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lunedì 26 gennaio 2015

Mondo di Cristallo # 31: la Calcite


Bentornati nella mia Foresta Incantata!
"Mondo di Cristallo" è una rubrica che vi permetterà di conoscere qualcosa in più sui cristalli e i minerali, questi piccoli grandi tesori della Terra. Vi racconterò le curiosità che li riguardano e vi accennerò le loro proprietà e caratteristiche principali, con la speranza che possiate imparare qualcosa di nuovo e appassionarvi al prezioso mondo della mineralogia e della cristalloterapia.

Il minerale che vi presento oggi è:


Curiosità e Caratteristiche:
La Calcite nasce da magmi che contengono calcio. In masse notevoli, forma le rocce calcaree, che sono di origine sedimentaria.

Proprietà:
Chi ha una visione pessimistica della vita può trovare giovamento da questa pietra, che attiva tutti i processi vitali. La Calcite dona stabilità, fiducia in sé stessi, aiuta a contrastare la pigrizia e aiuta il soggetto che la utilizza ad affrontare al meglio le situazioni in cui si trova. Questo cristallo permette all'individuo di tradurre le proprie idee in realtà, rafforza la memoria e aumenta le probabilità di raggiungere il successo. Aiuta ad abbandonare il superfluo e il vecchio a favore del nuovo, sostituendo vecchi schemi mentali.
Esistono Calciti di colori diversi e ogni colore ha una caratteristica precisa:
- Calcite rossa: favorisce il cambiamento degli schemi mentali e del modo di percepire la sessualità.
- Calcite arancio: stimola la creatività e le emozioni.
- Calcite gialla: favorisce la realizzazione personale.
- Calcite verde e rosa: stimola i sentimenti, funge da calmante contro lo stress.
- Calcite azzurra: favorisce la comunicazione.
- Calcite trasparente: stimola la spiritualità e l'intuizione.
A livello fisico, la Calcite stimola il metabolismo e il sistema immunitario, aiuta i bambini durante la crescita, allevia i disturbi intestinali e dell'epidermide, svolge un'azione purificatrice sul sangue e permette alle ossa e ai tessuti di guarire più velocemente, rafforza il cuore e rende più regolare il ritmo cardiaco.

Purificazione:
La Calcite può essere pulita e purificata sotto un filo d'acqua corrente. Dopo il trattamento va asciugata per bene.

Fonti:
- "L'arte di curare con le pietre", Michael Gienger, Ed. Crisalide.


giovedì 22 gennaio 2015

Il Riflesso dell'Anima # 18


Bentornati nella mia Foresta Incantata!
Il Riflesso dell'Anima, rubrica creata da me e Reina del blog Il Portale Segreto, consiste nel postare una citazione o un brano tratto da un libro, film, canzone o altro che che ha fatto vibrare le corde della nostra anima associandola a un'immagine. Sarà una rubrica che rispecchia il nostro io più profondo. Non avrà cadenza fissa, sarà dunque occasionale, ed entrambe la gestiremo in modo indipendente l'una dall'altra.

Ecco qui dunque la mia immagine a la mia citazione di oggi:




"Spesso mi viene chiesto [...] perché uso parole come 'Strega' e 'magia'. Uso 'Strega' per [...] collocarmi fermamente tra le guaritrici fuorilegge e le dispensatrici di saggezza non autorizzata. Uso la parola 'magia' più o meno per la stessa ragione."
"Il Sentiero della Terra", Starhawk


martedì 20 gennaio 2015

Recensione: "Il cuore selvatico del ginepro" di Vanessa Roggeri


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Il libro che passo a recensirvi mi ha sorpresa positivamente, entrandomi nel cuore piano piano, è una storia forte, aspra e dal sapore antico. Eccovi dunque il mio commento al romanzo.

"Tanto tempo fa viveva in un bosco lontano lontano una bambina triste.
La sua casa era una torre fatta di pietre che sfioravano le nuvole
e i suoi unici amici erano gli animali della foresta..."


