonista eccellente, non si piange mai addosso, forte, caparbia e libera come il vento. Nonostante le disavventure che si trova a dover affrontare non si perde d'animo e mette il cuore in tutto quello che fa. 


6) Ayla (Ayla figlia della terra, Jean M. Auel)
Ingenua, sensibile e dall'indole solare, è coraggiosa, forte e molto intelligente. Ho amato l'introspezione psicologica di questa protagonista e ho condiviso con passione le sue gioie e i suoi dolori facendoli miei.


7) Thorina (La veggente e la spada, Victoria Hanley)
E' un personaggio che ho amato dalla prima all'ultima pagina del romanzo. Thorina è una principessa, e si comporta come tale, eppure in lei c'è qualcosa di diverso... a lei non importa troppo delle regole, preferisce fare a modo suo, è fiera, testarda e determinata, forte ma non priva di sensibilità ed è pronta a tutto per le persone che ama. Mi ha irrimediabilmente ricordato, per certi aspetti, la Merida di The Brave =)


8) Judy (Papà Gambalunga, Jean Webster)
E' una ragazza solare e simpatica, con un grande senso dell'umorismo. Il suo ottimismo travolge il lettore, è autoironica e anche molto saggia. Judy sa accontentarsi delle piccole cose ed è anche un po' il simbolo dell'emancipazione femminile, è impossibile non affezionarsi a lei e non provare i suoi stessi sentimenti.


9) Clorinda (La carezza leggera delle primule, Patrizia Emiltri)
E' un personaggio dalle mille sfumature caratteriali, sfaccettata come un diamante. Le sue colpe non sono poche, eppure il lettore non può odiarla per tutto quello che ha vissuto nella sua lunga vita, non ho potuto che amarla e affezionarmi al suo personaggio.


10) Ianetta (Il cuore selvatico del ginepro, Vanessa Roggeri)
Rinnegata dalle persone a lei più care per una malformazione fisica, ha saputo affascinarmi e suscitare il mio affetto e la mia compassione. Ianetta è la prova che le superstizioni e l'ignoranza possono distruggere le persone, non si può non essere partecipi delle sue disgrazie e delle sue pene.


E voi? Quali sono le vostre 10 protagoniste preferite?

lunedì 9 febbraio 2015

Recensione: "La fabbrica delle meraviglie" di Sharon Cameron


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco! 
Oggi vi parlo di un libro che molti di voi conosceranno, ringrazio la Mondadori per avermelo inviato =)


Autore: Sharon Cameron
Editore: Mondadori
Pagine: 304
Prezzo:  17,00 euro

Trama: In una notte di nebbia Katharine arriva in una misteriosa tenuta vittoriana con l'incarico di controllare che l'eccentrico zio George non stia dilapidando il patrimonio di famiglia. Convinta di incontrare un uomo sull'orlo della follia scopre invece che lo zio è un geniale inventore e sostenta una vivace comunità persone straordinarie come lui, salvate dai bassifondi di Londra. Aiutato dal giovane e affascinante Lane, George realizza creazioni fantasmagoriche: pesci meccanici, bambole che suonano il pianoforte e orologi dai mille ingranaggi. Ma Katharine comprende ben presto che una trama di interessi oscuri minaccia il suo mondo pieno di meraviglie e, forse, il destino di tutta l'Inghilterra.