Autore: Vanessa Roggeri
Editore: Garzanti
Pagine: 216
Prezzo: 14,60 euro

Trama: È notte. Il cielo è nero come inchiostro, e solo a tratti i fulmini illuminano l'orizzonte. È una notte di riti e credenze antiche, in cui la paura ha la forma della superstizione. In questa notte il rumore del tuono è di colpo spezzato da quello di un vagito: è nata una bambina. Ma non è innocente come lo sono tutti i piccoli alla nascita. Perché questa bambina ha una colpa non sua, che la segnerà come un marchio indelebile per tutta la vita. La sua colpa è di essere la settima figlia di sette figlie, e per questo è maledetta. E qui nel suo paese, in Sardegna, c'è un nome preciso per le bambine maledette, si chiamano cogas, che significa streghe. Liberarsene quella stessa notte, senza pensarci più. Così ha deciso la famiglia Zara. Ma qualcuno non ci sta. Lucia, la primogenita, compie il primo atto ribelle dei suoi dieci anni di vita. Scappa fuori di casa, sotto la pioggia battente, per raccogliere quella sorella che non ha ancora un nome. La salva e la riporta a casa, e decide di chiamarla Ianetta. Non c'è alternativa ora, per gli Zara. È sopravvissuta alla notte, devono tenerla. Eppure il suo destino è già scritto. Giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, sarà una reietta. Emarginata. Odiata. Da tutti, tranne che da Lucia. È lei l'unica a non averne paura. Lei l'unica a frapporsi tra la cieca superstizione e l'innocenza di Ianetta. Contro tutto e tutti. Lei l'unica a capire chi si nasconde dietro quegli occhi spaventati e selvatici: una bambina in cerca di amore, che farebbe qualsiasi cosa pur di ricevere uno sguardo e una carezza. Solo una bambina, solo una ragazza, con un cuore forte e selvatico come il ginepro. Le sue radici non si possono estinguere così facilmente; la loro fibra è fatta di ferro e se fuori bruciano, dentro il cuore rimane vivo. Questa è la storia di una bambina e di una colpa non sua. È la storia di una sopravvivenza e della lotta contro le superstizioni. È la storia di due sorelle, quella maledetta dall'ignoranza e colei che sa vedere oltre. È la storia di una terra e delle sue tradizioni più arcaiche e oscure. Una storia che trabocca in modo dirompente di passioni: amore, rabbia, disperazione e speranza.

Voto:
Recensione:
Era da tanto che desideravo leggere questo libro, ma non mi ero mai decisa a comprarlo, finché non mi è stato regalato durante le vacanze di Natale. La storia contenuta al suo interno mi ha rapita, emozionata e non la dimenticherò tanto facilmente.
"Il cuore selvatico del ginepro" narra la storia di Lucia e Ianetta, figlie della stessa madre, ma irrimediabilmente diverse sia nell'aspetto che nel carattere. Se Lucia, primogenita di sette figlie, possiede una bellezza inusuale e un animo buono, mite e coraggioso, Ianetta è l'ultimogenita, condannata a una vita da reietta per il suo aspetto e per essere nata settima, è strana e quasi inquietante, dal carattere remissivo. Eppure entrambe lottano per la stessa cosa, tutte e due legate indissolubilmente dallo stesso sangue.
Ianetta è una coga, una strega, e come tale merita la morte. O, almeno, di questo è fermamente convinta la famiglia Zara, la stessa famiglia che l'ha generata. Eppure, fin dalla nascita ella dimostra di essere forte e resistente come il ginepro; sopravvive ai tentativi dei genitori di reprimerla, anche grazie alla silenziosa presenza di Lucia, che non mancherà di aiutarla e proteggerla più di una volta. Tuttavia, le superstizioni, l'ignoranza e i pregiudizi sono profondamente radicati nella piccola collettività del paese di Baghintos, in Sardegna, così forti da indurre la stessa Ianetta a pensare di essere quello che tutti temono. In seguito alla nascita della disgraziata figlia, niente sarà più lo stesso nella casa della famiglia Zara e nel paese. Ianetta viene allontanata dalle sorelle, dagli affetti e dalle attenzioni dei genitori, evitata dalle persone che dovrebbero esserle più care al mondo, e disprezzata. A nessuno è permesso entrare nella sua stanza e tutti finiscono per accusarla delle disgrazie che colpiscono gli Zara pagina dopo pagina.
Il lettore è il muto spettatore di tutto questo e non può che impallidire alle sciagure che capitano, l'una dopo l'altra, alla famiglia Zara, che non manca mai di incolpare la coga.
Vanessa Roggeri è riuscita con impeccabile maestria a creare una storia dal sapore antico, dal forte impatto emotivo.
"Il cuore selvatico del ginepro" è una storia di donne, di sentimenti forti, di passioni contrastanti, di superstizione e tragedia.
Il linguaggio dell'autrice è ricco di metafore, antico, suggestivo. Narrato in terza persona, questo romanzo sa far entrate il lettore tra le sue pagine e sembrerà di poter toccare con mano la Sardegna aspra e assolata, attraversata da violenti temporali e il cui suolo è un luogo accogliente per la rete di radici degli ulivi, dei sugheri e di piante forti come il ginepro.
L'autrice utilizza la tecnica della regressione stilistica, adeguando il linguaggio a quello popolare, tipico del parlato e a tratti dialettale, non solo nei dialoghi, ma talvolta anche nella narrazione. Ho apprezzato moltissimo questa scelta dell'autrice, per niente facile da portare avanti; il risultato era tutt'altro che scontato, ma Vanessa è riuscita nel suo intento, caratteristica notevole per un romanzo d'esordio quale è "Il cuore selvatico del ginepro". 
L'autrice ci introduce un mondo antico, ma ancora spaventosamente attuale. Ci fa vedere le cose dalla prospettiva dei paesani di Baghintos e della famiglia Zara, convincendo anche noi che Ianetta sia una strega, per poi ribaltare completamente la visione del lettore, che finirà per prendere le difese della coga insieme a Lucia.
Un romanzo magistrale, insomma, sorprendente sotto molti punti di vista, che mi ha riportato alla mente i classici della letteratura italiana, come per esempio la novella "Rosso Malpelo" di Giovanni Verga.
Il romanzo di Vanessa Roggeri è importante anche dal punto di vista folcloristico e culturale, poichè all'interno del libro non manca di inserire le credenze popolari e le superstizioni della sua terra, la Sardegna, vive ancora oggi nella memoria e nella vita degli abitanti di quest'isola aspra e magica.
"Il cuore selvatico del ginepro" è un romanzo che ha per protagoniste le donne: forti, sottomesse, coraggiose, sfrontate, innamorate, timorose, arrabbiate, determinate, scellerate... 
Da Assunta Zara, donna dura, severa e tutt'altro che materna, a Mariuccia, innamorata della vita ma provata dalle debolezze del fisico; dalla coraggiosa, lucida e amorevole Lucia, all'invidiosa e rancorosa Pinella, per finire poi con Ianetta, disperata, solitaria e alla ricerca della cosa che più le è stata negata nella vita: l'affetto.
Sono le forti emozioni a dominare l'intera storia, quelle che travolgono l'animo umano portandolo, talvolta, alla pazzia. Le tematiche affrontate da Vanessa sono davvero molte: l'amore e l'odio, la superstizione e la ragione, il coraggio e la debolezza, l'ignoranza e la saggezza, e ancora la rabbia, l'affetto, l'invidia, la speranza e la disperazione.
L'ignoranza, perno attorno al quale si sviluppano le vicende, è un morbo che non muore mai, che va combattuto giorno per giorno. Ed è proprio l'ignoranza la causa delle disgrazie accadute alla famiglia Zara che, nel credere fermamente che la nascita di Ianetta porti sfortuna e disperazione, finisce per vedere lo zampino del demonio anche dove non c'è. Chi è causa del suo mal pianga se stesso, dice il proverbio, e credo non ci sia modo più appropriato di riassumere "Il cuore selvatico del ginepro". Per colpa delle superstizioni, gli innocenti vengono condannati, mentre i veri colpevoli restano nell'ombra a tramare contro i più deboli. Lascio a voi il compito di scoprire chi sia la vera coga, se ne esiste davvero una. Io ho adorato questo romanzo, nonostante la sofferenza provata per le terribili vicende capitate alla famiglia Zara e per l'empatia che ho avuto con Lucia e Ianetta. Non dimenticherò questo piccolo capolavoro, avrà un posto di riguardo nella mia libreria e lo consiglio vivamente a tutti!