Voto:
Recensione:
Ammetto che non sapevo bene cosa aspettarmi da questo romanzo d'esordio quando ho letto l'anteprima che lo riguardava; la trama si sbilancia poco e sono rimasta catturata dalla copertina, a mio parere davvero molto carina, ed ero curiosa di leggere un libro di genere steampunk, poiché l'unico romanzo appartenente al genere che io abbia letto è "Il sogno della Bella Addormentata" di Luca Centi.
Devo dire, purtroppo, di essere rimasta delusa dalla componente steampunk di questo libro, troppo debole e poco descritta per poter essere decisiva. Si perdoni la mia ignoranza in materia, ma credo che per definirsi tale, un romanzo steampunk debba descrivere meglio e in modo più approfondito la parte riguardante la tecnologia e i fantasiosi macchinari presentati nelle sue pagine.
Come si evince dalla trama, la protagonista di "La fabbrica delle meraviglie" è Katharine Tulman, una giovane donna orfana di entrambi i genitori che vive insieme al cugino, non ancora maggiorenne, e all'avida zia. A Katharine spetta un futuro incerto, poiché i genitori l'hanno lasciata senza un'eredità, e lei è costretta a svolgere il ruolo di contabile presso la casa della zia paterna sperando che, alla sua morte, possa continuare ad avere protezione sotto il tetto della casa del cugino. Essendo colei che si occupa di far tornare i conti in famiglia, a Katharine viene assegnato il compito di recarsi a Stranwyne, dove vive il fratello di suo padre, che pare stia sperperando inesorabilmente tutto il denaro che spetta per eredità al giovane cugino. Zio Tully, come viene confidenzialmente chiamato dai parenti più prossimi e dai suoi fedeli amici, è un genio dei numeri, un inventore formidabile, ma la sua genialità sembra spesso sconfinare nella pazzia. Con la sua visita, Katharine dovrebbe dimostrare l'infermità mentale dello zio e la sua conseguente incapacità di occuparsi delle finanze, permettendo così di affidarlo alle cure di un manicomio. Trascorrendo un mese a Stranwyne, tra stanze polverose e dimenticate da tempo, laboratori traboccanti di invenzioni, giocattoli fantasiosi e sale da ballo ormai inutilizzate, Katharine imparerà a trovare il suo posto nel mondo, a distinguete ciò che è giusto e ciò che invece non lo è e a prendere una posizione ben precisa, staccando i fili che la vedevano come una marionetta nelle mani della zia e imboccando strade inaspettate.
La storia presentata da Sharon Cameron è piuttosto semplice e resta statica per la gran parte della durata del romanzo; i colpi di scena non mancano, ma sono riservati esclusivamente alla seconda metà del libro. Non sono rimasta sorpresa dalla piega che hanno preso gli eventi, li ho anticipati quasi tutti, e, non potendomi certo definire una lettrice particolarmente perspicace, devo dedurre che l'autrice abbia usato male le carte a sua disposizione, disseminando la sua storia di indizi forse troppo evidenti.
Il romanzo aveva delle potenzialità che, a mio parere, non sono state sfruttate al meglio, tant'è che non ho potuto considerare "La fabbrica delle meraviglie" una lettura del tutto scorrevole e leggera, più che altro per il linguaggio utilizzato e, in secondo luogo, perché troppo lento nella prima parte. E' vero, l'autrice instilla fin da subito il seme della curiosità nel lettore, inserendo dei piccoli misteri che genereranno interesse, ma il tentativo risulta piuttosto debole.
Parlando invece del linguaggio, sono rimasta stupita dallo stile di questa autrice, e non positivamente purtroppo. Il suo è uno stile ricco di similitudini e metafore, fronzoli non solo inutili e a lungo andare pesanti, ma spesso anche inverosimili. Il linguaggio è esagerato, non saprei come definirlo altrimenti, più di una volta mi sono ritrovata a sorridere per delle figure retoriche del tutto insensate e l'uso di vocaboli in modo inappropriato. E' chiaro l'intento dell'autrice di voler imitare uno stile classico dai toni altisonanti, ma fallisce nel suo intento finendo per diventare perfino ridicolo.
Per quanto riguarda i personaggi, posso dire di non essermi affezionata davvero a nessuno di loro: restano insipidi, piatti e privi di un'evoluzione, eccezion fatta per la protagonista.
Katharine, che nelle prime pagine mi era parsa insopportabile e un po' troppo altezzosa, migliora con il procedere della storia, affermando il suo carattere e prendendo le redini della sua vita. Tuttavia, non ha niente a che vedere con Jane Eyre, la protagonista del romanzo omonimo a cui viene paragonata sulla copertina. Katharine, a mio parere, resta piuttosto piatta, priva di un vero spessore psicologico. Non ha la forza d'animo di Jane Eyre e non ne condivide neppure i profondi pensieri.
Ho apprezzato Lane, l'assitente dello zio Tully, anche se credo che il suo personaggio potesse essere approfondito meglio. Lo zio Tully, dal canto suo, mi ha ricordato a tratti il Cappellaio Matto di "Alice nel Paese delle Meraviglie", ma nelle sue stranezze c'è un fondo di logica, a differenza dell'illustre personaggio inventato da Lewis Carroll.
Il romanzo di Sharon Cameron parla di avidità, del confine tra salute e malattia mentale, di lotte per il potere. Se amate questo genere di storie potreste trovare interessante leggere questo libro, anche se vi consiglierei comunque di non aspettarvi un capolavoro. "La fabbrica delle meraviglie" è il primo di una serie anche se, fortunatamente, in questo primo capitolo la storia riesce a trovare una sua conclusione, almeno in parte. Non credo che leggerò il seguito, avendo trovato questo primo capitolo molto insipido; mi ha coinvolta davvero solo nelle ultime cento pagine, motivo per cui non mi sento di bocciarlo completamente, anche perché credo possa essere apprezzato più facilmente da un pubblico di lettori più "ingenui" e giovani di me.