Voi che ne pensate? Lo avete letto?



giovedì 15 gennaio 2015

Disegnami una storia # 2: Anton Lomaev


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco! 
Disegnami una Storia è una rubrica senza cadenza fissa, in cui do voce agli illustratori, che spesso incantano i lettori e ne catturano gli occhi, ma di cui poco si sa e si conosce. 
L'illustrazione è una sorta di ponte tra il mondo dell'arte e quello della lettura/scrittura, concilia dunque due delle mie passioni più grandi.

L'illustratore di cui voglio parlarvi oggi è Anton Lomaev, l'ho scoperto da pochissimo e me ne sono perdutamente innamorata.
Purtroppo le informazioni a disposizione non sono molte sul web, spero vi accontenterete.

Anton Lomaev è nato nel 1971, in Bielorussia. Ha studiato Arte a San Pietroburgo, ha prestato servizio militare e ora è un illustratore in tutto e per tutto, impegnato con qualche casa editrice.
A quanto mi è dato vedere sul web, è principalmente un illustratore di fiabe. Dato che, come dicevo, le sue notizie biografiche sono scarse, passo a presentarvi alcuni dei suoi capolavori.

E' stato arduo selezionare delle immagini dalla vasta gamma di illustrazioni da lui realizzate, ma eccovi le opere dedicate alla famosa fiaba "La Sirenetta":



Amo l'uso che fa dei colori. Notate le tinte fredde del mare. Ha reso perfettamente il gioco di luci e ombre dei fondali marini, persino i personaggi sembrano ricoperti di alghe, muschio o melma. Nella prima immagine sembra quasi di essere spettatori silenziosi della scena che si sta svolgendo, come se stessimo spiando inosservati, e un po' timorosi anche, quello che si svolge nella profondità marina.
Bellissima anche la seconda immagine, si ha l'impressione di nuotare insieme alle sirene e ai delfini, tra la fresca spuma del mare.