Che ne pensate? Lo leggerete?



giovedì 5 febbraio 2015

Appunti di una blogger

Bentornati nella mia Foresta Incantata!
Ho deciso di tornare sul blog con un post chiacchieroso, dopo tanto tempo. 
Sono molto soddisfatta di come stiano andando le cose nei miei due angolini virtuali, e voglio esprimervi la mia gratitudine ancora una volta per sostenermi con la vostra presenza e i vostri commenti. I piccoli cambiamenti che ho deciso di apportare a Sogni di una notte di Luna piena da settembre hanno giovato molto sia a me che al blog, permettendomi di dare vita a un nuovo progetto, che era nel cassetto da un po'. Sto parlando ovviamente dell'apertura del blog I colori del Vento, di cui vi avevo già parlato qualche settimana fa. Anche sulla pagina facebook state diventando sempre più numerosi, il quarto compleanno del blog si avvicina e io non posso che essere contenta dei traguardi raggiunti. 
Ho notato il vostro entusiasmo per la nuova rubrica, "Disegnami una storia", e sono contenta anche che apprezziate il mio volere di ampliare gli argomenti di Sogni di una notte di Luna piena, non incentrandolo solo su libri e letture, ma anche su altro.
Con l'inizio dell'anno ho anche ripreso le collaborazioni con alcune case editrici, vi lascio le prossime recensioni che troverete sul blog, tanto per fare il punto della situazione:

- "La fabbrica delle Meraviglie", di Sharon Cameron, Mondadori edizioni
- "Astrologia esoterica", di Douglas Baker, Edizioni Crisalide
- "Sciamanismo", di Tom Cowan, Edizioni Crisalide
- "La collezionista di lettere", di Jeorge Dìaz, Piemme edizioni

Vi ho recensito questa settimana "Una luce improvvisa" di Garth Stein, edito da Piemme, se non avete letto la recensione e non conoscete il romanzo in questione vi invito a farlo, perché il libro merita davvero e mi ha sorpresa positivamente!
La vostra Mirial è sempre in movimento, le idee crescono ogni giorno sempre di più, e prossimamente vorrei provare a recensirvi un altro libro, acquistato la settimana scorsa e che spero possa interessarvi.
Sto parlando di "Fatto in casa. Smetto di comprare tutto ciò che so fare", di Lucia Cuffaro. Forse non ho avuto modo di dirvelo qui, ma potrete facilmente intuirlo dal mio amore per la Natura e il pianeta; da qualche tempo mi sto interessando all'autoproduzione e conto di fare a breve qualche primo esperimento ;) in caso di riuscita positiva, non escludo di cominciare (più avanti) una rubrica sul blog che riguardi l'argomento.
Dulcis in fundo, mi sono beccata anche una bella influenza, che mi sta bloccando in casa da ormai una settimana ç_ç per cui spero mi perdonerete se potrei essere ripetitiva qui sul blog o se potrei mancare di pubblicare qualche post, ma ho bisogno di un po' di riposo e soprattutto di riprendermi, psicologicamente e fisicamente.
Tra le altre cose di cui mi piacerebbe parlarvi nel mio angolino virtuale, sempre che io mi decida e che trovi il tempo per farlo, è una rubrica sull'alimentazione e la cucina vegetariana. Niente di scientifico o mortalmente noioso, non preoccupatevi! Si tratterebbe di un'appendice di "Magie in Cucina", in cui presenterei ricette vegetariane, salutari, semplici e veloci per chi vuole diventare vegetariano e ancora non si è osato, e per chi semplicemente vorrebbe mangiare più verdura e meno carne. Mi è stato richiesto da un'amica blogger, quindi ho pensato di prendere in considerazione la cosa, e se sapessi che anche voi siete interessati, potrei pensare seriamente di proporvi una rubrica del genere ;)
Io penso, e spero, di avervi aggiornati su tutte le ultime novità, ai posteri l'ardua sentenza dunque! Fatemi sapere se approvate le mie idee, un abbraccio forte a tutti voi e ancora grazie per il sostegno che mi date <3


lunedì 2 febbraio 2015

Recensione: "Una luce improvvisa" di Garth Stein


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Ringrazio infinitamente la Piemme per avermi permesso di leggere questo romanzo che mi ha regalato forti emozioni, tenendomi compagnia.

"Esistono sogni così grandi da illuminare una vita intera"


Autore: Garth Stein
Editore: Piemme
Pagine: 433
Prezzo: 18,50 euro

Trama: È un pomeriggio d’estate e Trevor Riddell è in viaggio verso Seattle con suo padre. Viaggiano in silenzio: Trevor, quattordicenne, pensa ai genitori che si stanno separando, e gli sembra una cosa impossibile. Suo padre Jones guida, e intanto pensa al proprio fallimento economico, a sua moglie che si è allontanata, e alla grande casa di famiglia, dove ora è diretto con il figlio per un motivo che conosce soltanto lui. Lì, tra le mura di Riddell House, una immensa magione nei boschi, ormai mangiata dall’edera, fatta di mille stanze, sale da ballo e salotti un tempo sempre illuminati, si è svolta la storia dei suoi avi – piena di luci e bagliori, ma anche di ombre e oscurità. Una storia che comincia con il bis-bis nonno Elijah, barone del legname, colpevole di aver sventrato le foreste americane, ai primi del ’900, accumulando una fortuna immensa. E continua con i suoi figli e i figli dei suoi figli, vite splendide o spezzate, avvolte nel mistero del tempo, consumate tra errori, amori sbagliati, sogni troppo grandi. Spetterà al giovane Trevor, nella lunga, magica estate che lo aspetta, gettare luce sui misteri di Riddell House, e aiutare suo padre a riconciliarsi con il passato della sua famiglia, scoprendo che cosa ha avvelenato a poco a poco i suoi membri, per generazioni, come una maledizione.

Voto:

Recensione:
Quando ho iniziato a leggere "Una luce improvvisa" di Garth Stein non mi sarei mai immaginata che mi sarei affezionata a tal punto ai personaggi in esso presenti, alla storia raccontata e a Riddell House, la vera protagonista delle vicende narrate. A dire il vero, non avevo idea di cosa aspettarmi e sono rimasta sorpresa da questa bellissima storia, affascinante e misteriosa esattamente come la copertina che la contiene.
Quando Trevor, figlio di Jones Riddell, accetta di trascorrere l'estate nell'antica tenuta della famiglia di suo padre, non immagina minimamente che la sua vita non sarebbe mai più stata la stessa. I genitori stanno vivendo un momento di crisi che, forse, li condurrà al divorzio e lui è un adolescente deluso, vorrebbe solo rivedere la sua famiglia riunita, farebbe qualsiasi cosa per realizzare questo suo sogno. Eppure non immagina che nella sua permanenza a Riddell House qualcosa potrebbe rivelarsi ancora più importante del rapporto incrinato tra i suoi genitori...
Tra le mura dell'antica casa, Trevor scopre segreti che in pochi conoscono ancora, nascosti dalla polvere e quasi cancellati dal tempo, segreti che riguardano la sua famiglia e che spetta a lui riportare alla luce. La storia scaturisce dalla penna dell'autore con le atmosfere misteriose di un giallo, mescolando alla realtà il paranormale in un connubio perfetto. Da grande Trevor vorrebbe diventare scrittore, anche se per la sua intelligenza e la sua perspicacia lo vedrei meglio come un investigatore, piuttosto. E' grazie a queste sue qualità che riuscirà a sciogliere i misteri che avviluppano Riddell House; tra passaggi nascosti, bauli ricolmi di ricordi e memorie sepolte dal tempo, sogni rivelatori e strane presenze, il protagonista ci conduce per mano alla scoperta delle stanze dell'antica tenuta e della sua storia, costellata di colpe imperdonabili, promesse mai mantenute, sogni infranti e perdite dolorose.
Lo stile di Garth Stein, fluido, evocativo e poetico all'occorrenza, dà il giusto peso ai particolari. Grazie all'uso della prima persona, il lettore si sente partecipe e coinvolto nelle vicende e nelle ricerche svolte da Trevor. Molti sono i riferimenti colti alla letteratura, cosparsi in tutto il libro.
I personaggi non sono molti e appartengono tutti alla famiglia Riddell, scelta che ha permesso all'autore di approfondire a dovere la personalità di ognuno e le luci e le ombre nascoste in ciascuno di essi.
Elijah, capostipite della famiglia e trisavolo di Trevor, costruì un vero e proprio impero del legname, deforestando senza alcun riserbo intere foreste per ricavarne denaro a palate. Borioso, orgoglioso e ambizioso oltre ogni dire, è lui la causa scatenante di quella che sembra una vera e propria maledizione, quella della natura che si ribella a chi tenta di sottometterla umiliandola senza pietà. Eppure anche lo stesso Elijah ha saputo redimersi dai suoi peccati, decidendo infine di ridare i terreni intorno a Riddell House alla natura e renderli parte di un parco naturale, esattamente come voleva suo figlio Benjamin. Ma le cose non vanno come lui si era aspettato. Sebbene non si può dire che Elijah sia un personaggio che possa guadagnarsi la simpatia del lettore, egli non riesce a odiarlo, lo accetta così com'è, con le luci e le ombre del suo carattere.
Benjamin è un altro personaggio sfaccettato, che il lettore imparerà a comprendere e a scoprire pagina dopo pagina tramite i ricordi e le memorie scritte che Trevor trova sparse per Riddell House.
Poi c'è nonno Samuel, forse il mio preferito in assoluto; schiacciato dal peso dei ricordi e distrutto dalla perdita della persona a lui più cara, saprà fare ammenda alle sue colpe e con la sua inconsapevole tenerezza e ingenuità mi ha conquistata, facendomi venire voglia in più di un'occasione di stringerlo in un caloroso abbraccio.
Non ho potuto non essere partecipe dei dolori e dei comportamenti talvolta contraddittori di Jones, padre di Trevor, e di sua sorella Serena. Quest'ultima ha un ottimo spessore psicologico, come del resto tutti i personaggi della storia.
Sono tante le tematiche affrontate dall'autore in questo romanzo, molte delle quali a me particolarmente care. Prima fra tutte, la sovranità della natura: essa fa da sfondo alle vicende narrate, eppure ne è il pilastro portante, senza il quale la storia non avrebbe retto. Con il suo romanzo, Garth Stein ci spinge a riflettere sul male che l'uomo infligge alla terra, agli alberi e al mondo naturale, al quale tutti noi dobbiamo tornare, prima o poi. Ho apprezzato molto i riferimenti a Henry Thoreau, i cui insegnamenti e pensieri ammiro molto da tempo. La natura, presto o tardi, si riprende quello che ha perso, quello che gli esseri umani gli hanno rubato, e il modo in cui lo fa può essere devastante, avere conseguenze inaspettate. Tuttavia, nel romanzo non c'è posto solo per la natura "punitiva", ma anche per quella incontaminata, che regala meraviglia e forti emozioni agli animi sensibili.
Un altro tema importante è quello della morte e della vita nell'aldilà. Esistono gli spiriti? E i fantasmi? E' possibile che una persona continui a vivere, anche dopo la morte? L'autore ci permette di interrogarci su questi quesiti, dandoci una personale interpretazione tramite la sua storia. La morte, di questo Trevor ne è sicuro e testimone, non è necessariamente la fine di tutto, così come non ne è la soluzione.
Nelle pagine da lui scritte, Garth Stein ci parla anche dell'amore, quello che supera le barriere del tempo, delle vita, che va oltre le convenzioni sociali e ogni difficoltà.
Importante è anche il tema della malattia, intesa sia in senso fisico che psicologico.
Tra gli altri temi, non meno importanti, troviamo il rapporto tra genitori e figli, la redenzione, l'orgoglio, l'ambizione, la fede, il coraggio, la colpa.
La storia è costellata da falshback ed è ricca di colpi di scena. Più di una volta, leggendo, mi sono immaginata le scene di un film impresso su una pellicola consunta dal tempo.
Il ritmo della narrazione incalza fino alle ultimissime pagine, non permettendo al lettore di staccarsi dal libro, avido di scoprire la verità e di riunire tutti gli indizi raccolti da Trevor, sistemando ogni pezzo del puzzle al suo posto. Devo dire di aver previsto e sospettato alcune cose ben prima che le scoprisse anche il protagonista, ma il romanzo resta comunque godibilissimo.
Lo consiglio agli amanti della natura, a chi adora le storie ricche di suspense e intrise di mistero, a chi ama i racconti di fantasmi e dal sapore antico, perché è questo che troverete tra le pagine di "Una luce improvvisa". E' una storia intensa, coinvolgente, perfetta per passare le lunghe giornate di pioggia invernali chiusi in casa e seduti sul divano.
Respirerete la polvere delle innumerevoli stanze di Riddell House, scalerete gli alberi insieme a Benjamin, sarete partecipi delle emozioni dei personaggi e vi innamorerete di loro per non dimenticarli più. 