Le seguenti invece, sono alcune illustrazioni di una delle mie fiabe preferite di quando ero bambina, "I cigni selvatici". Se volete leggere la fiaba, l'avevo trascritta sul blog, potete leggerla qui.



Anche qui, guardate che splendidi colori! A differenza de "La Sirenetta", questi sono caldi e avvolgenti. Le nuvole sembrano vere e l'aria profuma d'estate, potete sentirlo anche voi? Che dire, poi, dei vestiti mossi dal vento e dal movimento delle ali dei cigni? Sembra anche qui di sentire la brezza sulla pelle e l'aria che scompiglia i capelli.

Le seguenti illustrazioni sono state realizzate per "Gli elfi e il calzolaio", "La principessa sul pisello" e "Il brutto anatroccolo":







In queste illustrazioni lo stile di Lomaev sembra mutato, si fa più morbido, più infantile se vogliamo, soprattutto per le opere dedicate alle prime due fiabe. 
Non so come sia possibile, ma questo illustratore riesce a rendere bene gli spessori, i suoi disegni trasudano profumi, sensazioni e sapori. Guardando le sue illustrazioni mi sembra di poter allungare una mano e ritrovarmi lì, nella scena rappresentata, toccando con mano i morbidi materassi, le trapunte, le sedie di vimini e il filo da cucito, accarezzare le piume dei cigni e sentire sulla pelle la freschezza dell'aria e dell'acqua. Non so che magia abbia usato Lomaev, so solo che gli è riuscita davvero molto bene!

L'ultima illustrazione che voglio mostrarvi è questa, la riconoscete?


E' stata usata come immagine di copertina del libro "La figlia del Nord" di Edith Pattou (trovate la mia recensione qui)! E' stata realizzata per illustrare la fiaba "A est del sole e a ovest della luna", dalla quale il libro prende spunto.

Vi invito a cliccare sulle immagini per ingrandirle e notare i dettagli che altrimenti non riuscireste a godervi. Meglio ancora, potreste dare un'occhiata alla galleria di google immagini, sono sicura che scovereste dei piccoli tesori tra le bellissime illustrazioni di questo artista!
Trovo che Anton Lomaev sia bravissimo; i suoi disegni sono perfetti per le fiabe, da bambina mi sarei persa a osservare ogni particolare delle sue opere, un vero piacere per gli occhi. 
E voi? Cosa ne pensate?


lunedì 12 gennaio 2015

Anno nuovo... nuovo blog!

Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Pian piano, dopo le feste, sto cercando di tornare alla normalità e di riprendere il giusto ritmo qui nel mio angolino virtuale. Vi chiedo scusa se potrà sembrarvi che le cose vadano a rilento, ma come sapete da un po' di mesi a questa parte ho dovuto modificare i ritmi del blog per dedicarmi ad altre mie passioni, oltre quella della scrittura per la blogsfera; vi assicuro che sto tornando in pista, pian piano. 
Da un po' di tempo a questa parte, inoltre, è nata in me la voglia di aprire un nuovo angolino, una nuova finestra sul mio mondo interiore più profondo. Dopo vari tentennamenti, ripensamenti e riflessioni, infine mi sono decisa e quasi un mese fa ha aperto i battenti I colori del vento, un blog nuovo di zecca gestito sempre dalla vostra Mirial!
E' con emozione e tanta allegria che vi do questa notizia, che spero possa farvi piacere ^_^
Non preoccupatevi, resterò comunque attiva qui, e Sogni di una notte di Luna piena continuerà a essere quello che è sempre stato; I colori del vento non gli ruberà spazio, piuttosto lo completerà ;) Ho preferito aspettare il momento giusto per darvi questa piccola, bella notizia, perché all'inizio non sapevo se sarei riuscita a mantenere l'impegno che avevo deciso di prendermi, eppure più passavano i giorni e più mi convincevo di voler continuare a scrivere su quelle fresche pagine virtuali. Spero che vogliate seguirmi con entusiasmo anche su I colori del vento, sempre che gli argomenti di cui ho deciso di parlare vi entusiasmino!
Non mi resta che lasciarvi il link alle presentazioni del mio nuovo blog, per farvi arrivare subito al sodo:


Un abbraccio a tutti voi e un grazie infinito a chi mi segue da sempre, a chi si è aggiunto da poco, a chi popola con allegria e costanza la mia Foresta Incantata, a chi si aggiungerà a I colori del vento, ma anche a chi in questi giorni sta facendo salire i "mi piace" della pagina Facebook del blog. Siete fantastici, il mio angolo virtuale non sarebbe affatto lo stesso senza di voi e spero che quest'anno, iniziato ormai da giorni, porti novità, freschezza e crescita in entrambi i miei rifugi di blogger!



giovedì 8 gennaio 2015

Recensione "La carezza leggera delle primule" di Patrizia Emiltri


Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Quest'oggi vi propongo la recensione di un libro che mi ha lasciata senza fiato, un romanzo di una scrittrice italiana di grande talento e che ha saputo sorprendermi.

La libertà di scegliere è un dono prezioso.
O una feroce condanna.

Una donna che custodisce un segreto,
un fardello che solo ora ha deciso di condividere.
Ma quale sarà il prezzo della sua libertà?




Autore: Patrizia Emiltri
Editore: Sperling&Kupfer
Pagine: 255
Prezzo: 15,90 euro

TramaL'aria è gelida, a ricordare che l'inverno non è ancora finito. Un cielo plumbeo incornicia i pensieri di Claudia. Il sole sarebbe stato fuori luogo, nel giorno del funerale di sua madre. Lacrime, formalità, pratiche da sbrigare: il triste copione va in scena. Ma qualcosa di insolito accade quel pomeriggio stesso, quando Claudia riceve una strana busta accompagnata dalla lettera di una sconosciuta. La donna le affida un manoscritto inedito, una storia straordinaria di cui la ragazza, aspirante scrittrice, potrà servirsi per arrivare al successo. Clorinda è ricoverata in una casa di riposo. Ormai la sua vita è quasi tutta alle spalle, così almeno credono gli altri. Ma lei nasconde un segreto che è arrivato il momento di svelare. Una vicenda che ha radici molto lontane, nel giorno in cui Clorinda ha sfidato il proprio destino, scampando alla morte. Per farlo, si è servita di un vecchio quaderno di ricette appartenuto a una donna accusata di stregoneria, e ha attirato su di sé una terribile condanna. Ora, dopo tutti quegli anni, ha finalmente trovato la persona cui consegnare la propria storia. Qualcuno che condivide con lei molto più di quanto possa immaginare. Qualcuno che, come è stato per lei in passato, dovrà fare una scelta pericolosa. Una storia al confine tra realtà e sortilegio, un romanzo che racconta di donne al bivio tra ciò che è giusto e ciò che vogliono davvero.