Voi che ne pensate? Lo avete letto?



domenica 1 febbraio 2015

Segnalazioni: "Rebirth" di Alessia Coppola e "I confini di Trisa" di Cristiano Ciardi


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco, e buona domenica!
Oggi passo di qui per segnalarvi i libri di due autori italiani esordienti.


Titolo: Rebirth - I Tredici Giorni
Autore: Alessia Coppola
Pagine: 137
Prezzo: 9,90 euro 
Editore: Dunwich edizioni

Trama: New Orleans, 1939 Le luci del teatro si spengono. Grace stempera il trucco di scena. Si specchia. Segue con lo sguardo una ruga. Si rende conto che il tempo scorre anche per lei. Ma lei non vuole invecchiare. Con il cuore in tumulto esce dal teatro. Ad attenderla c’è un uomo in nero che le promette l’eterna giovinezza. E se riuscisse davvero a impedirle di invecchiare? Grace stringe un patto con lui, ignorando che in realtà è un demone figlio della Morte. Un Chronat. Da questo momento, ha tredici giorni per fuggire. Se il demone riuscirà a trovarla prima della mezzanotte del tredicesimo giorno, lei apparterrà alle schiere della Morte e diventerà un Chronat a sua volta. In caso contrario, sarà libera. Ma il percorso che attende la seducente attrice è pregno di sorprese. Non ultima quella che la porterà tra le braccia di Ayku, custode designato per proteggerla dal Chronat. Tra creature angeliche dedite al Bene e demoni votati al Male, Grace si ritroverà per la prima volta nella sua vita a dover scendere a patti con il Destino… e a compiere la sua scelta.



Titolo: I confini di Trisa
Autore: Cristiano Ciardi
Pagine: 343
Prezzo: 14,04 euro (cartaceo), 5,33 euro (digitale)
Editore: autopubblicato tramite Amazon

TramaUna storia fantasy con la struttura tipica del sottogenere epico o eroico, senza magia o miti, bensì costruita con spiccato realismo. Sullo sfondo, una natura severa e al contempo creatrice di bellezza, popolata da animali reali, popoli e razze di cui vengono esaltate le diversità ma non le differenze. Il protagonista è Efero, soldato e prescelto del Regno, cresciuto ed educato alla disciplina e a servire il suo popolo, ma che eventi e incontri rendono consapevole di un cambiamento insidioso che sta snaturando il suo mondo. Un cambiamento non dovuto al fato, ma voluto da uomini in preda al demone del potere, ormai distanti dai valori semplici della tradizione e dal rispetto dei cicli naturali. I Confini di Trisa è un racconto sui dubbi delle persone umili e sull’arroganza del potere, dove è il legame tra la natura e le emozioni a rendere veri gli esseri umani e tenaci le loro azioni. 


Che ne pensate? Vi ispirano? ;)


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