Voto:
Recensione:
Avete presente quei libri che vi entrano nel cuore fin dalle prime pagine e che, una volta finiti, vi lasciano tramortiti sulla sedia, con lo sguardo un po' ebete a fissare il vuoto come a voler cercare qualcos'altro otre quelle ultime pagine? Ecco, "La carezza leggera delle primule" è uno di questi.
Non apparteneva al mio genere, non leggo questo tipo di storie solitamente, ma il libro mi aveva attirato per il grande consenso avuto tra i blogger e i lettori del web. Sono appassionata di storie di streghe e magia (neanche a dirlo, ho sempre sognato di trovare tra i muri di casa un quaderno con le pozioni magiche e i rimedi di un'antenata strega) per cui, anche se non ero sicura che potesse piacermi, ho deciso di leggerlo comunque. Non so se riuscirò a trovare le parole giuste per questo splendido libro, ma ci proverò.
Non avrei mai pensato di leggere un libro così drammatico in vita mia, eppure eccomi qua, a recensirlo e a promuoverlo a pieni voti. Quella di Patrizia Emiltri è una storia che entra sotto pelle e che vi resta per sempre, entra a far parte di noi, ribaltando in qualche modo le nostre certezze e tutti i nostri ideali. 
Bello, intenso, ricco di emozioni. E' difficile descrivere un libro del genere, ma soprattutto è difficile rendergli giustizia con le parole di una recensione.
"La carezza leggera delle primule" è un libro che sa come conquistare il lettore, lo attira fra le sue pagine con sensualità e poi lo cattura inesorabilmente. La storia è quella di tre donne, vissute in epoche diverse e di età differenti, eppure così simili tra loro, legate da un unico e incontenibile sentimento: l'odio.
E' questo il perno attorno al quale si sviluppano le vicende narrate, ogni cosa scaturisce da questo sentimento negativo, che permea le sue pagine e le tinge del rosso del sangue e del nero della morte. Eppure, non fraintendetemi, non è un libro che parli esclusivamente di violenza. "La carezza leggera delle primule" è un libro intriso di sentimenti cupi, di stati d'animo infelici, eppure l'autrice riesce a non rendere mai la sua storia pesante. Certo, alcuni eventi descritti sono difficili da digerire per il lettore, spesso mi sono ritrovata a dover riprendere fiato durante la lettura, alzando lo sguardo e prendendo un lungo sospiro, una boccata d'aria pulita per rinfrescarmi un po' le idee... Nonostante tutto questo, non mi è pesato leggerlo, neanche un po', me lo sono divorato tutto d'un fiato, avida di conoscere il finale.
Protagoniste indiscusse di questo romanzo sono dunque le donneegoiste, irresponsabili, rancorose, vendicatrici, feroci e prive di scrupoli, donne deluse dalla vita e dagli affetti, donne diffidenti, ambiziose e arriviste. 
Marta è una strega del XVII secolo, bruciata sul rogo dall'Inquisizione perchè colpevole di aver curato con le sue erbe e le sue pozioni malattie e malesseri. Morta ingiustamente, attenderà nell'ombra il momento della sua crudele e spietata vendetta.
Clorinda, nata due secoli dopo Marta, è una donna dalle mille sfumature caratteriali, un personaggio semplicemente indimenticabile. Le sue scelte sono costantemente sbagliate e sono ben lontane dall'essere etiche, eppure il lettore non può che assecondarla, in ogni sua decisione, pagina dopo pagina. Forte, testarda e pronta a tutto pur di arrivare al suo scopo, Clorinda è la vera protagonista del romanzo, spinta dalla disperazione, dal dolore e dalla stanchezza dei tanti anni vissuti, di cui sente il gravoso peso sulle spalle. 
Infine, Claudia, giovane universitaria con l'ambizioso sogno di diventare famosa grazie alla scrittura. Anche lei condivide qualcosa con le altre due: l'egoismo e la fredda, calcolatrice lucidità. 
Clorinda mi rimarrà sempre nel cuore, entra a testa alta nella classifica delle mie protagoniste femminili preferite. E' impossibile non amarla e non condividere le sue pene. E' una donna terribilmente sbagliata, dannata, maledetta, ma il suo fascino è letale per il lettore.
Non ho saputo affezionarmi a Claudia, ma forse era giusto così. I suoi prepotenti giudizi nei confronti di Clorinda durante il romanzo mi hanno infastidita, non perché sia un personaggio mal costruito, piuttosto perché Clorinda ha ricevuto tutta la mia comprensione e compassione, non sarei mai stata in grado di giudicarla negativamente come invece ha fatto Claudia, nonostante quest'ultima ne avesse tutte le ragioni.
La storia è raccontata dai punti di vista alternati di Claudia, narrati al presente e in terza persona, e quelli di Clorinda, narrati al passato e in prima persona. Con gli occhi di Claudia, il lettore legge il manoscritto di Clorinda, la sua autobiografia, e proverà le stesse emozioni della giovane durante la lettura, ne condividerà spesso i pensieri e gli stati d'animo. 
"La carezza leggera delle primule" è scritto con uno stile impeccabile, avvincente e indimenticabile. Mi è sembrato più di una volta, durante la lettura, di avere tra le mani un classico della letteratura. La scrittura di Patrizia Emiltri è pulita, appassionante, ricca di emozioni. La magia della scrittura scaturisce dalla sua penna come da una bacchetta magica, in grado di incatenare il lettore e costringerlo a leggere dall'inizio alla fine senza una pausa, senza un respiro.
Quello che ho stretto tra le mani è un romanzo che toglie il fiato, in tutti i sensi. Non ci sono molti scrittori italiani in grado di scrivere così bene e di emozionare così tanto, in un panorama letterario in cui il buon libro scarseggia sempre di più. E' una lettura che sconvolge, che dà la sensazione di ricevere uno schiaffo in pieno viso una volta concluso.  L'ho trovato talmente bello che mi ha lasciato tramortita a lettura finita, mi sembrava che un treno fosse passato a tutta velocità sul mio cuore. 
Non avevo mai letto un libro del genere, ma sono davvero felice di averlo fatto, mi sarei persa una perla preziosa.
"La carezza leggera delle primuledimostra ancora una volta quanto le storie semplici siano quelle che toccano maggiormente l'animo del lettore, così come le protagoniste dalle mille imperfezioni che le rendono estremamente vive.
Ve lo consiglio? Certo, mille e mille volte! Ma solo se sarete disposti a tuffarvi in una storia cupa, intrisa di odio, vendetta, dolore, morte ed emozioni talmente forti da lasciare storditi. 
Siete disposti a lasciarvi trascinare dagli eventi, a emozionarvi e a inorridirvi insieme a Claudia per le tristi vicende che costellano la lunga vita di Clorinda? Non c'è bisogno di un momento giusto per leggere il romanzo di Patrizia Emiltri, perché saprà entrarvi comunque nel cuore, che lo vogliate o no.
L'unico, piccolo, difetto che ho trovato è il titolo: credo sia stata una scelta editoriale, ma non l'ho trovato appropriato.
Siete ancora a casa? Che aspettate?! Correte a comprarlo e divoratelo, emozionatevi e consigliatelo. Non ve ne pentirete ;)



martedì 6 gennaio 2015

Tradizioni antiche: la Befana vien di notte...

Conosciamo tutti la simpatica vecchina che, per tradizione, il 6 gennaio vestita di stracci solca i cieli con la sua scopa per portare doni e carbone ai bambini. Alzi la mano, però, chi conosce le origini antiche di questa figura, così simile a una nonna, con la sua chioma canuta e i dolciumi nelle tasche, pronti a essere distribuiti.

La Befana è la sopravvivenza di una figura arcaica che simboleggia Madre Natura
Nel mondo pagano si credeva che, nelle gelide notti invernali, volassero sui campi appena seminati figure femminili in grado di propiziare il raccolto. Dobbiamo pensare a una società antica, legata all'aspetto femminile e materno della natura. Stando così le cose, la Befana sarebbe nata quasi per via di una superstizione, inventata dal popolo rurale ansioso di assicurarsi un buon raccolto. 
Il periodo che va da Natale all'Epifania era molto delicato e critico per il calendario popolare, poiché viene subito dopo la semina; era un periodo, quindi, pieno di speranze e di aspettative per il raccolto futuro, da cui dipendeva la sopravvivenza nel nuovo anno.
Secondo gli antichi romani, a guidare le fanciulle volanti nei campi era Diana, dea lunare della vegetazione; per altri, invece, il compito spettava alla divinità misteriosa di Satia, nome che deriva dal latino satiaetas, ovvero sazietà. 
Il suo aspetto poco piacevole segue una tradizione, una leggenda, che si tramanda nei secoli. La Befana, vestita di stracci e gonne rattoppate, mantiene il suo povero aspetto iconografico per un preciso motivo: infatti, rappresenta la natura ormai spoglia, poiché arriva portandosi via un anno “consumato”, vissuto, inevitabilmente punteggiato di pene e sacrifici che la vecchia avrebbe il compito di spazzare via. Dunque, l’aspetto da anziana signora sarebbe da paragonare metaforicamente all’anno appena trascorso, ormai pronto per essere bruciato e per “rinascere” come anno nuovo. La tradizione dei doni portati dalla vecchina assume invece un valore propiziatorio per l’anno appena sorto. Offre una cascatella di dolciumi e regalini, che altro non sono che i semi grazie ai quali risorgerà a primavera come una giovane Madre Natura. 
La figura della Befana, letta in chiave sacrificale, venne riconosciuta anche dalla Chiesa, che la bruciava proprio in segno di buon auspicio. Tale usanza influenzò anche la tradizione popolare fino ai nostri giorni. 
Ancora oggi un po` ovunque per l'Italia il 6 gennaio si accendono i falò, e, come una vera strega, anche la Befana viene talvolta bruciata. In tal modo, la Befana offre carbone che, simbolicamente, è l'energia latente nella terra, pronta a rivivere col nuovo sole. Come la luna, altro simbolo della Grande Madre, muore per rinascere. 
Nella tradizione popolare campestre, inoltre, la notte dell'Epifania era considerata una notte magica: si diceva che gli animali parlassero nelle stalle e nei boschi.
«La notte di Befana nella stalla parla l'asino, il bove e la cavalla»; «La notte di Pasquetta parla il chiù con la civetta», affermano due proverbi, il secondo intendendo Pasquetta per Epifania perché un tempo si chiamava «pasqua» o «pasquetta» qualsiasi festa religiosa solenne. 
In Toscana si tramandano anche le parole che si scambiano i buoi:

«Biancone!»
«Nerone!»
«Te l'ha data ricca cena il tuo padrone?»
«No, non me l'ha data.»
«Tiragli una cornata!»

Per questo motivo si dice che alla vigilia dell'Epifania i contadini governassero senza risparmio le loro bestie per evitare che nella magica notte parlassero male del padrone o del loro custode.

Festeggiamenti e tradizioni dell'Epifania:

L'Epifania è celebrata in Italia con tante feste e usanze che ne riflettono i vari aspetti. 
Una di queste è il rito della Stella che si svolge a Sabbio Chiese in provincia di Brescia. A tarda sera, un coro di giovani esegue il «canto della Stella». Un cantore regge una stella di carta a cinque punte illuminata all'interno, che talvolta può contenere un piccolo presepe di carta. In passato i tre cantori principali interpretavano la parte dei Re Magi e si travestivano con mantelli dorati e corone di cartone. Il coro di giovani passa per le vie del paese, sostando sulla porta di ogni casa e rievocando la nascita di Gesù tra il bue e l'asinello, la venuta dei Magi guidati dalla stella, e i loro doni. 
Al termine della canzone i giovani raccolgono soldi e doni in natura, che servono poi per la cena in comune a tarda notte a base di polenta taragna. 
A Rivisondoli, in provincia dell'Aquila, si celebra invece un presepe vivente. Tutta la popolazione rivive la scena tradizionale: i pastori, che giungono dai monti vicini, le donne in costume e i Re Magi sono gli attori dello spettacolo. In una capanna Maria e Giuseppe, interpretati da due abitanti del paese, coccolano un bambino che, secondo l'usanza, è l'ultimo nato di Rivisondoli. 
A Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo, l'Epifania non rievoca l'arrivo dei Magi ma, come per tutti i cristiani di rito orientale, il battesimo del Cristo nel Giordano. 
Vi sono anche in Italia due usanze che sembrano collegarsi a tradizioni precristiane. Prima che si affermasse la tradizione dei regali natalizi ai bambini, ai quali si diceva che li aveva portati Gesù, erano i Re Magi ad avere questa funzione all'Epifania, in ricordo dei tre doni offerti al Bambino. Ancora oggi in Spagna è l'Epifania il giorno dei regali.
Ci sono poi i riti legati al fuoco. A Goito, in provincia di Mantova, si accende il boriello, ovvero un grande falò. La catasta di legna è preparata con i rovi e i frutti dell'ippocastano, che scoppiettano al fuoco come petardi, e paglia. Il mucchio può raggiungere anche sei o sette metri e deve avere forma conica. Su di esso si sistema un pupazzo, detto la vecia o la stria, che rappresenta la Befana. 
Anche in Veneto la notte tra il 5 e il 6 gennaio si brucia la Befana, bevendo il vin brulè , mangiando la pinza, e cantando al filastrocca per eccellenza: 

"La Befana vien di notte 
con le scarpe tutte rotte 
con le toppe alla sottana: 
Viva, viva la Befana! "

Secondo la tradizione popolare, il vento che trasporta con sé il fumo e le faville del falò indicherà come sarà il nuovo anno appena iniziato. È conoscenza popolare che il garbìn, vento vorticoso con direzione sud-ovest, annuncia la pioggia, essenziale per preparare i campi al prossimo raccolto, mentre il vento fùrlan, da nord-est, porta tempo asciutto, il terreno sarà quindi arido e porterà scarse messi. 
Nelle campagne si usava anche prevedere la raccolta delle messi annuali, osservando il comportamento del tempo nei dodici giorni che intercorrono tra Natale e l'Epifania. Nella serata precedente la festa, le ragazze auspicavano un possibile matrimonio durante l’anno: si gettavano foglie d’ulivo sulla brace, se la foglia scoppiava saltando, l’evento sarebbe accaduto, se bruciava soltanto, senza scoppiettìo, sarebbero rimaste le speranze.
Anche il Friuli il fuoco, dal mare alle montagne, la fa da protagonista. Alla vigilia dell'Epifania sulle alture vengono accesi i pignarul, falò propiziatori. Anche qui in base alla direzione dei fumi si possono trarre previsioni per l'anno appena nato. In alcuni paesi i ragazzi lanciano dalle cime delle alture delle rotelle di legno infuocate. Ad accompagnare il volo ci sono delle frasi di buon auspicio, legate soprattutto all'amore.
A un simbolismo diverso si riallaccia un'altra usanza diffusa in varie nazioni europee fino a qualche decennio fa e ora in via di estinzione: si eleggeva il giorno dell'Epifania un Re della Fava, così chiamato perché aveva trovato una fava nascosta nella torta tipica di questa festa, detta in Francia Galette des Rois e sormontata da una coroncina di cartone. A sua volta il Re nominava una Regina gettando la fava nel bicchiere della donna prescelta. 
Secondo un'antica tradizione, la fava sarebbe il simbolo dell'infinito ciclo di vita e di morte dell'esistenza. La fava nasce, come l'uomo e con l'uomo, nella putrefazione, rappresenta dunque la morte e la rinascita necessaria. Mangiare le fave significa dividere il cibo con i morti, è uno dei mezzi per riconoscere le forze della materia.

Come festeggiate voi l'Epifania? Quale tradizione si tramanda nei vostri luoghi d'origine? Se volete condividerle con me, lasciatemi un commento, sono curiosa =)

Fonti:
- "Calendario", Alfredo Cattabiani
- http://wellthiness.wordpress.com/2012/01/06/epifania-dai-magi-alla-befana-leggende-storia-e-tradizioni/
- http://venetoedintorni.it/blog-cultura-tradizione-veneto/53_Falo-tradizione-e-origine-dell-epifania-o-befana.html
- http://www.mondodelgusto.it/2006/12/27/i-pignarui-dell-epifania--i-grandi-falo-di-origini-pagane/

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